lattanzio cavour roma occupazioni

Almeno sette scuole occupate tra Roma, Torino e Napoli dal 5 al 7 ottobre, e altrettante coinvolte in forme di protesta che vanno dai picchetti alle assemblee straordinarie, fino alle autogestioni.

A poche settimane dall'inizio dell'anno scolastico 2026/27, torna a farsi sentire la mobilitazione degli studenti, con lezioni interrotte, attività sospese e istituti trasformati in luoghi di confronto e contestazione.

Un fenomeno che potrebbe allargarsi anche ad altre città e che riporta al centro una domanda destinata ad accompagnare ogni stagione di proteste studentesche: occupare una scuola è legale?

E soprattutto, cosa rischiano gli studenti che partecipano? Si può essere sospesi o denunciati anche quando non viene provocato alcun danno? E chi è chiamato a rispondere se, durante l'occupazione, vengono danneggiati arredi, laboratori o attrezzature?

Facciamo il punto sulle scuole coinvolte e sulle regole che disciplinano le occupazioni, per capire quali conseguenze possono esserci sul piano scolastico e legale.

@niko270612

solo perchè siamo piu piccoli non significa che non possiamo lottare per i nostri diritti.#foisofoiscsgliari#protesta#studenti

suono originale - Giovani Fuoriklasse

Indice

  1. Occupazioni scolastiche, le proteste di ottobre 2026: la situazione
  2. Le 5 principali ragioni delle occupazioni
    1. 1. Contrarietà al tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi
    2. 2. Edifici scolastici in cattive condizioni
    3. 3. Contrarietà a una scuola considerata troppo repressiva
    4. 4. Opposizione alla guerra e richiesta di maggiori fondi per l'istruzione
    5. 5. Contrarietà alla costruzione dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR)
  3. Occupare una scuola è legale oppure è un reato?
  4. Se gli studenti occupano la scuola senza provocare danni, cosa rischiano?
  5. Cosa succede se durante un'occupazione vengono provocati danni?
  6. Si può essere sospesi per aver partecipato a un'occupazione?
  7. Un'occupazione può influire sul voto di condotta o sulla promozione?
  8. E se la scuola viene occupata ma nessuno impedisce agli altri di entrare?
  9. Durante l'occupazione le assenze vengono conteggiate?
  10. Occupazione, autogestione e assemblea: quali sono le differenze?
  11. Occupazioni scolastiche: protestare è un diritto, ma le modalità contano

Occupazioni scolastiche, le proteste di ottobre 2026: la situazione

Secondo le segnalazioni raccolte fino al 7 ottobre, sono almeno sette gli istituti interessati da iniziative di occupazione tra Roma, Torino e Napoli.

Un bilancio provvisorio, che fotografa le mobilitazioni annunciate nei giorni precedenti e non equivale necessariamente al numero di edifici ancora occupati nella mattinata dell'8 ottobre.

A Roma, le segnalazioni riguardano il liceo Cavour, dove la protesta sarebbe iniziata il 6 ottobre, l'IIS Di Vittorio-Lattanzio e il liceo scientifico Tullio Levi-Civita, coinvolti nelle mobilitazioni del 7 ottobre.

Anche a Torino sono state riportate occupazioni in diversi istituti: il liceo Regina Margherita e l'IIS Carlo Ignazio Giulio dal 5 ottobre, seguiti dall'IIS Sella Aalto Lagrange il giorno successivo.

Negli stessi giorni Napoli, invece, la protesta è andata in scena al liceo Tito Lucrezio Caro. Il quadro delle mobilitazioni comprende anche altre iniziative, dai picchetti alle assemblee straordinarie, fino alle autogestioni.

Forme di protesta differenti che, pur interrompendo o modificando il normale svolgimento delle lezioni, non devono essere confuse automaticamente con una vera e propria occupazione.

Le 5 principali ragioni delle occupazioni

1. Contrarietà al tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi

È una delle principali rivendicazioni che accomuna le mobilitazioni di Roma, Torino e Napoli. Gli studenti contestano la proposta di limitare al 30% la presenza di alunni stranieri nelle classi, giudicandola discriminatoria e contraria a un modello di scuola multiculturale e inclusiva.

2. Edifici scolastici in cattive condizioni

Gli studenti denunciano problemi di edilizia scolastica, dalle infiltrazioni ai soffitti danneggiati, fino a laboratori inutilizzabili.

A Torino, nell'istituto Sella Aalto Lagrange, gli occupanti sostengono che la scuola sia un cantiere da dieci anni e chiedono interventi e scadenze precise per la messa in sicurezza. Al Tullio Levi Civita di Roma, invece, viene denunciata la persistente inagibilità del quinto piano.

3. Contrarietà a una scuola considerata troppo repressiva

Diversi collettivi contestano quello che definiscono un modello di scuola-caserma, caratterizzato da regole disciplinari rigide e limitazioni alla partecipazione studentesca.

Al liceo Cavour di Roma, per esempio, l'occupazione è stata motivata anche dalle sanzioni e dagli interventi delle forze dell'ordine che, secondo il collettivo Osa, avrebbero seguito alcune iniziative di protesta.

Al Regina Margherita di Torino gli studenti contestano inoltre le limitazioni al numero di ingressi in ritardo e uscite anticipate.

4. Opposizione alla guerra e richiesta di maggiori fondi per l'istruzione

A Torino, gli studenti dei collettivi coinvolti nelle occupazioni hanno espresso posizioni contrarie alla guerra e alle spese militari, chiedendo di destinare maggiori risorse alla scuola.

La mobilitazione comprende anche iniziative di solidarietà con la Palestina e critiche alle politiche governative in materia di sicurezza e ordine pubblico.

5. Contrarietà alla costruzione dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR)

È una delle motivazioni centrali dell'occupazione del liceo Tito Lucrezio Caro di Napoli, iniziata il 7 ottobre.

Gli studenti del Collettivo Settimo e del Coordinamento Kaos protestano contro il progetto di un CPR a Castel Volturno, in provincia di Caserta, sostenendo che le risorse previste dovrebbero essere investite nei servizi pubblici e nelle infrastrutture.

Il collettivo ha anche annunciato la partecipazione alla manifestazione prevista per il 24 ottobre contro la costruzione del centro.

Al di là dei singoli istituti, il ritorno delle occupazioni riporta al centro una questione che riguarda ogni anno migliaia di studenti: quali sono i confini del diritto di protesta all'interno della scuola e quali conseguenze possono derivare dalla decisione di occupare un edificio scolastico?

Occupare una scuola è legale oppure è un reato?

La risposta richiede qualche distinzione. La Costituzione italiana tutela la libertà di espressione e il diritto di riunione, ma questi diritti non autorizzano automaticamente a occupare un edificio scolastico impedendone il normale utilizzo.

L'occupazione non è una forma di protesta espressamente riconosciuta e regolamentata come lo sono, per esempio, le assemblee studentesche. Questo, però, non significa che ogni occupazione costituisca necessariamente un reato.

Uno dei principali riferimenti è l'articolo 633 del Codice penale, che disciplina l'invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati. Nel caso delle scuole, tuttavia, la questione è più complessa, perché gli studenti hanno già un legittimo diritto di accesso all'istituto che frequentano.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1044 del 2000, ha infatti escluso che una determinata occupazione dimostrativa realizzata dagli studenti della scuola integrasse il reato di invasione di edificio. Questo orientamento non costituisce però un'autorizzazione generale a occupare qualsiasi istituto.

Per valutare le eventuali responsabilità contano le circostanze concrete: le modalità della protesta, l'eventuale uso della forza, l'impedimento dell'accesso ad altre persone e i comportamenti tenuti durante l'occupazione.

In sostanza, partecipare a un'occupazione non comporta automaticamente una condanna penale, ma non mette nemmeno al riparo da possibili conseguenze.

@racheleangionii_

artistico core #xte #foisofois #artistico #proteste #sciopero

sonido original - Andrew

Se gli studenti occupano la scuola senza provocare danni, cosa rischiano?

È una delle domande più frequenti, soprattutto quando l'occupazione viene organizzata con l'intenzione di mantenere puliti gli ambienti, rispettare le attrezzature e restituire l'edificio nelle stesse condizioni in cui è stato trovato.

Non provocare danni è certamente un elemento importante, ma non basta da solo a escludere qualsiasi responsabilità.

Se, per esempio, un gruppo di studenti organizza attività, dibattiti e assemblee senza danneggiare nulla, bisogna comunque valutare se abbia impedito ad altri di entrare, se siano stati violati i regolamenti scolastici o se siano stati commessi altri comportamenti illeciti.

In assenza di reati, possono comunque esserci conseguenze sul piano disciplinare.

Lo Statuto delle studentesse e degli studenti, contenuto nel DPR 249/1998 e successivamente modificato, stabilisce che gli studenti devono rispettare le disposizioni organizzative e di sicurezza dell'istituto.

La scuola può quindi valutare eventuali provvedimenti nei confronti di chi abbia violato tali regole, anche se non sono stati registrati danni materiali.

Questo non significa, però, che tutti gli studenti presenti possano essere puniti indistintamente. La responsabilità disciplinare è personale e ogni provvedimento deve basarsi sui comportamenti effettivamente contestati.

Cosa succede se durante un'occupazione vengono provocati danni?

La situazione cambia quando, durante la protesta, vengono danneggiati banchi, sedie, porte, finestre, computer, laboratori o altre attrezzature.

In questi casi può entrare in gioco il reato di danneggiamento, disciplinato dall'articolo 635 del Codice penale. La norma prevede una tutela specifica anche per gli edifici pubblici o destinati a uso pubblico.

Oltre alle possibili conseguenze penali, può sorgere l'obbligo di risarcire i danni.

Ma attenzione: il fatto che un danno sia avvenuto durante un'occupazione non significa che tutti gli studenti che hanno partecipato debbano automaticamente pagare.

È necessario accertare chi abbia materialmente provocato il danno o chi ne sia giuridicamente responsabile.

Anche la posizione dei minorenni richiede una valutazione specifica. In determinate circostanze, infatti, i genitori possono essere chiamati a rispondere civilmente dei danni causati dai figli, secondo le regole previste dal Codice civile.

L'eventuale responsabilità penale, invece, rimane personale e segue regole differenti per i minorenni e per i maggiorenni.

Si può essere sospesi per aver partecipato a un'occupazione?

Sì, una sospensione è possibile, ma non può essere automatica o collettiva soltanto perché uno studente ha partecipato a una protesta.

Lo Statuto delle studentesse e degli studenti prevede che le sanzioni siano proporzionate alla gravità delle infrazioni e che lo studente abbia la possibilità di spiegare le proprie ragioni.

Le regole sono state inoltre aggiornate dal DPR 134/2025, che ha modificato il sistema delle sanzioni disciplinari.

In particolare, per i provvedimenti di allontanamento dalle lezioni fino a due giorni sono previste attività di approfondimento sulle conseguenze dei comportamenti contestati, svolte all'interno della scuola.

Quando invece l'allontanamento dura da tre a quindici giorni, sono previste attività di cittadinanza attiva e solidale, secondo le modalità stabilite dalla normativa. La sospensione, dunque, non equivale necessariamente a qualche giorno da trascorrere a casa.

Le sanzioni più gravi, compresi gli allontanamenti superiori a quindici giorni nei casi previsti dalla legge, seguono procedure e competenze specifiche. In ogni caso, la scuola non può punire la semplice espressione pacifica delle opinioni degli studenti.

@mnk4589

il grande majorana che va sulla rai e chiama valditara

suono originale - Giovani Fuoriklasse

Un'occupazione può influire sul voto di condotta o sulla promozione?

Le eventuali infrazioni commesse durante un'occupazione possono avere conseguenze anche sul voto di comportamento.

Le norme aggiornate nel 2025 prevedono infatti che le infrazioni disciplinari possano incidere sulla valutazione della condotta, mentre non devono essere utilizzate per abbassare arbitrariamente i voti nelle singole materie. Il peso delle conseguenze dipende comunque dalla gravità dei fatti accertati.

Per gli studenti delle scuole superiori, un voto di comportamento inferiore a sei decimi nella valutazione finale comporta la non ammissione alla classe successiva o all'esame di Stato.

Con sei decimi, invece, sono previste specifiche misure di recupero legate alla cittadinanza attiva e solidale.

Questo non significa che chi partecipa a un'occupazione rischi automaticamente la bocciatura. Le conseguenze dipendono dalle condotte contestate, dalle valutazioni degli organi scolastici competenti e dalle garanzie previste dalla normativa.

E se la scuola viene occupata ma nessuno impedisce agli altri di entrare?

Un conto è organizzare una mobilitazione che consente comunque l'accesso a studenti, docenti e personale scolastico. Un altro è bloccare fisicamente gli ingressi, impedire lo svolgimento delle lezioni o costringere altre persone a rinunciare alle proprie attività.

In quest'ultimo caso possono emergere ulteriori responsabilità, a seconda delle modalità e dei comportamenti concretamente accertati. Per esempio, l'uso di minacce o violenza per impedire a qualcuno di entrare o uscire potrebbe integrare specifiche fattispecie di reato.

Anche per questo non tutte le occupazioni possono essere considerate equivalenti dal punto di vista giuridico.

Durante l'occupazione le assenze vengono conteggiate?

Non esiste una regola secondo cui tutti i giorni di occupazione vengono automaticamente cancellati dal registro elettronico. La gestione delle presenze dipende anche dalla concreta organizzazione delle attività scolastiche e dalle decisioni assunte dall'istituto.

Se le lezioni sono regolarmente previste e uno studente decide di non frequentarle, può risultare assente. Se invece le attività sono sospese o riorganizzate dalla scuola, la situazione deve essere valutata diversamente.

Bisogna inoltre ricordare che, per la validità dell'anno scolastico nella scuola secondaria, è generalmente richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato, salvo le deroghe previste.

Dunque, partecipare a un'occupazione non garantisce automaticamente che le assenze vengano giustificate o eliminate.

Occupazione, autogestione e assemblea: quali sono le differenze?

Spesso vengono utilizzati come sinonimi, ma indicano situazioni differenti.

  • L'occupazione avviene quando gli studenti assumono di fatto il controllo degli spazi scolastici, modificandone o impedendone il normale utilizzo, generalmente senza l'autorizzazione della dirigenza.

  • L'autogestione consiste invece nell'organizzazione di attività alternative alle lezioni tradizionali, come incontri, dibattiti e laboratori. Può svolgersi attraverso accordi con la scuola, ma il termine da solo non garantisce che l'iniziativa sia autorizzata.

  • Le assemblee studentesche, infine, sono espressamente previste dalla normativa scolastica e rappresentano uno strumento riconosciuto di partecipazione, nel rispetto delle regole e delle procedure stabilite.

La differenza principale riguarda quindi le modalità con cui viene esercitata la protesta e il rapporto con l'organizzazione dell'istituto.

Occupazioni scolastiche: protestare è un diritto, ma le modalità contano

Il ritorno delle occupazioni nei primi giorni di ottobre riapre un confronto che accompagna da decenni la scuola italiana.

Gli studenti hanno diritto di esprimere le proprie opinioni, organizzarsi e manifestare il proprio dissenso. Allo stesso tempo, il diritto allo studio riguarda anche chi vorrebbe continuare a frequentare regolarmente le lezioni.

Sul piano giuridico, ciò che conta è soprattutto come viene realizzata la protesta: se vengono rispettate le persone e le strutture, se l'accesso viene impedito, se si verificano episodi di violenza e se vengono violate disposizioni disciplinari.

E soprattutto, l'assenza di danni non rende automaticamente lecita un'occupazione, così come la semplice partecipazione a una protesta non rende automaticamente uno studente responsabile di un reato.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
Vorremmo pagare di più i medici: la proposta di Rocca, Presidente della Regione Lazio

Intervista con Francesco Rocca: il direttore Daniele Grassucci dialoga con Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, per spiegare il ruolo concreto della Regione nella vita quotidiana di studen…

Guarda il video