Illustrazione di studenti davanti a una scuola con striscioni, durante una protesta per le occupazioni scuole

A Roma i collettivi studenteschi si ritrovano oggi, martedì 6 ottobre, per organizzare nuove forme di protesta nelle scuole superiori della Capitale. Il collettivo Osa lancia la parola d'ordine "Un'occupazione in ogni scuola", sulla scia delle mobilitazioni che da giorni agitano la Francia. Le prossime settimane si annunciano cariche di assemblee, picchetti e possibili occupazioni. Lo fa sapere Roma Today.

Non è un episodio isolato. Ieri, lunedì 5 ottobre, l'occupazione del liceo Regina Margherita di Torino ha aperto la stagione delle proteste, e diversi istituti romani si muovono ormai da giorni tra assemblee e primi segnali di mobilitazione permanente.

Cresce, in parallelo, la preoccupazione dei dirigenti scolastici della città, che temono per la tenuta della didattica e per le condizioni degli edifici nei prossimi mesi.

Indice

  1. Osa lancia la mobilitazione: "Un'occupazione in ogni scuola"
  2. Cinque licei romani in piazza per l'assemblea pubblica
  3. Classi sovraffollate e scuole fatiscenti: le ragioni della protesta
  4. I presidi tra preoccupazione e richiesta di aiuto

Osa lancia la mobilitazione: "Un'occupazione in ogni scuola"

Il collettivo Osa ha lanciato a livello nazionale la parola d'ordine "Un'occupazione in ogni scuola", chiedendo agli studenti di "fare come in Francia". La mobilitazione viene definita "immediata e permanente": "Agitiamo, scioperiamo, accendiamo le scuole, contro questo presente di miseria", si legge nel messaggio del collettivo, che invita a "costruire assemblee e mobilitazioni locali per dare un segnale di risposta al Governo Meloni che ci vuole divisi e impauriti".

La prima città a rispondere è stata Torino, dove ieri è scattata l'occupazione del liceo Regina Margherita. Nei prossimi giorni, secondo gli attivisti, si tratta solo del primo passo di una stagione di mobilitazione destinata ad allargarsi.

Cinque licei romani in piazza per l'assemblea pubblica

A Roma l'appuntamento è stato oggi alle 10.30, in piazza dell'Immacolata, dove si sarebbero ritrovati i collettivi di cinque licei: Cavour, Orazio, Giulio Cesare, Avogadro e Montessori. Negli istituti che partecipano all'iniziativa, prima dell'assemblea pubblica si terranno picchetti con striscioni e megafoni.

La data non è casuale: è lo stesso giorno di una nuova giornata di mobilitazione nazionale in Francia, e gli studenti romani ragionano su come portare la protesta anche nella Capitale.

Fermento anche al liceo artistico Enzo Rossi, in via del Frantoio, dove oggi dopo le lezioni è previsto il collettivo "Occupiamoci della scuola". Non è escluso che dall'incontro possano seguire forme di protesta, tra cui l'occupazione dell'istituto.

Classi sovraffollate e scuole fatiscenti: le ragioni della protesta

Gli studenti collegano le mobilitazioni francesi a problemi che vivono ogni giorno anche in Italia: "classi sovraffollate, spesso con docenti precari, in edifici fatiscenti e definanziati", si legge nell'appello diffuso in vista dell'assemblea. A questi temi si aggiungono razzismo, guerra e imperialismo, indicati da Osa tra i punti centrali della protesta.

"Come studenti e studentesse, in questo momento non possiamo non essere al centro del dibattito e portare le nostre istanze a chi ci sta rubando il futuro, ma soprattutto il presente", si legge ancora nell'appello. "Serve riaccendere la scintilla nelle scuole, come abbiamo fatto esattamente un anno fa per il genocidio in Palestina. Serve tornare a bloccare la città, come ci hanno insegnato le compagne e i compagni francesi".

La Rete degli studenti medi del Lazio ha inoltre già annunciato due giornate di mobilitazione nelle piazze e nelle scuole, oltre alle iniziative di oggi: il 17 ottobre e il 20 novembre.

I presidi tra preoccupazione e richiesta di aiuto

Oggi i dirigenti scolastici guardano con preoccupazione al ripetersi del rito. Temono le conseguenze sulla didattica e i danni agli istituti, difficili da riparare con risorse economiche sempre più limitate.

A lanciare l'allarme, già a inizio anno scolastico, era stato Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale presidi di Roma, come si legge su Roma Today: "Si tratta di un rito stanco e violento a cui guardiamo con preoccupazione, perché interrompe la didattica e lascia spesso le scuole in condizioni disastrose". Rusconi ha chiesto un intervento concreto delle istituzioni: "Per combatterlo in maniera incisiva servirebbe un intervento concreto delle istituzioni. Non si possono lasciare i presidi da soli".

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.

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