Aula scolastica con banchi

Niente più classi con la presenza maggioritaria di studenti stranieri e stop totale a burqa e niqab tra i banchi. 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal palco della festa di Gioventù Nazionale "Fenix" del 20 settembre, ha annunciato un imminente provvedimento in Consiglio dei Ministri destinato a rivoluzionare la scuola italiana. La misura fisserà per legge un limite massimo del 30% di alunni stranieri per classe, introdurrà il divieto di coprirsi il volto con il velo integrale e prevederà l'obbligo di apprendimento della lingua italiana per i genitori dei ragazzi con gravi difficoltà di inserimento.

Indice

  1. Tetto del 30% di stranieri nelle classi: la nuova norma annunciata da Meloni
  2. Stop a burqa e niqab a scuola: "La parità tra uomo e donna non è negoziabile"
  3. Le perplessità dei presidi e i nodi della geografia scolastica
  4. Voto di condotta, università e lo scontro politico con il PD

Tetto del 30% di stranieri nelle classi: la nuova norma annunciata da Meloni

Il cuore dell'intervento di Giorgia Meloni riguarda la composizione delle classi scolastiche. La premier ha ribadito la volontà di impedire che gli studenti italiani si ritrovino a essere una minoranza nelle proprie aule. Il piano del governo punta a fissare per legge un limite massimo del 30% di alunni stranieri per ogni classe.

Un’indicazione simile era già prevista da una circolare del 2010 dell'allora ministra Mariastella Gelmini, la quale stabiliva la medesima soglia ma solo "di norma", lasciando spazio a deroghe legate all'ubicazione territoriale degli istituti. La trasformazione di questo indirizzo in una legge formale segna una stretta voluta dal governo.

Sebbene i dettagli operativi saranno definiti con l'emanazione del decreto, le anticipazioni indicano che dal conteggio del tetto saranno esclusi gli studenti con passaporto UE e i nati in Italia di seconda generazione che possiedono una buona conoscenza della lingua italiana. 

Il provvedimento introdurrà inoltre un vincolo per le famiglie: i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento avranno l'obbligo di imparare l'italiano, per favorire l'integrazione partendo dalle mura domestiche.

Stop a burqa e niqab a scuola: "La parità tra uomo e donna non è negoziabile"

Oltre ai tetti numerici, Meloni ha annunciato una stretta sull'abbigliamento religioso integrale negli istituti, imponendo il divieto di indossare burqa e niqab a scuola.

"A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi", ha dichiarato la premier, ribadendo che la parità tra uomo e donna non è negoziabile

La misura riguarda specificamente il burqa (che copre interamente il corpo con una grata all'altezza degli occhi) e il niqab (che lascia scoperta solo una fessura per gli occhi), indumenti molto diversi dal comune hijab e statisticamente poco diffusi in Italia, ma ritenuti dal governo un simbolo incompatibile con i valori scolastici.

Le perplessità dei presidi e i nodi della geografia scolastica

L'annuncio ha riaperto il confronto sull'impatto reale della misura. Dal punto di vista didattico, il presidente dell'Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, ha definito la ratio del limite "fondata e condivisibile", sollevando però dubbi sulla fattibilità pratica, specialmente nelle scuole dell'infanzia e primarie dei quartieri ad alta densità migratoria.

In Italia si contano 930 mila alunni senza cittadinanza italiana (l'11,6% del totale), ma quasi due terzi di essi (65,2%, pari a oltre 607 mila) sono nati in Italia. Più di un quarto degli studenti stranieri si concentra in Lombardia (236 mila, guidata da Milano con 79 mila), seguita da Emilia-Romagna (112.839), Veneto, Lazio e Piemonte. 

Per evitare la formazione di "scuole ghetto", il ministro Valditara ha spiegato che gli uffici scolastici territoriali e gli enti locali dovranno coordinarsi per distribuire gli studenti nelle scuole di vicinato, senza costringere i ragazzi a spostamenti improponibili.

Voto di condotta, università e lo scontro politico con il PD

Nel suo discorso, la premier ha difeso il modello di scuola fondato sul merito e sul rispetto delle regole, ricordando il ripristino del valore del voto di condotta, che torna a far media e a determinare la promozione o la bocciatura.

L'evento ha visto anche un botta e risposta politico: Meloni ha punzecchiato la segretaria del PD Elly Schlein sui finanziamenti universitari, sostenendo di aver portato il fondo di finanziamento ordinario al livello più alto di sempre. La replica di Elly Schlein è stata immediata: la segretaria dem ha contestato la ricostruzione del governo, affermando che la spesa sull'università rispetto al PIL è calata a causa dell'inflazione e accusando l'esecutivo di nascondere i propri fallimenti su sanità, salari e costo della vita, sollecitando la premier a chiarire la data delle prossime elezioni politiche.

 

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