banchi scuola

Un test d’italiano prima di fare i conti con il famoso “30%”, più docenti dove la presenza di studenti appena arrivati è maggiore, corsi linguistici destinati anche ad alcuni genitori e il divieto di entrare a scuola con il volto completamente coperto da burqa o niqab.

Il nuovo Decreto Scuola, atteso oggi, 24 settembre, nel Consiglio dei ministri delle 16:30, contiene molto più del discusso limite agli alunni stranieri nelle classi.

Il provvedimento annunciato dal Governo interviene infatti su più fronti, dall’integrazione linguistica al funzionamento degli istituti, con misure pensate per incidere già sull’anno scolastico 2026/27.

Il primo chiarimento è però fondamentale: il tetto annunciato non dovrebbe riguardare indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza straniera.

Secondo quanto anticipato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il criterio previsto sarebbe essenzialmente linguistico e punterebbe soprattutto sugli alunni che non possiedono ancora un’adeguata conoscenza dell’italiano.

Vediamo allora quali sono le principali novità annunciate e come dovrebbero funzionare.

Indice

  1. Meno di mille classi sarebbero interessate dal nuovo limite
  2. Le classi già formate non dovrebbero essere smembrate
  3. Più docenti e fondi per imparare l’italiano
  4. Corsi di italiano anche per alcuni genitori
  5. Stop a burqa e niqab all’interno delle scuole
  6. Tecnici e professionali potrebbero cambiare nome
  7. Risorse per segreterie, tutor e orientatori
  8. Quando entreranno in vigore le nuove regole

Meno di mille classi sarebbero interessate dal nuovo limite

Valditara ha indicato in meno di mille le classi potenzialmente interessate dalla nuova disciplina, concentrate soprattutto nelle aree del Nord e a Roma. Orizzonte Scuola riporta che, applicando le esclusioni previste, la misura riguarderebbe una quota molto limitata della popolazione scolastica complessiva.

I dati storici aiutano a capire la differenza. Nell’anno scolastico 2022/23 gli alunni con cittadinanza non italiana erano circa 914.860, pari all’11,2% degli studenti, ma una parte maggioritaria era costituita da ragazzi nati in Italia.

Le classi con oltre il 30% di alunni senza cittadinanza italiana rappresentavano il 7,6% del totale; applicando invece criteri legati alla recente immigrazione e alla conoscenza linguistica, la platea si riduce drasticamente.

Le classi già formate non dovrebbero essere smembrate

Una delle domande immediate riguarda le classi che hanno già iniziato le lezioni: cosa succederebbe se superassero il nuovo limite?

Secondo le indicazioni fornite dal ministro, non è previsto lo smembramento delle classi già costituite. Per l’anno scolastico 2026/27 il meccanismo dovrebbe quindi riguardare soprattutto i nuovi studenti che arriveranno o si iscriveranno durante l’anno.

La gestione verrebbe affidata agli Uffici scolastici territoriali, chiamati a coordinarsi con i dirigenti per distribuire gli studenti tra gli istituti di prossimità ed evitare concentrazioni superiori alla soglia prevista.

Ma non sempre spostare un alunno da una scuola all’altra sarà possibile. In territori dove le distanze o l’assenza di istituti alternativi rendessero impraticabile la redistribuzione, il decreto dovrebbe consentire delle deroghe, accompagnandole però con un rafforzamento dell’insegnamento dell’italiano.

Più docenti e fondi per imparare l’italiano

Il tetto del 30% sarebbe soltanto una parte del sistema. Nelle classi dove la presenza di studenti di recente immigrazione supera determinate soglie o dove emergono competenze linguistiche insufficienti, il piano prevede infatti anche un potenziamento dell’italiano come seconda lingua.

Secondo le anticipazioni, superata una soglia del 20% di studenti di recente immigrazione scatterebbe il supporto di personale dedicato; qualora si superasse anche il 30% e non fosse possibile redistribuire gli alunni, sarebbero previsti interventi linguistici aggiuntivi.

Il provvedimento dovrebbe mettere sul piatto circa 14 milioni di euro per specifiche attività di rafforzamento della lingua italiana.

L’impianto si collega agli interventi già avviati nel 2025/26, con circa un migliaio di docenti destinati prevalentemente alle scuole del primo ciclo per sostenere gli studenti neoarrivati nell’apprendimento dell’italiano.

Corsi di italiano anche per alcuni genitori

L’integrazione linguistica non dovrebbe fermarsi all’interno della classe. Un’altra misura annunciata riguarda infatti i genitori degli alunni che presentano difficoltà scolastiche collegate alla barriera linguistica presente in famiglia.

In questi casi sarebbero previsti corsi obbligatori di italiano rivolti anche agli adulti.

La logica illustrata dal ministro è creare maggiore continuità tra ciò che lo studente apprende a scuola e l’ambiente familiare, oltre a facilitare il dialogo tra genitori e istituto.

Restano però da verificare nel testo definitivo del decreto le modalità concrete con cui l’obbligo verrà organizzato, quali famiglie coinvolgerà esattamente e quali conseguenze saranno previste in caso di mancata partecipazione.

Stop a burqa e niqab all’interno delle scuole

Altro capitolo del pacchetto riguarda l’abbigliamento che copre integralmente il volto. Il decreto dovrebbe introdurre espressamente nelle scuole il divieto di burqa e niqab. Il Governo collega la misura sia alla possibilità di identificare chi si trova all’interno degli istituti sia al tema della parità tra uomini e donne.

Il provvedimento annunciato non riguarderebbe invece lo hijab, che copre capelli e collo ma lascia scoperto il volto.

Si tratta di una distinzione importante, perché nel dibattito i diversi tipi di velo vengono spesso indicati indistintamente, pur avendo caratteristiche molto differenti. Stando alle anticipazioni non osservare il divieto comporterà diversi sanzioni:

  • Sanzione amministrativa: da 200 a 1.000 euro per i trasgressori.

  • Minorenni: in caso di violazione commessa da un minore (salvo che il fatto costituisca reato), la sanzione finanziaria si applica anche a chi esercita la responsabilità genitoriale.

  • Competenze: l’accertamento dell’infrazione è in capo al dirigente scolastico, mentre l’irrogazione effettiva della sanzione spetta al Prefetto.

Tecnici e professionali potrebbero cambiare nome

Tra le anticipazioni sul Decreto Scuola ce n’è anche una che potrebbe incidere sull’identità stessa di una parte delle scuole superiori. Sul tavolo c’è infatti la possibilità di cambiare la denominazione degli istituti tecnici e professionali, facendoli rientrare nell’utilizzo del termine “licei”.

Su questo punto, però, serve particolare cautela: la stessa fonte segnala che la misura è stata discussa ma non è ancora certo che compaia nel provvedimento definitivo.

La questione non sarebbe soltanto nominale. L’obiettivo dichiarato sarebbe intervenire anche sulla percezione dei percorsi tecnici e professionali, spesso considerati – a torto o a ragione – meno prestigiosi rispetto ai licei tradizionali.

Per sapere se l’ipotesi diventerà effettivamente una norma bisognerà quindi aspettare il testo approvato dal Consiglio dei ministri.

Risorse per segreterie, tutor e orientatori

Il decreto non si occupa soltanto di integrazione. Tra le misure anticipate figurano anche oltre 150 milioni di euro destinati alle segreterie scolastiche, insieme alla proroga degli incarichi e dei compensi aggiuntivi legati alle figure di docente tutor e docente orientatore.

Si tratta di interventi che riguardano il funzionamento quotidiano degli istituti e l’organizzazione delle attività di orientamento introdotte negli ultimi anni.

Nel pacchetto all’esame del Governo rientrano inoltre misure legate al regolare avvio dell’anno scolastico 2026/27, agli obiettivi del PNRR affidati al Ministero dell’Istruzione e del Merito e al riordino della formazione superiore.

Quando entreranno in vigore le nuove regole

Il Governo ha scelto la strada del decreto-legge, proprio con l’intenzione dichiarata di rendere operative alcune disposizioni già durante l’anno scolastico in corso. Questo non significa, però, che l’iter termini con il Consiglio dei ministri.

Una volta emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto-legge entra in vigore secondo i tempi indicati nel testo, ma dovrà poi essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Durante l’esame parlamentare le disposizioni possono inoltre essere modificate.

Per conoscere definitivamente regole, eccezioni e tempi di applicazione bisognerà quindi fare riferimento al testo ufficiale del decreto.

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