
Il 21 settembre 2026 Sergio Mattarella è salito sul palco dell'Istituto Omnicomprensivo Sergio Marchionne di Amatrice per inaugurare l'anno scolastico 2026/2027. Davanti a studenti, insegnanti e al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il presidente ha scelto parole significative: la scuola deve restare aperta a tutti e aiutare a non creare ghetti.
La cerimonia si è tenuta ad Amatrice, il Comune reatino colpito dal terremoto, nel decimo anniversario del sisma del 2016. Da qui Mattarella ha definito la scuola la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati.
Il discorso arriva a poche ore da un annuncio destinato a far discutere: la proposta della premier Giorgia Meloni di introdurre un tetto agli studenti stranieri in classe. Un tema che attraversa l'intero intervento del capo dello Stato, insieme ai richiami all'articolo 34 della Costituzione e alle violenze contro i docenti registrate nelle ultime settimane.
Indice
Mattarella ad Amatrice: la scuola come argine ai ghetti
Sergio Mattarella ha scelto l'Istituto Omnicomprensivo Sergio Marchionne di Amatrice per inaugurare l'anno scolastico, nel decimo anniversario del terremoto del 2016. Da qui il presidente ha lanciato il passaggio più applaudito del suo discorso: la scuola deve restare aperta a tutti.
Per il capo dello Stato la scuola è "la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati". Una definizione che lega il presente dell'istruzione italiana al mandato costituzionale.
Mattarella ha richiamato infatti l'articolo 34 della Costituzione, secondo cui la scuola prepara tutti ed è aperta a tutti. Da questo principio, ha spiegato, discende il compito di stabilire legami, superare diffidenza e incomunicabilità, unire le comunità invece di lacerarle e produrre coesione sociale.
Il peso politico del discorso, dopo il tetto agli stranieri
Le parole di Mattarella arrivano a poche ore da un annuncio destinato a far discutere. Giorgia Meloni ha proposto di fissare un numero massimo di studenti stranieri per classe, accompagnato dal divieto di indossare il burqa nelle aule scolastiche.
Il presidente non ha mai citato direttamente la premier, ma il contesto ha reso ogni sua frase un commento indiretto a quella proposta. Ad ascoltarlo, seduto tra le autorità, c'era il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Proprio Valditara è intervenuto a sua volta sul tema dell'integrazione, insistendo sulla padronanza della lingua italiana: senza di essa, ha detto, "non c'è vera integrazione, non c'è successo scolastico e non c'è futuro all'interno della nostra società". Il ministro ha collegato il tema alla scuola dell'inclusione, citando i 56mila insegnanti di sostegno confermati per l'anno in corso su richiesta delle famiglie.
Violenza, bullismo e alleanza con i docenti
Il discorso di Mattarella non si è fermato all'integrazione. Il presidente ha condannato le aggressioni subite dagli insegnanti, citando l'aggressione a una professoressa da parte di un tredicenne a Roma.
Per Mattarella gli insegnanti "non devono essere lasciati soli dalla società", mentre "le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili". Un richiamo diretto a chi, tra genitori e istituzioni, dovrebbe sostenere il lavoro dei docenti invece di indebolirlo.
Il presidente ha citato anche il bullismo che colpisce i più deboli e ha definito "intollerabili" gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni delle ragazze. Ha inoltre accusato alcuni genitori di tradire l'alleanza fondamentale con gli insegnanti quando li minacciano o li aggrediscono, chiedendo un impegno rinnovato contro la dispersione scolastica e per un'etica condivisa nelle scuole italiane.