
Chi entra a scuola con il volto coperto da burqa o niqab rischia una sanzione economica. Lo prevede il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 25 settembre 2026, che fissa una multa da 200 a 1.000 euro per chi viola il divieto: se a farlo è un minorenne, a pagare sono i genitori.
La norma si inserisce nel più ampio decreto-scuola dedicato all'integrazione degli studenti stranieri, quello che introduce anche il tetto del 30% nelle classi. Ma sul capitolo burqa e niqab il testo entra nel dettaglio: chi controlla, chi sanziona e quali coperture del volto restano ammesse.
Vediamo che cosa cambia davvero per chi si presenta a scuola con il viso coperto, e quali sono le conseguenze pratiche per famiglie e istituti.
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Burqa e niqab vietati in classe
Il decreto vieta espressamente di frequentare la scuola indossando burqa o niqab, i due indumenti che coprono integralmente il volto. La misura vale per l'ingresso e la permanenza dentro l'istituto, non solo per l'aula.
Il divieto si estende anche alla mascherina chirurgica, se chi la indossa non è effettivamente malato. Il criterio, in entrambi i casi, è lo stesso: il volto deve restare riconoscibile per motivi di sicurezza e identificazione.
Il provvedimento non riguarda invece lo hijab, il velo che copre capelli e collo ma lascia scoperto il viso. In altre parole: solo la copertura totale del volto fa scattare il divieto.
Fino a 1.000 euro di multa, la pagano i genitori se il figlio è minorenne
Chi viola il divieto rischia una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro. È la stessa forbice prevista per altre infrazioni introdotte dal decreto, come quella sui corsi di italiano obbligatori.
Se la persona con il volto coperto è minorenne, la multa non colpisce lo studente ma viene applicata a chi esercita la responsabilità genitoriale. In pratica, sono i genitori a rispondere economicamente della scelta di mandare il figlio a scuola con il volto coperto.
Corsi d'italiano e tetto del 30% nelle classi: le altre misure del decreto
Il divieto su burqa e niqab è una delle misure del decreto-scuola, non l'unica. Il testo introduce anche un tetto del 30%: nelle classi, gli studenti senza cittadinanza italiana e senza un sufficiente background scolastico non potranno superare questa quota sul totale degli alunni.
Il limite dovrebbe entrare in vigore dall'anno scolastico 2027-28 e riguarderà le classi prime di elementari, medie e superiori. Dove non sarà possibile ridistribuire gli studenti per rispettare la soglia, il decreto prevede corsi di potenziamento della lingua italiana come misura alternativa.
Sul fronte famiglie, chi non conosce l'italiano e ha un figlio con difficoltà scolastiche legate proprio a questa barriera linguistica può essere obbligato a frequentare un corso gratuito di italiano. Anche qui, chi non partecipa rischia una sanzione da 200 a 1.000 euro, la stessa prevista per il divieto sul volto coperto.