hijab niqab burqa differenze

Hijab, niqab e burqa non sono sinonimi: cambiano le parti del corpo coperte e, soprattutto, il modo in cui viene lasciato visibile il volto.

Nel linguaggio comune finiscono spesso mescolati sotto l'etichetta generica di "velo islamico", ma la differenza tra i tre indumenti è sostanziale, tanto da avere conseguenze anche nel dibattito politico e legale.

Proprio in queste ore il tema è tornato al centro dell'attenzione anche in Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l'intenzione del governo di introdurre a scuola il divieto di burqa e niqab, sostenendo che negli istituti si debba andare “a viso scoperto”.

La misura non è ancora in vigore: il governo sta infatti lavorando a un disegno di legge che dovrebbe contenere il nuovo divieto. L'hijab, che lascia invece scoperto il volto, non è stato incluso nell'annuncio.

Capire di quale indumento si stia parlando diventa quindi ancora più importante. Esistono inoltre altri capi meno noti, come il chador o il khimar, che completano il quadro dell'abbigliamento femminile musulmano nelle diverse aree geografiche.

Ecco una guida per riconoscerli, capire quali parti del corpo coprono e perché le differenze sono diventate anche oggetto di discussione politica e normativa.

Indice

  1. L'hijab copre testa e collo, il niqab lascia gli occhi
  2. Chador e khimar coprono più dell'hijab senza nascondere il viso
  3. Il velo cambia in base a cultura, scelta personale e regole locali

L'hijab copre testa e collo, il niqab lascia gli occhi

L'hijab è la forma più diffusa e conosciuta: una sciarpa che copre testa e collo, lasciando scoperto il viso. È il tipo di velo che si vede più spesso in Europa e nei contesti occidentali.

Il niqab va oltre: copre il capo e il volto, lasciando visibile solo una striscia all'altezza degli occhi. È diffuso soprattutto negli Stati del Golfo e in Arabia Saudita, dove rappresenta uno degli indumenti più comuni tra le donne che escono in pubblico.

Il burqa è la forma più integrale: copre l'intero corpo, compresi gli occhi, schermati da una griglia di stoffa. È associato principalmente all'Afghanistan, dove il suo utilizzo è stato imposto dai talebani.

Chador e khimar coprono più dell'hijab senza nascondere il viso

Il khimar è un lungo velo che copre capelli, collo e spalle, arrivando poco sopra la vita. A differenza del niqab, lascia però il viso completamente scoperto. Il chador è invece un semicerchio di tessuto, generalmente nero, che avvolge testa e corpo.

Non ha lacci o bottoni: si tiene chiuso con la mano, come fosse uno scialle.

Tra i modelli meno noti ci sono la shayla, una lunga sciarpa rettangolare fissata intorno alla testa e sulle spalle, diffusa nella regione del Golfo, e l'Al-Amira, composta da una cuffia aderente e da una sciarpa tubolare da indossare attorno alla testa.

Il velo cambia in base a cultura, scelta personale e regole locali

Il modello, il colore e il modo di indossare il velo variano molto in base all'area geografica, alla cultura e al contesto sociale. Per questo lo stesso indumento può assumere forme diverse a distanza di poche centinaia di chilometri.

Per alcune donne il velo esprime identità religiosa e culturale, modestia o protezione. In altri casi, invece, può essere il risultato di pressioni sociali o di norme locali che ne rendono l'uso obbligatorio.

Nei Paesi a maggioranza musulmana convivono donne che portano il velo e altre che non lo fanno: non è una scelta univoca né automatica.

Anche l'età in cui si inizia a indossarlo cambia da contesto a contesto: può coincidere con l'arrivo della pubertà, con il matrimonio o con altri momenti stabiliti dalla tradizione locale.

Su un punto diversi esperti concordano: nel Corano non è indicata un'imposizione generale dell'uso del velo. È la lettura data nei singoli contesti culturali, più che il testo religioso in sé, a determinare quale forma di copertura venga richiesta alle donne, e con quale grado di rigidità.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
L’arte della trattativa spiegata da un negoziatore di ostaggi #Sapevatelo

Come gestire i "conflitti": nel nuovo episodio di #Sapevatelo Michael Tsur spiega perché negoziare significa capire l’altro, non semplicemente ottenere ciò che vuoi

Guarda il video