chiusura e dad scuole primo ciclo

Le varianti del Covid-19 sembrano riportare la scuola a dodici mesi fa, quando tutti gli alunni furono costretti a ricorrere alla Didattica a distanza al 100%. L’acuirsi dei contagi nelle ultime settimane, infatti, ha indotto alcune Regioni a emettere ordinanze per il passaggio in Dad delle scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle del primo ciclo, “risparmiate” fino ad adesso. Secondo le stime di TuttoScuola, dal 1° marzo saranno in tutto 3.067.986 gli studenti impegnati nella didattica a distanza, di cui quasi 800 mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, quasi mezzo milione di alunni delle medie e 1 milione e 800 mila studenti delle superiori. Ma si tratterebbe solo di un’anticipazione del nuovo orientamento del Comitato Tecnico Scientifico, intenzionato a estendere lo stop alle lezioni in presenza a tutte le classi (anche della primaria e della secondaria di primo grado), in quelle zone che presentano una situazione dei contagi particolarmente grave. Un approccio che con tutta probabilità sarà accolto tra le disposizioni del nuovo DPCM che dovrà entrare in vigore dal 6 marzo.

Alla luce di queste novità, qual è il parere del mondo della scuola? A rivelarlo nel corso di un’intervista a Skuola.net è Cristina Costarelli, dirigente scolastica del Liceo Scientifico Newton di Roma e Vice Presidente ANP Lazio, che sottolinea come il ricorso alla Dad debba continuare a porsi come una soluzione emergenziale, l’extrema ratio, quando non esistono alternative. Perché a pagare il prezzo di una scuola esclusivamente a distanza sono spesso proprio le categorie più fragili. O gli alunni più piccoli d’età: l’esperienza di questi mesi ha infatti dimostrato che il ricorso alla Dad per la totalità delle ore può funzionare, solo per brevi periodi, per gli studenti più grandi. Man mano che si riduce l’età, invece, cala anche l’efficacia.

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  • Cosa ne pensa, in termini di ricadute didattiche, del nuovo orientamento del CTS?
  • Chiaramente il pensiero è che la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in zona rossa avvenga soltanto per motivazioni forti, importanti e ineludibili legate all'emergenza sanitaria. Che si tratti, insomma, dell'ultima mossa per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Ci si augura che la scuola sia l'ultimo servizio a essere chiuso e che siano fermate le scuole quando anche tutto il resto è stato fermato. L'auspicio è anche che ciò avvenga nel minor numero di situazioni possibili. D'altronde se è il CTS a deciderlo, dal punto di vista sanitario, c'è poco da discutere.

  • Da settembre a oggi la Dad era stata pressoché risparmiata al primo ciclo: per quale motivo?
  • Per la scuola del primo ciclo la didattica completamente a distanza ha un impatto molto forte, perché con gli alunni più piccoli è impossibile compensare gli aspetti di vicinanza affettiva ed emotiva che caratterizzano questi ordini di scuola. Non che con i ragazzi più grandi sia più semplice ma, per un discorso di fasi di crescita e di sviluppo, per i più piccoli è molto difficile che il mezzo informatico possa anche lontanamente sopperire a quella parte di contatto e di presenza che verrebbe ad essere sacrificata.

    Ma a suo avviso le scuole del primo ciclo sono pronte ad un ritorno in Dad al 100%?
    Ritengo che le scuole del primo ciclo siano pronte, lo dovrebbero essere quasi tutte in virtù del lockdown dell'anno scorso e in virtù del fatto che tutte le scuole devono aver predisposto il piano per la didattica digitale integrata, come previsto dalle linee guida di agosto 2020. Inoltre, di fatto, la didattica a distanza, anche per periodi brevi di quarantena e isolamento, ha interessato moltissime scuole, per cui in qualche modo è stata presente anche nel primo ciclo. Penso quindi che queste scuole siano pronte sia dal punto di vista organizzativo sia per quanto riguarda le piattaforme e la gestione interna.

    Come svolgere la Dad in sicurezza? Guarda il video:

    A 12 mesi dalla sua apparizione nella quotidianità delle scuole, è possibile tracciare un bilancio della Dad?
    Diciamo che per fare un bilancio sulla Dad sarebbe necessario uno studio approfondito, perché ovviamente non si può tratteggiare un tema del genere in poche parole. In linea generale la didattica a distanza è per sua natura una soluzione emergenziale, che può funzionare in qualche modo per gli alunni più grandi, dal triennio delle superiori, e che funziona molto meno quando si scende di età. Anche alle superiori, per esempio, non funziona nelle classi iniziali: quello che abbiamo visto nei mesi scorsi è che le prime hanno sofferto per non essere riuscite a costruire il gruppo classe e non aver intessuto le nuove relazioni. L'altro grosso gruppo per cui la Dad veramente non è la soluzione giusta è quello che include le fasce più deboli, dalle disabilità certificate alle fragilità di ordine psicologico ed emotivo, che possono essere presenti a tutte le età; abbiamo visto anche ragazzi delle superiori soffrire e venir fuori molto male dai mesi di didattica a distanza.

    Nelle ultime settimane di discute sul fatto di recuperare gli apprendimenti persi a causa della pandemia con un prolungamento dell’anno scolastico. Cosa ne pensa?
    C’è un presupposto che non condivido, quello di aver perso qualcosa. Diciamo che quest’anno il tempo è stato speso in modo diverso, sicuramente non si è completata la programmazione - perché il programma non esiste più - dal punto di vista dei contenuti del lavoro su alcuni degli apprendimenti. Si è però lavorato molto su alcuni aspetti di competenze di maturazione che veramente hanno visto una crescita notevole dei nostri studenti. I docenti hanno lavorato molto e si sono impegnati così come gli alunni di tutte le età, per cui parlare di tempo perso è ingiusto rispetto a questo.

    Quindi, secondo lei, la scuola a giugno è un’opzione da non considerare?
    Se il riferimento è agli apprendimenti che magari non si sono maturati completamente, l'idea che prolungare la scuola di 20 giorni a fine giugno possa in qualche modo compensare è un'idea sinceramente fuorviante, perché qui si tratta di percorsi molto lunghi, ci vorrebbero anni per riprendere tutti gli aspetti di apprendimento che sono venuti meno. Ma non è questo l'importante: in questo anno e mezzo di scuola è stato indicato di lavorare più su nuclei fondanti e su competenze, quindi se poi qualche apprendimento o qualche contenuto venisse sacrificato gli studenti dovrebbero avere le competenze per recuperarlo nei prossimi anni scolastici. Quei pochi giorni a fine giugno, alla fine di un anno più faticoso che mai, con locali che non sono adeguati, con insegnanti che devono comunque essere retribuiti su base volontaria e tutta una serie di condizioni molto complesse, non ritengo davvero che siano la soluzione di svolta.

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