Test di medicina nel caos, il numero chiuso resta

Lorena Loiacono
Di Lorena Loiacono

 test ingresso nel caos, il numero chiuso resta

Si torna a parlare di test di ingresso e di quell’abolizione dell’accesso programmato e del numero chiuso tanto agognati da milioni di studenti che ora, in fase di discussione, tentano il tutto per tutto per dire la loro. A tornare con forza sull’argomento, anche il ministro della pubblica istruzione Stefania Giannini che nei giorni scorsi ne ha parlato anche con i Rettori durante la Giunta della Crui in un incontro non poco contestato dagli studenti: “I Rettori delle Università italiane, insieme hanno gettato la maschera – ha dichiarato Alberto Campailla, Portavoce Nazionale di LINK - Coordinamento Universitario - sono tra i più importanti oppositori all'eliminazione dell'assurdo sistema del numero chiuso che per anni ha precluso l'accesso alla formazione universitaria e migliaia di studentesse e studenti. La Ministra prenda atto di questa inconcludente interlocuzione e convochi immediatamente il tavolo ministeriale di confronto coinvolgendo gli studenti nella riformulazione del sistema”.

STUDENTI ALL’ATTACCO - Tra le prime indiscrezioni sulle possibili novità relative al numero programmato, l’unica sostenuta dagli universitari si riferisce a “un anno in comune per le discipline medico-sanitarie che determinerebbe – spiegano dalla Rete degli studenti - la possibilità di far accedere tutti gli studenti senza sbarramenti iniziali; a questa proposta risponderemo positivamente solo laddove venga introdotto un sistema di smistamento degli studenti verso i vari corsi di laurea che non li espella dopo il primo anno di frequenza”. Tra le possibilità anche quella di creare un primo anno comune tra medicina, farmacia e biotecnologie che possa assorbire tutti gli iscritti. Una prima selezione di orientamento, inoltre, potrebbe avvenire al quarto anno delle superiori con un test tra i ragazzi che manifestano la volontà di voler studiare, ad esempio, medicina.

TEST INGRESSO MEDICINA - Selezione o no, il numero chiuso inevitabilmente è destinato a rimanere così come la triste quota di studenti che, prima o dopo, non verranno ammessi al proseguimento degli studi nella facoltà prescelta. E il pensiero, inevitabilmente, corre al test ingresso di medicina che ogni anno falcia le gambe, e le aspettative, di migliaia di aspiranti camici bianchi. Nell’aprile scorso ad esempio, per il test di ingresso medicina 2014, si sono presentati 65mila studenti per 10mila posti disponibili.

MODELLO FRANCESE - A ribadire la necessarietà del numero programmato è stata la stessa Giannini che, riferendosi al test di ammissione per la facoltà di Medicina, ha spiegato: "ritengo che non sia il migliore strumento possibile per scegliere i migliori studenti. E' utile sapere chi è Chomsky per studiare Medicina? Non credo che siano questi i punti per valutare chi vuole fare il medico nella vita". Il ministro ha poi spiegato di non aver mai messo in discussione "il principio sacrosanto di programmare il numero dei medici in base ai bisogni della società. Quello che metto in discussione è il metodo. Ci sono infatti altre modalità possibili, come il modello francese".
Già a fine maggio, il ministro lanciò via facebook, in una chat con gli studenti, un chiaro messaggio di volontà di cambiamento: "per i test di medicina intendo rivisitare il sistema di selezione, prendendo a modello il sistema francese (accesso al primo anno libero e selezione alla fine di esso su base meritocratica. Entro la fine di luglio formulerò la proposta e le nuove regole). Credo che sia un cambiamento importante e necessario".

Ma in che cosa consiste il modello francese? Non significa abolizione del numero chiuso, almeno non come si è spesso pensato: la selezione infatti resta, a cambiare è il sistema. La prassi in Francia è quella di un anno comune ad accesso libero con una dura prova finale che determina l'accesso al secondo anno. Una prima prova di sbarramento, secondo le indiscrezioni trapelate dall’incontro con i Rettori, potrebbe arrivare dopo il primo semestre. Ma è tutto da decidere e, soprattutto, da discutere.

RISCHI ALLA FRANCESE…- Paese che vai, problema che trovi. Anche per il modello alla francese esistono criticità che, di certo, non placheranno il malcontento degli studenti universitari italiani. Innanzitutto va sottolineato che in Francia sono pochissimi gli studenti che passano lo sbarramento del primo anno: 2 su 10. Inoltre le università francesi, se si cade sulla prova del primo semestre, possono reindirizzare al massimo il 15% degli studenti verso altre facoltà. Le matricole possono continuare sperando di passare il secondo test, alla fine del secondo semestre. Se invece si è ripetenti, si deve accettare il reindirizzamento e spostarsi di facoltà. Una volta effettuato il passaggio, in entrambi i casi non si potrà riprovare a iscriversi nelle facoltà di area sanitaria e medica. E non è tutto. Anche se si riesce a superare il secondo esame di sbarramento, bisogna comunque fare i conti con il numero di posti disponibili: accedono al secondo anno, infatti, solo coloro che rientrano tra i primi posti. Tutti gli esclusi possono scegliere di essere reindirizzati verso altre facoltà o ripetere il primo anno. Ma se verranno di nuovo bocciati, non potranno più reiscriversi.

Lorena Loiacono

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