Test ingresso: 5 mln di euro dagli aspiranti medici

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

5 milioni alle università per i test d'ingresso degli aspiranti studenti di Medicina

Cresce l'ansia per migliaia di studenti italiani che, a partire da domani, si troveranno alle prese con i test di ammissione universitari negli atenei pubblici. I primi a cominciare saranno gli aspiranti medici: il 4 settembre coloro che hanno optato per il test in italiano e il 5 quelli che invece hanno deciso di svolgere la prova in inglese. A seguire, in questa settimana e nella successiva, si terranno gli altri test per le facoltà a numero chiuso e le prove di verifica delle conoscenze in ingresso per i corsi ad accesso libero. Un meccanismo obbligato che genera ogni anno un giro d'affari milionario, il tutto a spese degli studenti o delle loro famiglie.

TEST, QUANTO MI COSTI! - Ormai, gli studenti che hanno passato un’estate intera a prepararsi per i test sanno bene che per poterli sostenere è necessario iscriversi preventivamente pagando una tassa concorsuale. L'importo varia da ateneo ad ateneo e, in genere, è più alto nelle private rispetto alle statali. Una spesa che contribuirà a far piangere le tasche delle famiglie, soprattutto nel diffusissimo caso in cui ogni studente dovesse trovarsi a tentare più di un test di ingresso. Infatti, in tal caso la spesa si moltiplica per il numero di test tentati, indipendentemente dal fatto che l'ateneo sia lo stesso.

DAGLI STUDENTI 5 MILN ALLE UNIVERSITÀ - Secondo una ricerca di Skuola.net, limitata ai soli test per i corsi di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria nelle università pubbliche, il costo medio della tassa concorsuale si aggira attorno ai 55 euro, con punte di 120 euro, come nell'Università del Molise. Gli iscritti alla prova del 4 settembre sono circa 80 mila e questo significa che, basandosi sul costo medio di 55 euro, le Università incassano solo dal test di medicina una cifra che Skuola.net stima essere attorno ai 4.5 milioni di euro. Insomma, un giro d'affari tutt’altro che trascurabile.

PAGARE PER UN DIRITTO - Infatti, se da un lato si capisce chiaramente l'esigenza di porre uno sbarramento per alcuni corsi, dall'altro il porsi in essere dei test per corsi ad accesso libero appare sempre più una scelta di business più che di reale esigenza per il mantenimento del livello qualitativo. Così almeno sostengo i sindacati degli studenti: “I corsi a numero chiuso si sono moltiplicati – dichiara Michele Orezzi coordinatore dell’UDU - con università che hanno fatto proliferare i test d'ingresso per incassare soldi dagli studenti. Si tratta di un paradosso, perché si chiede denaro per esercitare un diritto che è quello allo studio”.

ENTRARE A TUTTI I COSTI - Continuando a limitarci agli aspiranti medici e dentisti, degli oltre 80 mila iscritti solo 10.132 riusciranno a mettere a frutto l'investimento fatto, per altri saranno soltanto soldi buttati. Un tasso di conversione di certo non altissimo visto che solo 1 studente su 8 riesce ad entrare. Questo spinge la maggioranza degli aspiranti medici ad iscriversi ad altri test, di altri corsi di laurea affini come biologia o chimica. Alcuni, sfruttando la differente calendarizzazione, tentano lo stesso test anche in università private. Secondo un sondaggio di Skuola.net, infatti, a puntare su un solo test è solo il 40% degli aspiranti. Addirittura il 21 % ha dichiarato che svolgerà più di tre test, mentre il 20% ne svolgerà almeno tre.

E tu quanti test d’ingresso hai intenzione di svolgere?

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