Studenti lavoratori, come sopravvivere

come conciliare studio e lavoro università

E’ vero che lavorare e studiare allo stesso tempo è la via più breve per finire fuori corso? Secondo il sondaggio proposto da Skuola.net la maggioranza di voi studenti universitari non crede che sia possibile guadagnare qualcosa ed essere in regola con gli esami, magari con una buona media. Certe facoltà pretendono dallo studente il massimo impegno e concentrazione, per cui di fatto ogni ragazzo deve fare una scelta: lavorare o studiare. Pochissimi in questo contesto hanno considerato l’opzione che sempre più università offrono, quella di iscriversi part-time: l’università vuole aprirsi alle esigenze di chi lavora, ma le sue soluzioni sembrano non convincere fino in fondo gli studenti. Ci sono ancora comunque delle scappatoie per chi desidera guadagnare qualcosa pur seguendo un corso di studio tradizionale, perciò occhio ai bandi!

L’INCUBO DEL FUORI CORSO – Sembra una regola matematica: chi lavora e studia contemporaneamente presto o tardi si ritroverà indietro con gli esami e con la rata da fuori corso da pagare. E né l’università stessa né il mondo del lavoro post-universitario tratta con i guanti gli studenti ritardatari: al giorno d’oggi i ragazzi non possono permettersi di perdere tempo. Molti però sono gli universitari che affrontano questo rischio per dare una mano alla famiglia con le tasse universitarie o semplicemente per essere più indipendente, ma il mondo dell’università appare contraddittorio: da una parte offre delle soluzioni per lo studente lavoratore, dall’altra alcuni corsi sono pensati come occupazione esclusiva dello studente.

UNA SCELTA OBBLIGATA – Secondo il nostro sondaggio, infatti, ben il 70% di voi ha rinunciato a studiare e lavorare contemporaneamente perché troppo impegnato all’università. Molti frequentano corsi di studio a presenza obbligatoria, che non permettono allo studente di avere impegni fissi durante le ore della giornata. Dover seguire poi le lezioni di mattina è problematico per lo studente che svolge lavori serali o notturni, e spesso è costretto a concentrare le ore lavorative nel fine settimana, quando dovrebbe riposare o prepararsi agli esami, compromettendo di fatto il suo rendimento. In più, certe facoltà comprendono tirocini che consistono in veri e propri turni lavorativi, che pur fornendo allo studente esperienza preziosa, non sono retribuiti.

STUDENTE SI, MA PART-TIME – C’è comunque chi non si arrende, e circa uno su quattro di voi sostiene di poter lavorare e studiare. Pochissimi però, solo circa il 2%, hanno considerato la scelta di iscriversi all’università come studente part-time. Forse infatti non tutti sanno che la formula “part-time” è ormai offerta da molte università allo studente lavoratore, anche se con modalità diverse: per alcune università infatti è necessario documentare la propria attività lavorativa, per altre invece lo studente è libero di iscriversi allo stesso corso di studio, full-time o part-time, a sua discrezione. Come funziona il part-time? I crediti formativi rimangono gli stessi, ma lo studente può conseguirli in un tempo pari al doppio di quello previsto per la durata normale del corso pagando una retta inferiore.

ALTRE POSSIBILITA’ – Con il part-time, di fatto, si arriva alla laurea seguendo un percorso diluito nel tempo che raddoppia i tempi ma concede più spazio per altre attività. Esistono comunque altre possibilità per studiare e lavorare senza accumulare eccessivo ritardo e finire fuori corso: una di queste è concordare un programma alternativo con il professore da non frequentante, con la possibilità del ricevimento qualora alcuni punti della materia fossero oscuri. Un’altra è cercare di trovare fonti di guadagno all’interno della stessa università: grazie alle borse di collaborazione o di studio, o al servizio civile, avrete l’occasione di svolgere un’attività lavorativa retribuita o di guadagnarvi qualcosa grazie ai vostri meriti. La cosa importante? Non perdetevi bandi e scadenze, perché riuscire ad ottenere queste borse non è difficile come si crede.

E tu riesci a conciliare studio e lavoro?

Carla Ardizzone

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