
Dimenticate l'immagine dello studente solitario che vive in clausura tra evidenziatori e caffè solubile. Esiste un gruppo di ventiduenni bresciani che ha deciso di affrontare la giungla accademica come una vera squadra di rugby: uniti, veloci e con l'obiettivo di non lasciare indietro nessuno.
Fabio, Leonardo, Francesco, Tommaso, Giovanni, Mattia e Paolo sono i "Magnifici Sette" della Bassa che hanno appena dimostrato che la laurea non deve essere per forza un calvario, ma può trasformarsi in un'impresa collettiva da festeggiare (per sette volte). La notizia è di Giornale di Brescia.
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Una "squad" nata tra i banchi di scuola
La forza di questo gruppo sta nelle radici. Molti di loro sono cresciuti insieme fin dall'asilo, per poi ritrovarsi tutti nella stessa classe al liceo di Ghedi.
Nonostante le strade si siano parzialmente divise dopo il diploma — sei sono rimasti alla Statale di Brescia e uno è approdato alla Bocconi di Milano — il legame non si è mai allentato. Oggi il bottino è impressionante: tre laureati in Ingegneria Meccanica, tre in Ingegneria Informatica e uno in Economia. Tutti in regola, tutti con voti brillanti e, soprattutto, quasi tutti impegnati in piccoli lavori per rendersi indipendenti dalle famiglie.
«Primum vivere»: il segreto contro il burnout
Mentre la cronaca spesso ci parla di studenti schiacciati dall'ansia da prestazione, questi ragazzi hanno scelto di incidere un altro motto sul loro scudo: «Primum vivere, deinde studiare». Non è un inno alla pigrizia, ma una lezione di intelligenza emotiva.
Nelle loro tesi c'è spazio per i ringraziamenti a chi ha saputo iniettare "leggerezza" in questi anni, ricordando che i vent'anni non possono essere sacrificati sull'altare dei CFU. La loro filosofia è semplice: se la vita sociale gira bene, lo studio corre di conseguenza.
La scelta Zen: prima il Natale, poi la corona
A dimostrazione che per loro il tempo è un alleato e non un nemico, c'è la storia di uno dei sette componenti del gruppo. Pur avendo tutti gli esami in regola e la tesi già pronta, ha deciso con una calma olimpica di laurearsi all'inizio di questo 2026.
Il motivo? Molto pratico e molto umano: godersi le feste di Natale con gli amici e la famiglia senza lo stress della discussione imminente. Una scelta di "salute mentale" che rompe il tabù della corsa folle verso il traguardo a ogni costo.
Sette feste e una profezia avverata
Ma come si sopravvive a sette feste di laurea e altrettante cene? Con la stessa resistenza che hanno usato sui libri. Organizzare regali personalizzati e brindisi a catena è una "faticaccia" che i sette affrontano con il sorriso, forti di un senso del dovere che non esclude mai il divertimento.
Un successo che non ha stupito la loro vecchia prof di Fisica, Francesca Abbiati: li aveva visti crescere in quinta liceo e aveva già previsto che quel gruppo avrebbe fatto grandi cose. Aveva ragione lei: la collaborazione, alla fine, batte sempre la competizione.