
Spesso gli studenti condividono sui social foto delle dediche presenti sulle loro tesi. Il più delle volte sono parole commoventi, dedicate a genitori, nonni o persone che non ci sono più. Non è questo il caso di una neolaureata, che ha pensato di raccontare la sua storia di riscatto proprio attrraverso il suo lavoro finale, partendo da una frase che è rimasta impressa per anni nella sua mente.
La studentessa, infatti, ha deciso di chiudere un capitolo del suo passato nel modo più simbolico possibile: dedicando la sua tesi alla professoressa che, ai tempi del liceo, l’aveva fatta sentire “incapace”.
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Il peso di una frase negli anni
Tutto è iniziato durante una lezione di matematica di qualche anno fa, quando la docente, dopo aver corretto un esercizio, le aveva detto: “Ah, ma allora lo sai usare il cervello”. Una battuta sul valore e le capacità della studentessa, che è diventata un marchio difficile da dimenticare. Quelle parole, che all’epoca l’avevano fatta sentire inadeguata, sono così rimaste lì, in un angolo della memoria, fino al giorno della laurea.
La dedica della tesi: “Ai mai visti, ai derisi, agli esclusi: io vi vedo”
Dopo anni di studio, impegno e fatica, la studentessa è però arrivata al traguardo della laurea. E nel momento più importante del suo percorso, ha scelto di rivolgersi proprio a quella prof. In apertura della tesi ha citato quelle parole dolorose, dedicando il suo elaborato “Ai mai visti, ai derisi, agli esclusi: io vi vedo”.
Un pensiero che racchiude un messaggio di forza e consapevolezza, rivolto non solo a sé stessa ma anche a chi, come lei, ha dovuto conquistarsi da sola la fiducia che altri non le avevano riconosciuto.
La storia virale su TikTok
Il gesto non è passato inosservato. In un video pubblicato su TikTok, nel flusso del trend "Ce l'hai messa una pietra sopra?", la giovane ha raccontato la sua storia, aggiungendo nella descrizione un commento diretto e pungente: “Non vedo l'ora di spedire gente come lei a fare tutto tranne che a insegnare”.
Parole che hanno fatto il giro dei social, generando centinaia di commenti da parte di persone che hanno vissuto la stessa esperienza. "Gli alunni li sproni incoraggiandoli, non mortificandoli", scrive un utente, mentre un'altra sottolinea: "Avevo un prof delle superiori che mi diceva di non iscrivermi all'università perché non ne sarei stata capace, oggi sono laureata nella sua materia".
Perché in molti hanno riconosciuto nelle sue parole una verità condivisa: quanto un singolo giudizio possa influenzare la percezione di sé, e quanto possa essere una spinta, col tempo, il desiderio di riscatto.