Federico Bianchetti
Autore
medicina roma tirana

Pensavano di studiare a Roma e, invece, oggi si ritrovano assegnati alla sede albanese dell’Università di Tor Vergata, con una retta da ben 9.650 euro l’anno. Protagonisti di questa vicenda tanto insolita quanto amara sono circa 220 aspiranti camici bianchi che, dopo aver sostenuto e superato le prove del Semestre aperto, si sono trovati davanti a una brutta sorpresa.

Ma facciamo un passo indietro e proviamo a ricostruire l’intera storia dall’inizio.

Indice

  1. Da Roma a Tirana: il caso dei 220 studenti assegnati alla sede albanese di Tor Vergata
  2. L’ateneo romano dà la sua versione: “Studenti consapevoli di questa possibilità”
  3. Bernini: “Regime di contribuzione incompatibile con il diritto allo studio”

Da Roma a Tirana: il caso dei 220 studenti assegnati alla sede albanese di Tor Vergata

Per capire cosa è successo, bisogna infatti partire dall’inizio. I 220 studenti coinvolti avevano sostenuto e superato il semestre-filtro - presso l’Università di Tor Vergata - e conquistato un posto nella graduatoria nazionale di Medicina, pubblicata nelle scorse settimane. Fin qui, tutto sembrava filare per il verso giusto.

Il problema è emerso al momento dell’assegnazione delle sedi. L’Università di Tor Vergata, infatti, dispone anche di un’altra sede oltre a quella romana e per l’anno accademico 2025-2026 ha attivato un percorso parallelo a Tirana, in collaborazione con l’università privata “Nostra Signora del Buon Consiglio”.

Si tratta di un corso con titolo congiunto (joint degree), pensato per ampliare il numero di posti disponibili.

Questa opzione era stata inserita tra le possibilità di iscrizione già nella fase iniziale, ed era indicata nelle informazioni pubblicate sul sito della facoltà di Medicina e Chirurgia.

In particolare, veniva spiegato che il corso con sede a Tirana avrebbe avuto una gestione amministrativa autonoma, con regole e costi diversi rispetto a quelli italiani.

Ed è proprio qui che sta la sorpresa: chi viene assegnato alla sede albanese deve versare una retta decisamente più alta rispetto a quella delle università pubbliche italiane (la “Nostra Signora del Buon Consiglio” è infatti privata): per gli studenti cittadini dell’Unione Europea, la cifra fissata è di circa 9.650 euro all’anno.

L’ateneo romano dà la sua versione: “Studenti consapevoli di questa possibilità”

Dall’ateneo romano fanno sapere che tale scenario era già noto agli studenti.

Come riporta Fanpage, infatti, i vertici dell'università hanno subito fornito la loro versione della vicenda: "Nella pagina web dedicata della facoltà di Medicina sono evidenziati (addirittura in rosso per la sede di Tirana) i passaggi amministrativi successivi all'iscrizione in aggiunta a quelli già previsti dal MUR, per i candidati cittadini dei Paesi dell'Unione Europea, che hanno indicato tra le sedi scelte il Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia in joint degree con l'Università di Roma Tor Vergata presso la sede di TiranaUniversità Cattolica Nsbc.

"Il Joint degree prevede misure di accesso (i 3 esami del semestre filtro per questo anno accademico) proprie dell'ateneo romano, ma con le ulteriori formalità da espletare e soprattutto la retta da 9650 euro da pagare. Nella polemica di questi giorni sembrerebbe essere saltata da parte degli studenti la valutazione di questi passaggi amministrativi aggiuntivi legati alla sede di Tirana".

Bernini: “Regime di contribuzione incompatibile con il diritto allo studio”

Il caso, balzato agli onori delle cronache, ha destato scalpore. Così, anche la Ministra Anna Maria Bernini è stata costretta a intervenire sull’accaduto. 

"Considero sbagliata la scelta dell’università di Tor Vergata di applicare un livello di tassazione così elevato agli studenti assegnati alla sede di Tirana” - ha detto la numero uno del MUR .

Che poi ha aggiunto: "Ho telefonato al rettore Nathan Levialdi Ghiron, che ho convocato per questa sera al ministero, e gli ho già evidenziato la necessità di un’immediata revisione di una richiesta che reputo incoerente con le finalità del semestre aperto e sproporzionata rispetto ai principi che devono guidare il sistema universitario pubblico."

"Un simile regime di contribuzione è incompatibile con una piena ed effettiva attuazione del diritto allo studio, che deve essere garantito a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, indipendentemente dalla sede di frequenza".

Skuola | TV
Wannabe Arienne Makeup: da commessa a creator di successo passando per un pappagallo come fidanzato | Intervista vodcast

Dal lavoro come commessa nella Capitale alla parentesi Covid (che le ha permesso di cambiare vita): l'intervista completa ad Arienne Makeup è disponibile sul canale YouTube di Skuola.net

Segui la diretta