Università troppo cara: aumenti del 167%

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

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Un quadro davvero allarmante quello che si sta delineando negli ultimi tempi relativamente al mondo universitario. Dai dati riguardanti i contributi versati dagli studenti pubblicati dal Miur e oggetto di un articolo del quotidiano La Repubblica, emerge, infatti, che dal 2004 al 2012 si è registrato un aumento vertiginoso delle tasse universitarie. Realtà davvero allarmante che rischia di trasformare lo studio in un privilegio per pochi. Insomma, non è un caso che le iscrizioni agli atenei negli ultimi mesi abbiano incontrato una brusca frenata.

LA POLITICA DEI TAGLI - Sarebbe stato il taglio di un miliardo di euro del Fondo di finanziamento ordinario, applicato nel 2008-2009 dall’ex Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ad arrecare il primo forte colpo agli equilibri della realtà universitaria. La parabola discendente degli atenei di casa nostra ha incontrato ulteriore accelerazione con le politiche governative mirate al risparmio, che hanno colpito settori importantissimi come quello dell’istruzione. E così mentre nel resto d’Europa si registrano spese annuali per l’università pari a 2 miliardi di euro, come in Germania, o ad un miliardo e 600 milioni, come in Francia, il costo medio dell’università italiana si assesta a circa 260 milioni annuali. Una cifra davvero irrisoria, come denuncia il Presidente dei Rettori italiani Marco Mancini.

LA DIFFICILE VITA DELLO STUDENTE - Dividendo l’intera contribuzione studentesca del 2004, pari a circa 1 miliardo e mezzo di euro, per il numero complessivo degli iscritti (non tenendo conto degli esonerati) si arriva ad una spesa di circa 632 euro di tasse per ogni giovane. Cifra lievitata a 948 euro dello scorso anno, a causa del rincaro dei costi universitari. Alle tasse universitarie, vanno aggiunte d’altra parte le spese per la sopravvivenza, e qui si apre un’altra parentesi negativa che è quella del carovita. Non stupisce, dunque, la evidente diminuzione di iscritti e matricole.

QUANDO STUDIARE DIVENTA UN LUSSO - Il diritto allo studio sta progressivamente diventando un privilegio per pochissimi giovani. Una considerazione che va al di là delle differenze esistenti tra università pubblica e privata. Moltissimi sono gli atenei del nostro Paese che nel giro di pochi anni hanno imposto un aumento di tasse pari al 100%, e alcuni sono andati ben oltre. Nell’Università del Salento, ad esempio, si è arrivati ad un rincaro del 167%, mentre in quella di Reggio Calabria la crescita è stata pari al 119%. Tra le grandi università, svetta quella di Palermo i cui studenti hanno visto i propri contributi raddoppiare in pochi anni. Un rialzo del 94% si è registrato alla Federico II di Napoli. La Sapienza di Roma ha saputo fermarsi, invece, ad un aumento di circa il 57%.

ATENEI GENEROSI - Pochissime le università che sono riuscite a contenere gli effetti disastrosi del mix letale di crisi finanziaria e tagli all’istruzione. Prima fra tutte l’Università degli studi di Firenze dove l’aumento si è fermato al solo 4,7%. Anche le tasse richieste al Politecnico di Torino sono abbastanza basse, circa 842 euro con un aumento del 14%, rispetto a quelle ben più esose delle altre principali università del Nord.

E a te quanto costa frequenatare l'università?

Margherita Paolini

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