sfogo orale

Studiare giorni interi, ripassare programmi giganteschi, preparare collegamenti tra materie, sistemare la relazione sulla Formazione scuola-lavoro, provare a immaginare ogni possibile domanda.

Poi ti siedi all’orale di Maturità e hai la sensazione di parlare pochi minuti per materia, magari davanti a professori che sembrano avere già un’idea precisa di te.

È da qui che nasce lo sfogo diventato virale su TikTok, dove uno studente si chiede, in sostanza, una cosa che molti maturandi pensano ma non sempre dicono ad alta voce: vale davvero la pena studiare così tanto per l’orale, se poi sembra tutto già deciso?

La sensazione è quella di arrivare all’ultimo step della Maturità con l’impressione che il voto finale dipenda più dal percorso fatto negli anni che da quello che succede davvero durante il colloquio.

Indice

  1. “Tanto conoscono già il tuo voto”: lo sfogo che parla a molti maturandi
  2. I commenti tra ironia, sfogo e disillusione
  3. Ma l’orale è davvero inutile?

“Tanto conoscono già il tuo voto”: lo sfogo che parla a molti maturandi

Nel video, lo studente mette sul tavolo una frustrazione molto diffusa: prepararsi per settimane, per poi trovarsi a parlare pochissimo di ogni materia. Cinque minuti, a volte anche meno, prima di passare alla domanda successiva.

La domanda, quindi, è semplice: se il tempo è così poco, quanto può cambiare davvero l’orale?

Tra i commenti, molti studenti hanno raccontato la stessa sensazione. C’è chi vede il voto come qualcosa di quasi già scritto, soprattutto perché la commissione conosce il percorso scolastico del candidato e parte già dai crediti accumulati negli ultimi anni.

Un commento riassume bene questo stato d’animo: “Purtroppo, alla Maturità i voti li mettono un po’ a caso per aiutare quelli che non hanno fatto nulla tutto l’anno. Non è giusto per chi, invece, ha lavorato sodo. Vedrai che, se decidi di continuare gli studi, il voto di Maturità non vale un cavolo”.

Il linguaggio è duro, ma  è chiaro: molti studenti percepiscono una distanza tra lo sforzo fatto e il riconoscimento finale.

I commenti tra ironia, sfogo e disillusione

Come spesso succede su TikTok, il dibattito non è rimasto tutto serio. Nei commenti si mescolano rabbia, ironia e racconti personali.

C’è chi prova a rassicurare: “Raga, ce la fareteee. Sono uscita con 92 e praticamente non ho mai studiato. Ho aperto i libri solo per l’esame”.

C’è chi racconta un orale finito quasi per eccesso di entusiasmo: “Ho fatto oggi l’orale: sono entrato con 56. Ho parlato così tanto che mi hanno detto: ‘Dai, basta, che vogliamo sentire gli altri’”.

E poi ci sono i commenti più amari, quelli di chi sente di non essere stato valutato per quello che ha portato davvero all’esame. Uno studente scrive: “Tema sulla relatività e spiegazione del perché sia illogica per l’uomo, collegamenti a Fermi, Zola, Leopardi, eliocentrismo, geocentrismo, fisica quantistica ecc… 14 perché per la prof valgo 7”.

Anche per questo, c'è chi mostra una totale disillusione: “Ecco perché non studierò nemmeno”.

Ma l’orale è davvero inutile?

No, l’orale non è inutile. Però è comprensibile che molti studenti lo vivano come un momento meno aperto di quanto si aspettassero.

Alla Maturità, il voto finale nasce da più pezzi: i crediti scolastici accumulati nel triennio, le due prove scritte e il colloquio orale. Il credito pesa molto, perché può arrivare fino a 40 punti. L’orale, invece, può valere fino a 20 punti, cioè un terzo del punteggio totale ottenibile all'esame.

Questo significa che il colloquio non è una formalità: quei 20 punti possono confermare un buon percorso, salvare una situazione complicata o aiutare a migliorare il voto finale.

La sensazione del “tanto mi conoscono già” può essere comprensibile, soprattutto quando in commissione ci sono professori interni.

Ma il colloquio resta comunque l’ultimo spazio per mostrare come si ragiona, come si collegano le materie, come si gestisce la pressione e quanto si è capaci di mettere ordine in quello che si è studiato.

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