
La conoscenza delle declinazioni latine, delle date storiche o dei teoremi matematici potrebbe non bastare più per convincere i professori di meritare un buon voto sul diploma di Maturità. L’esame 2026, ridisegnato dalla riforma voluta dal Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, introduce infatti un cambio di paradigma di un certo peso, peraltro passato quasi inosservato.
Perché la commissione, con i recenti cambiamenti alla struttura delle prove, soprattutto di quella orale, sarà chiamata a misurare non soltanto l'apprendimento nozionistico ma anche a valutare concretamente la crescita umana del candidato. Traducendosi, quest’ultimo aspetto, in un punteggio reale.
In pratica, all'interno del colloquio finale, il maturando dovrà dimostrare non solo cosa ha studiato ma chi è diventato.
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La nuova griglia di valutazione premia la crescita personale
A metterlo nero su bianco, dopo le dichiarazioni del Ministro che hanno accompagnato in questi mesi il processo di sviluppo della riforma della Maturità, è stata l'ordinanza che regola lo svolgimento vero e proprio dell'esame, firmata qualche giorno fa da Viale Trastevere.
Leggendo, infatti, la “Griglia di valutazione della prova orale" - allegata al provvedimento - si può notare che tra le voci su cui si dovranno concentrare i membri delle commissioni c’è anche (ed è un inedito) la definizione del "Grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio".
Un indicatore che, da solo, vale fino a 5 punti (sui 20 totali che può assegnare il colloquio). Un quarto del peso totale, non poco.
Più nello specifico, la griglia ministeriale divide i candidati in cinque fasce di punteggio, delineando un ritratto progressivo del grado di crescita dello studente:
- Livello I (0.50-1 punto): Assegnato a chi "ha raggiunto un grado di maturazione molto parziale e un livello di autonomia e responsabilità incompleto."
- Livello II (1.50-2.50 punti): Per chi "ha raggiunto un limitato grado di maturazione e di autonomia; necessita di guida e di supporto per gestire scelte e responsabilità."
- Livello III (3-3.50 punti): Attribuito se il candidato "ha raggiunto un apprezzabile livello di maturazione; è in grado di assumere decisioni autonome e gestire con sicurezza scelte personali."
- Livello IV (4-4.50 punti): Riconosciuto a chi "ha raggiunto un alto grado di maturazione, autonomia e responsabilità; è capace di riflettere criticamente sulle proprie scelte e sul proprio agire."
- Livello V (5 punti): Il punteggio massimo va allo studente che "ha raggiunto un elevato grado di autonomia e maturazione personale; sa gestire responsabilità significative in modo esemplare per gli altri."
Stop alle "scene mute" strategiche
Questa novità si inserisce, inoltre, in un quadro più ampio di (tentata) responsabilizzazione dei giovani. Visto che, parallelamente, la riforma mette fine anche alla cosiddetta "scena muta" strategica. E questa ormai non è più una notizia, visto che se n’è parlato tanto.
Si tratta di una mossa indotta da una tendenza che si è fatta strada negli ultimi anni e che ha trovato il suo culmine in occasione dell’esame 2025: quella del candidato che arriva all'orale con un punteggio di partenza già superiore alla sufficienza - avendo accumulato, tra crediti scolastici e prove scritte, più di 60 punti sui 100 disponibili - e che, perciò, sceglie di rifiutarsi di sostenere il colloquio.
Un gesto spesso rivendicato come protesta contro il sistema scolastico o semplicemente vissuto come una scappatoia, nella certezza di avere già il diploma in tasca.
Ma, da quest’anno, il Ministero ha deciso di interrompere questa usanza normando esplicitamente la questione: l'esame di Stato, d’ora in poi, sarà considerato valido solo se il candidato avrà affrontato regolarmente tutte le prove previste. Rifiutarsi di sostenere il colloquio orale, dunque, equivale alla bocciatura automatica.
Un antipasto della vita adulta
Mettendo insieme i vari tasselli - l'obbligo di affrontare l'orale pena la bocciatura, la riduzione delle materie oggetto di colloquio a sole quattro discipline e l'introduzione dei 5 punti legati alla maturità personale - emerge, dunque, chiaramente la filosofia di fondo della "nuova" Maturità.
L'intento appare proprio quello di trasformare il confronto con la commissione - e l’esame in generale - in una specie di antipasto di quello che attenderà le ragazze e i ragazzi in seguito, nel mondo del lavoro o in quello universitario.
In queste sedi, infatti, le competenze tecniche o il curriculum scolastico rappresentano solo il punto di partenza del giudizio che gli altri danno di noi: esaminatori e selezionatori valutano anche la persona, la sua capacità di ragionare in autonomia, di gestire lo stress e di assumersi responsabilità.
La Maturità 2026, ora, si allinea a questo stato delle cose, ricordando agli studenti che la scuola non serve solo a imparare nozioni, ma a diventare adulti consapevoli.