Israele, cosa è successo il 7 ottobre 2023
Macerie di un edificio di Rafah - Fonte foto: AP Photo/Ismael Abu Daya

Sono passati tre anni dal 7 ottobre 2023, il giorno in cui l’attacco guidato da Hamas nel sud di Israele ha aperto una delle fasi più violente e destabilizzanti della storia recente del Medio Oriente.

Quel giorno furono uccise circa 1.200 persone e 251 furono prese in ostaggio. La risposta militare israeliana sulla Striscia di Gaza ha provocato, secondo il ministero della Salute di Gaza e i dati ripresi dalle Nazioni Unite, oltre 74mila morti palestinesi dall’inizio della guerra.

Gran parte della popolazione è stata sfollata e vaste porzioni della Striscia sono state distrutte.

Nel frattempo il conflitto ha superato da tempo i confini di Gaza. Gli scontri con Hezbollah hanno coinvolto il Libano, la tensione con l’Iran si è trasformata in un conflitto aperto e anche la Cisgiordania ha vissuto un forte aumento delle operazioni militari israeliane.

Una tregua raggiunta nell’ottobre 2025 ha ridotto l’intensità della guerra a Gaza e permesso il rilascio degli ostaggi rimasti, ma non ha risolto i nodi principali. A un anno dall’accordo, Israele controlla ancora circa due terzi della Striscia, Hamas non è stato disarmato e gli attacchi non sono cessati del tutto.

Ecco cosa è successo dal 7 ottobre 2023 a oggi.

Indice

  1. L’attacco del 7 ottobre 2023: cosa successe in Israele
  2. La risposta israeliana e l’invasione della Striscia di Gaza
  3. Dalla prima tregua del 2023 al cessate il fuoco del 2025
  4. Rafah e l’avanzata nel sud di Gaza
  5. La guerra arriva anche in Libano
  6. Anche la Cisgiordania entra sempre più nella crisi
  7. Nel 2025 arriva un nuovo accordo, ma la guerra non finisce davvero
  8. Tre anni dopo, Gaza resta una crisi aperta

L’attacco del 7 ottobre 2023: cosa successe in Israele

Nella mattina di sabato 7 ottobre 2023, migliaia di razzi furono lanciati dalla Striscia di Gaza verso Israele mentre miliziani guidati da Hamas oltrepassavano il confine, attaccando kibbutz, basi militari e località del sud del Paese.

Uno degli attacchi più sanguinosi avvenne durante il festival musicale Nova, dove centinaia di persone furono uccise.

Il bilancio complessivo dell’assalto fu di circa 1.200 morti, in maggioranza civili, mentre 251 persone vennero rapite e portate nella Striscia di Gaza. Fu il giorno con il maggior numero di vittime nella storia di Israele.

Nelle ore successive il governo israeliano dichiarò lo stato di guerra e diede il via alla risposta militare contro Hamas.

La risposta israeliana e l’invasione della Striscia di Gaza

Israele iniziò immediatamente a bombardare Gaza e impose un assedio totale della Striscia, limitando inizialmente l’ingresso di elettricità, carburante, cibo e altre forniture.

Il 27 ottobre 2023 cominciò la fase terrestre dell’offensiva, con l’ingresso dell’esercito israeliano nel nord di Gaza.

Nei mesi successivi le operazioni si estesero progressivamente verso il centro e il sud della Striscia. Interi quartieri furono distrutti, gran parte della popolazione fu costretta a spostarsi più volte e ospedali, scuole e infrastrutture essenziali subirono danni enormi.

A ottobre 2026 il bilancio comunicato dalle autorità sanitarie di Gaza ha superato 74mila palestinesi uccisi dall’inizio della guerra.

Dalla prima tregua del 2023 al cessate il fuoco del 2025

La prima pausa nei combattimenti arrivò nel novembre 2023 e durò circa una settimana. Durante quei giorni Hamas liberò una parte degli ostaggi israeliani in cambio del rilascio di detenuti palestinesi.

Fu però soltanto una tregua temporanea e, all’inizio di dicembre, i combattimenti ripresero.

Un nuovo accordo venne raggiunto nel gennaio 2025, dopo oltre quindici mesi di guerra. La tregua entrò in vigore il 19 gennaio e prevedeva un sistema di scambi tra ostaggi israeliani e detenuti palestinesi, oltre a un aumento degli aiuti umanitari.

Nella prima fase furono liberati 33 ostaggi israeliani e circa 2.000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. L’accordo, però, non arrivò alla seconda fase. Il 18 marzo 2025 Israele riprese su larga scala gli attacchi sulla Striscia e la tregua si interruppe.

Rafah e l’avanzata nel sud di Gaza

Uno dei momenti centrali della guerra è stato l’assalto a Rafah, nel sud della Striscia.

Tra la fine del 2023 e i primi mesi del 2024 la città era diventata il principale rifugio per centinaia di migliaia di palestinesi in fuga dalle altre zone di Gaza. Prima dell’offensiva terrestre, nell’area si trovavano oltre un milione di sfollati.

Nel maggio 2024 Israele avviò l’operazione terrestre a Rafah e prese il controllo del valico con l’Egitto, uno dei principali punti di accesso alla Striscia.

Le operazioni militari e gli ordini di evacuazione provocarono un nuovo spostamento di massa della popolazione. Il valico rimase poi chiuso o fortemente limitato per lunghi periodi, fino a una parziale riapertura nel 2026.

La guerra arriva anche in Libano

Già dall’ottobre 2023 Hezbollah, gruppo armato e politico libanese sostenuto dall’Iran, aveva iniziato a scambiare attacchi con Israele lungo il confine.

Nel settembre 2024 lo scontro si intensificò drasticamente. Una serie di esplosioni simultanee colpì cercapersone e dispositivi di comunicazione utilizzati da membri di Hezbollah; seguirono pesanti bombardamenti israeliani sul Libano.

Il 27 settembre 2024 un attacco israeliano a Beirut uccise il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah.

Pochi giorni dopo l’esercito israeliano entrò nel sud del Libano. Gli scontri proseguirono fino al 27 novembre 2024, quando Israele e Hezbollah accettarono un cessate il fuoco mediato da Stati Uniti e Francia.

Il conflitto aveva causato oltre 3.700 morti in Libano e costretto circa 1,4 milioni di persone a lasciare temporaneamente le proprie case.

La tregua, però, non ha eliminato completamente le tensioni: nel 2026 Israele e Libano hanno dovuto negoziare nuovamente le modalità di applicazione del cessate il fuoco.

Anche la Cisgiordania entra sempre più nella crisi

Parallelamente alla guerra di Gaza, la situazione è peggiorata anche nella Cisgiordania occupata.

Le forze israeliane hanno intensificato raid e operazioni militari in diverse città e campi profughi, in particolare nelle aree di Jenin, Tulkarem e Nablus. Sono aumentati anche gli scontri tra palestinesi e coloni israeliani.

La Cisgiordania è un territorio palestinese occupato da Israele dal 1967. Gli insediamenti israeliani costruiti nei territori occupati sono considerati illegali dalla maggior parte della comunità internazionale, posizione contestata da Israele.

La crisi di Gaza ha quindi contribuito ad aggravare ulteriormente una situazione già estremamente instabile.

Nel 2025 arriva un nuovo accordo, ma la guerra non finisce davvero

Una svolta è arrivata nell’ottobre 2025, quando Israele e Hamas hanno accettato la prima fase di un nuovo piano sostenuto dagli Stati Uniti.

Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 10 ottobre 2025. L’accordo ha permesso lo scambio degli ostaggi rimasti e di detenuti palestinesi e ha favorito un aumento degli aiuti umanitari nella Striscia.

Ma a distanza di un anno i punti più complessi dell’intesa restano irrisolti.

Hamas non è stato completamente disarmato, Israele non si è ritirato dalla Striscia e circa due terzi di Gaza restano sotto controllo israeliano. Dall’entrata in vigore della tregua, inoltre, gli attacchi israeliani hanno provocato secondo le autorità sanitarie locali oltre 1.400 morti palestinesi.

Anche la ricostruzione procede lentamente: le necessità sono stimate in oltre 71 miliardi di dollari, mentre una parte enorme della popolazione continua a vivere in tende o edifici danneggiati. Più di 1,2 milioni di persone si trovano ancora in condizioni di grave insicurezza alimentare.

Tre anni dopo, Gaza resta una crisi aperta

Tre anni dopo l’attacco di Hamas, Gaza rimane in gran parte devastata e la maggioranza dei suoi oltre due milioni di abitanti ha vissuto almeno uno sfollamento. Gli attacchi continuano nonostante il cessate il fuoco, mentre la ricostruzione è ancora agli inizi.

In Israele, intanto, il terzo anniversario viene commemorato ricordando le circa 1.200 vittime del 7 ottobre e i 251 ostaggi rapiti quel giorno. La gestione della guerra continua inoltre a essere uno dei principali temi di scontro nella politica israeliana.

Quella iniziata il 7 ottobre 2023 come una guerra tra Israele e Hamas ha così finito per trasformarsi in una crisi regionale molto più ampia, coinvolgendo direttamente o indirettamente Libano, Iran, Yemen e Cisgiordania e modificando profondamente gli equilibri del Medio Oriente.

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