Lo slang della generazione Z? Viene dal palco di un concerto Trap

Marcello G.
Di Marcello G.
giornata programmatica 2019

Forse distanti dai “classici”, ma attenti ai testi moderni. Tutto si può dire ai giovani d’oggi - la Generazione Z - tranne che non siano proiettati verso il futuro, immaginando un’evoluzione della lingua italiana, ovviamente a modo loro. Sono i ragazzi dei neologismi, come eskere, bibbi e bufu. Un vocabolario rinnovato che forse è influenzato dalle fonti ‘letterarie’ di riferimento: i testi delle canzoni. Considerando che tra chi le ascolta abitualmente, oltre il 70% si concentra più sulle parole che sulla base musicale. Questo è ciò che emerge da una ricerca effettuata da Skuola.net su oltre 2.500 ragazzi, tra gli 11 e i 25 anni, in occasione della “Giornata ProGrammatica 2019”, l’evento per la promozione della lingua italiana ideato da “Radio3 – La Lingua Batte” insieme al Miur e in collaborazione con il Ministero degli Esteri (MAECI), l'Accademia della Crusca, l'Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI) e la Comunità Radiotelevisiva Italofona (CRI), di cui Skuola.net è partner.


Il nuovo vocabolario lo scrivono i cantanti

Poeti? Drammaturghi? Romanzieri? No, ai ragazzi interessano i cantanti. È proprio dalla musica che oltre due terzi di loro traggono oggi ispirazione per esprimersi e parlare con i propri amici, spesso senza neanche pensarci (il 38%), tanto i testi delle canzoni sono diventati linguaggio comune e condiviso. Che sia per scrivere messaggi o dediche (19%) o per usare le frasi come slang sia scritto che parlato (39%) oppure semplicemente perché colpiti da citazioni particolarmente belle (42%), le parole delle canzoni stanno conquistando l’universo giovanile. Molto di più di quanto accadeva ai loro genitori.

Rap, Trap e Hip-Hop senza rivali

E forse è proprio per questo che oltre il 40% di loro preferisce ascoltare cantanti di casa nostra o, quantomeno, musica italiana e internazionale in egual misura (28%); solo il 31% predilige gli autori stranieri. Il genere preferito e quindi più presente nelle loro conversazioni? Il rap, l’hip-hop e la trap non hanno rivali, sono il filone più seguito e amato (con il 38% dei voti), dal quale i ragazzi attingono a piene mani. Non a caso questi brani hanno nella parola il loro punto di forza. A seguire, troviamo la musica pop (sempre una sicurezza), soprattutto perché ha testi da poter utilizzare nel linguaggio di tutti i giorni: conquista 1 ragazzo su 5. Terzo posto per la musica indie, in rapida ascesa negli ultimi anni, che si attesta al 16%; merito anche dei testi iconici che hanno contraddistinto le ultime produzioni. Non fanno, invece, breccia nel cuore delle nuove generazioni il rock (7%) e la musica latino-americana (3%).




Il teatro piace, ma solo in teoria

Si può dunque affermare che, per la GenZ, il vero palcoscenico dove la lingua italiana può mutare e prendere nuova forma è senza dubbio quello sul quale salgono band e cantanti, più che attori e drammaturghi. I testi in musica surclassano quelli in prosa, anche se rimane qualcuno a cui piace il teatro: si tratta di circa 1 su 2. Il problema è che platee e balconate, fosse per loro, rimarrebbero quasi deserte: solo 1 su 10 frequenta i teatri. Sono un po’ di più quelli che seguono corsi di teatro: quasi un terzo degli appassionati. E, come visto per le canzoni, per loro anche i testi teatrali possono dare spunti per esprimersi nella quotidianità. Ma in modo diverso: le citazioni che si appuntano o si ricordano dalle opere che leggono, infatti, vengono usate prevalentemente come spunto quando scrivono temi o riflessioni, quasi nessuno le sfrutta per interagire con i coetanei.
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20 novembre 2019 ore 15:30

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