
Un archivio digitale grande quanto un’enciclopedia, fatto di immagini sottratte dai social di donne comuni e di figure pubbliche, dalle influencer alle attrici, fino a ministre e leader politiche.
È il forum Phica.eu, una piattaforma nata quasi vent’anni fa e diventata, con oltre 200mila iscritti, una vetrina di sessismo online. Qui, scatti di personaggi come Giorgia Meloni, la sorella Arianna, Elly Schlein, Chiara Ferragni o Paola Cortellesi vengono ritoccati, estrapolati dal loro contesto e accompagnati da commenti volgari.
Il caso, esploso grazie alle denunce di alcune attrici ed esponenti politiche, ha già acceso i riflettori della Polizia Postale. Ma soprattutto ha riportato al centro del dibattito un tema che da anni si trascina senza risposte: il confine tra privacy violata, sfruttamento dell’immagine e responsabilità delle piattaforme.
Indice
Politiche di ogni schieramento nell’archivio hot
La lista dei nomi è lunga e attraversa trasversalmente lo scenario politico italiano: da Mara Carfagna a Maria Elena Boschi, da Chiara Appendino a Mariastella Gelmini, fino alle ministre Anna Maria Bernini e Daniela Santanché. Foto pubbliche o private, in costume o durante eventi ufficiali, vengono riproposte con toni sessisti e trasformate in materiale da consumo.
Uno schema che ricorda da vicino il caso del gruppo Facebook “Mia Moglie”, smantellato solo pochi mesi fa dopo la scoperta di un archivio digitale di migliaia di immagini intime condivise senza consenso. La differenza è che Phica.eu resisteva dal 2005, alimentato da un flusso costante di contenuti sottratti e catalogati al dettaglio.
La denuncia di Valeria Campagna
A dare visibilità al caso è stata Valeria Campagna, capogruppo Pd al consiglio comunale di Latina e vicesegretaria dem nel Lazio. La consigliera, racconta il ‘Corriere della Sera’, ha scoperto di essere finita a sua insaputa nella “sezione politica” del forum: scatti in bikini durante una gita in barca, foto di eventi pubblici, momenti di vita privata trasformati in oggetto di scherno.
“Oggi sono schifata, arrabbiata, delusa. Ma non posso tacere: questa storia riguarda il diritto di tutte noi di vivere senza paura”, ha dichiarato. Per poi aggiungere un ulteriore elemento inquietante: alcuni commenti fanno riferimento al suo corpo “dal vivo”, segno che a scriverli potrebbero essere persone della sua stessa città, o comunque persone che hanno avuto una qualche “vicinanza” nei suoi confronti.
Una catalogazione inquietante
Campagna ha raccontato di essere rimasta colpita soprattutto dalla meticolosità dell’archivio: sezioni dedicate alle donne di singole province, raccolte tematiche che rendono evidente come non si tratti di episodi isolati ma di una pratica sistematica.
Un’organizzazione che, stando alle sue parole, trasforma il forum in un gigantesco strumento di controllo e possesso, più che di semplice voyeurismo. Non a caso la consigliera parla apertamente di “cultura dello stupro”: molestie mascherate da complimenti, che nulla hanno a che fare con l’apprezzamento estetico e molto con il potere e l’oggettificazione.
Le altre voci coinvolte
Non è sola, Campagna. Altre esponenti dem hanno deciso di uscire allo scoperto: l’eurodeputata Alessandra Moretti ha denunciato la sottrazione sistematica di sue immagini e spezzoni tv; la parlamentare Lia Quartapelle, riferendosi al portale, ha parlato di un “forum porno” a tutti gli effetti; l’ex deputata Alessia Morani ha annunciato azioni legali per tutelare la propria dignità. Un coro di proteste che sottolinea quanto il fenomeno sia radicato e colpisca trasversalmente le figure pubbliche, indipendentemente dal ruolo istituzionale o dal profilo di notorietà.
Ma la fuga di immagini non colpisce soltanto il mondo della politica, ma anche quello delle influencer e delle creator. La doppiatrice Arianna Craviotto ha raccontato di aver scoperto con sgomento che foto tratte dai suoi profili pubblici erano finite sul forum, caricate senza alcun consenso: “Non so neanche quantificare la rabbia che ho in questo momento”, ha detto, invitando a firmare una petizione lanciata su Change.org per fermare la piattaforma.
Stessa sorte per l’ex tronista di Uomini e Donne Vittoria Deganello, che ha ricevuto privatamente screenshot con anni di suoi contenuti condivisi sulla community, anche in questo caso senza alcuna autorizzazione. E ancora, l’attrice Greta Ragusa, che ha trovato immagini e video dei suoi account pubblici indicizzati sul sito dopo una semplice ricerca online. In tutti i casi, scatti “normalissimi” da Instagram o Facebook, sessualizzati e trasformati in oggetti di consumo.
Il precedente di “Mia Moglie”
Il caso, come detto, si inserisce in un contesto già segnato da episodi analoghi. Solo pochi mesi fa Meta aveva deciso di rimuovere il gruppo Facebook “Mia Moglie”, 32 mila iscritti e un repertorio di immagini intime sottratte da coniugi o compagne inconsapevoli. Una decisione presa per violazione delle policy contro lo sfruttamento sessuale online, con la promessa di collaborazione con le forze dell’ordine.
Ma la vicenda, rafforzata da casi analoghi, ha dimostrato quanto sia fragile il confine tra comunità private e pubblico dominio, e quanto velocemente i contenuti possano proliferare.
La chiusura di Phica.eu e le indagini in corso
Nelle ultime ore, intanto, è arrivata la notizia che Phica.eu ha chiuso i battenti. I gestori, in un comunicato, hanno respinto le accuse parlando di una piattaforma nata come luogo di discussione e condivisione personale, ma degenerata per colpa di utenti che ne avrebbero stravolto lo spirito. “Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a bloccare in tempo i comportamenti tossici che hanno spinto Phica a diventare, agli occhi di molti, un posto dal quale distanziarsi”, si legge nella nota.
Una versione che non spegne le polemiche: continuano infatti ad arrivare denunce da tutta Italia, mentre la polizia postale ha avviato accertamenti per ricostruire la filiera delle immagini rubate e risalire agli autori dei commenti sessisti.