Giovani stanchi e disillusi, al referendum compatti per il No

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

studenti protestano

Il risultato del referendum è ormai acquisito. Il No ha trionfato in modo schiacciante in molte città italiane. Il Sì è fermo al 40,89%, mentre i No arrivano al 59,11%. 33.243.845 gli italiani che si sono presentati alle urne, un numero superiore a qualsiasi altra consultazione referendaria, come evidenzia anche l'Istituto Cattaneo di Bologna. Il No ha prevalso nelle fasce di popolazione più in difficoltà, sia a livello geografico, che a livello generazionale, che sotto il profilo del reddito. Al Sud il No è stato più forte, così come tra i giovani e nelle fasce di reddito più basse. Qui ovviamente ci si basa sugli exit poll e non su dati reali. Secondo quanto riporta Quorum per Sky Tg 24, il No ha stravinto tra i giovani (81%) e nella fascia 35-54 (67%), mentre il Sì prevale con il 53% tra gli over 55. Non solo, nei 100 comuni con più disoccupati il No vince con il 65,8%, nei 100 con meno disoccupati vince il Sì con il 59%. Può sembrare un paradosso, ma il leader che si è presentato sulla scena politica con l’intento di rottamare la classe dirigente di lungo corso del suo partito non ha convinto i più giovani, ma ha conquistato gli elettori con almeno 55 anni di età. "Tra gli under 35 si è registrata maggiore astensione, intorno al 38%, più del dato complessivo del 32%", sottolinea Roberto Weber, presidente dell’istituto Ixè. "Renzi ha mancato l’obiettivo di mobilitare i più giovani".

Giovani al referendum compatti per il No

Vice Italia ha intervistato, dopo il referendum, alcuni giovani di Milano. Per Virginia, ad esempio "un cambiamento è necessario, ma nella direzione corretta, e non era questa. Noi giovani non abbiamo più voglia di farci tirare in mezzo dagli slogan che sembravano quelli di una pubblicità. Ci siamo stancati, vogliamo dei fatti e delle certezze". Per Claudia, invece, "Il cambiamento non deve partire dalla Costituzione, c'è molto altro da fare prima". Ci sono i giovani che hanno votato Sì, come Edoardo, perché sperava “che qualcosa cambiasse. Invece così non è stato: la stragrande maggioranza ha votato no... e niente, ce la teniamo, accettiamo questa decisione, siamo in una democrazia
Dunque il governo più social della storia repubblicana non è popolare tra i giovani. Maria Elena Boschi invitava i giovani a votare Sì ‘per non farsi rubare il futuro’, ma hanno votato no perché Renzi non ha saputo rispondere alle emergenze del presente. Pertanto i discorsi su velocità, cambiamento e “rottamazione” non sono stati percepiti come un’occasione di coinvolgimento dai famosi "Neet" (ovvero non essere impegnati con lo studio, né con il lavoro né con formazione professionale), ma come l’ennesimo ‘tradimento’ della classe dirigente verso una generazione sempre più rassegnata e disinteressata alla vita politica.

Giovani: stanchi e disillusi

Dunque la favola del ragazzo di provincia che si prende il più importante partito italiano con la pretesa di rivoltarlo per cambiare l'Italia e renderlo un paese più "smart" rischia di interrompersi bruscamente. Per Renzi, ma anche per la politica, in generale, l'ennesima occasione persa per far breccia su un elettorato stanco e disilluso.

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