Viaggio della Memoria: io ho fatto la valigia prima di partire, loro non hanno potuto

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Mentre mi preparavo per partire e inzeppavo la valigia di calze e magliette termiche comprate last minute dal solito Decathlon perché lì “fa freddo”, mi sono fermato a riflettere. Se fossero entrati in casa mia dei signori vestiti scuro e in tedesco mi avessero ordinato di lasciare tutto e partire, così com’ero vestito, come avrei reagito? Non lo so, certo non mi sarebbe piaciuto. Pensa, ero in ansia perché non ero sicuro di aver preso tutto, eppure sapevo che il viaggio sarebbe durato due giorni. E poi, partire per dove, ma soprattutto perché? Ormai i fatti di cui parliamo, la deportazione e lo sterminio di massa, sono lontani quasi 70 anni. Una vita. E studiati sul libro di storia o visti con i documentari non fa lo stesso effetto che provare, sulla propria pelle, ad immedesimarsi. Sarà per questo che ogni anno il Miur organizza il Viaggio della Memoria, un itinerario sui luoghi della grande vergogna per far provare agli studenti che quello che studiano è realmente. Dicono che dopo il Viaggio il punto di vista cambia, eccome se cambia. Io non lo so, sono qui insieme a un centinaio di studenti provenienti da tutta Italia per capirlo ma soprattutto raccontarlo, per te e tutti i nostri visitatori.


Il viaggio: dal ghetto di Cracovia ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau


I miei compagni di viaggio sono stati selezionati fra le scuole che si sono distinte per progetti legati al tema della Shoah. Anche la Ministra Valeria Fedeli fa parte della spedizione, in una delle sue prime uscite ufficiali. Di sicuro la prima insieme a un gruppo così cospicuo di studenti. E subito ci tiene a precisare che vuole farsi chiamare “Ministra” e non “Ministro”: non per una questione personale, ma perché “è importante riconoscere il ruolo femminile anche quando si occupano posizioni di alta responsabilità”. E incoraggia le ragazze a prendere il volo, senza paura. A proposito di volo, noi siamo arrivati a Cracovia comodi comodi con un aereo. I nostri connazionali di origine ebraica invece ci sono arrivati tutti stipati in qualcosa di simile a un treno per il bestiame. E quando sono giunti qui probabilmente hanno trovato tanto freddo, visto che da queste parti, in inverno, i -15 sono alla portata. E non avevano le Timberland o il Woolrich. Dettaglio non trascurabile. Ma torniamo ai compagni di viaggio, con noi ci sono anche Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute al campo di sterminio e adolescenti al momento della deportazione. Prima tappa nel ghetto di Cracovia, macabro antipasto della visita ai campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Seguici su Skuola.net, nelle prossime ore pubblicheremo aggiornamenti sul sito e sui social.

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