bare ghana

Un pesce gigante per un pescatore, una cabina fotografica per chi ha passato la vita dietro l’obiettivo, un aereo per chi amava viaggiare. Sembrano sculture nate per una mostra d’arte contemporanea, ma hanno una funzione molto concreta: sono bare.

In Ghana, soprattutto tra il popolo Ga dell’area di Accra, esiste una tradizione funeraria in cui il feretro può assumere la forma di un oggetto legato alla vita della persona scomparsa.

Queste creazioni sono conosciute come fantasy coffins, bare figurative o abebuu adekai, espressione spesso tradotta come “scatole dei proverbi”.

Non si tratta semplicemente di scegliere una forma buffa o spettacolare. Ogni bara racconta qualcosa: il mestiere svolto, una passione, il ruolo nella comunità, un sogno oppure un simbolo comprensibile alla famiglia e alle persone presenti al funerale.

Indice

  1. Una bara può raccontare un’intera vita
  2. Perché i funerali sono così importanti per il popolo Ga
  3. Chi ha inventato le fantasy coffins?

Una bara può raccontare un’intera vita

Il principio è abbastanza semplice: il feretro deve rappresentare chi lo utilizzerà per il suo ultimo viaggio.

Un agricoltore può essere sepolto in una grande pannocchia o in una cabossa di cacao. Per un pescatore si può costruire un pesce. Un autista può essere ricordato con un taxi, mentre chi amava volare potrebbe scegliere un aereo.

Negli anni sono state realizzate anche bare a forma di scarpa, automobile, macchina fotografica, bottiglia, telefono e animale.

La scelta, però, non dipende sempre soltanto dal lavoro. La forma può rappresentare anche un’aspirazione, il carattere della persona o il modo in cui la famiglia vuole conservarne il ricordo.

È quindi una specie di biografia scolpita nel legno: invece di leggere una descrizione, basta guardare la bara per iniziare a capire qualcosa del defunto.

Perché i funerali sono così importanti per il popolo Ga

Questa tradizione è particolarmente legata ai Ga, una popolazione presente soprattutto nella regione della Grande Accra.

Nella loro cultura, la morte non viene considerata soltanto una conclusione. Il rapporto con gli antenati continua e il funerale diventa un passaggio fondamentale, durante il quale la famiglia mostra rispetto per la persona scomparsa e per il ruolo che ha avuto nella comunità.

Per questo le cerimonie possono essere grandi, partecipate e ricche di musica e colori. Le fantasy coffins si inseriscono in questa atmosfera: non servono a prendere la morte alla leggera, ma a celebrare in modo visibile l’identità di chi non c’è più.

Visti da fuori, questi funerali possono apparire molto diversi dalle cerimonie più sobrie diffuse in Italia. Il significato, però, è tutt’altro che superficiale: la bara diventa l’ultimo messaggio costruito dalla famiglia per raccontare una vita.

Chi ha inventato le fantasy coffins?

La versione moderna di questa tradizione viene spesso associata al falegname Seth Kane Kwei, che lavorava a Teshie, nella periferia di Accra, a partire dagli anni Cinquanta. La sua bottega divenne famosa per la produzione di bare dalle forme sempre più dettagliate e originali.

Più in generale, secondo diverse ricostruzioni, le bare figurative deriverebbero dai palanquini decorati (una sorta di portantino, cioè una struttura o una seduta trasportata a spalla da più persone tramite lunghe aste) utilizzati in precedenza dai capi Ga. Inoltre, anche l’artigiano Ataa Oko avrebbe iniziato a produrre feretri personalizzati nello stesso periodo, o forse alcuni anni prima di Kane Kwei.

Più che l’invenzione improvvisa di una singola persona, si tratterebbe quindi dell’evoluzione di una tradizione già presente nella cultura locale. Kane Kwei resta comunque una figura decisiva, perché la sua bottega contribuì a rendere queste opere conosciute anche fuori dal Ghana.

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