
Chi l’avrebbe mai detto che piangere a comando potesse trasformarsi in un vero secondo lavoro? Nel Regno Unito c’è chi lo ha fatto: una donna racconta su TikTok di guadagnare 45 sterline all’ora (circa 52 euro) fingendosi amica o parente del defunto ai funerali. In questo modo, avrebbe messo da parte oltre 46mila sterline, cioè più di 50mila euro, in un solo anno.
Questa figura insolita, in realtà, esiste già e ha origine antiche. Si chiama “professional mourner”, ovvero lamentatore professionista. E non serve alcuna qualifica particolare per esercitarla, ma basta la capacità di entrare in un ruolo e, soprattutto, di piangere su richiesta. Una pratica che affonda le sue radici nella storia di Paesi come Cina ed Egitto, e che oggi si sta diffondendo anche in Occidente.
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Un lavoro “su commissione”
Come spiega la donna, il compito è quello di integrarsi nella cerchia familiare con finte storie e identità costruite ad hoc. Per riuscirci, prima del funerale, i professionisti preparano una scheda completa del defunto: dettagli biografici, aneddoti inventati e spiegazioni convincenti per giustificare perché altri presenti non li abbiano mai incontrati prima.
Crying on cue: le lacrime a comando
Il cuore del mestiere sta, però, nel saper piangere su richiesta: “Per essere un lamentatore di successo, dovrai riuscire a provocare tristezza a comando”, dice la donna.
Infatti, non è facile commuoversi per qualcuno mai conosciuto. Per questo, i lamentatori si aiutano con scene di film drammatici o con canzoni tristi per evocare le lacrime. Fondamentale è che il dolore appaia credibile, altrimenti il rischio è di insospettire parenti e amici del defunto.
Un’antica tradizione che diventa business
Questa pratica, come detto, esiste da tantissimo tempo - da oltre 2.000 anni - e risale all’antica Cina, con le ‘donne piangenti’, che ebbero un ruolo anche in Egitto. Oggi, però, non è solo tradizione: è un mercato in crescita. Nel Regno Unito, secondo i dati, le prenotazioni sono aumentate del 50% nell’ultimo anno.
Un lavoro impegnativo
Fare il “mourner”, in ogni caso, non è sempre semplice. Le famiglie a volte pongono regole rigidissime. Il londinese Owen Vaughan, che lavora come professionista del settore, lo racconta così: "Insomma, non si tratta solo di piangere: occorre resistere alla fatica emotiva, rispettare indicazioni precise e restare credibili per tutta la cerimonia".