Le parole italiane più belle e strane che non si usano più

parole italiane che non si usano più

All'Interno della lingua italiana, come in molti altri idiomi, vi sono parole che sono ricche di significato e molto interessanti. Ciononostante, molto spesso quest'ultime rischiano di cadere nel dimenticatoio e di diventare obsolete.

Le parole dimenticate più belle e strane

È il caso ad esempio di gaglioffo, che significa briccone, ribaldo o di meditabondo, ovvero essere assorto in meditazione o di pleonastico, che significa ridondante. Difficilmente queste parole sono state lette o sentite, eppure sono a tutti gli effetti delle valide alternative quando si sta scrivendo o quando si sta conversando con una persona, in modo tale da evitare continue ripetizioni sia nel parlato che nello scritto.

Parole che non si usano più

Queste parole non sono le uniche a essere spesso dimenticate: vi è ad esempio il termine apostrofare, ovvero aggredire qualcuno verbalmente, o ramanzina, che è un lungo rimprovero, bislacco, chi si comporta in una maniera strana, lapalissiano, ovvero una cosa che è ovvia, sciammanato, ovvero disordinato o trasandato. Utilizzare uno di questi vocaboli potrebbe essere inizialmente percepito come una cosa buffa o simpatica. Successivamente, però, i vostri amici o la vostra famiglia potrebbero iniziare a immagazzinare questi termini e utilizzarli a loro volta.

L'Importanza di avere un buon lessico

Quando si studia una lingua straniera, la maggior parte dei professori sostiene che più parole conosci più potere hai. Questo vale anche per la lingua italiana. Maggiore è il nostro lessico, più amplio è il nostro bagaglio culturale e la nostra possibilità di esprimerci al meglio.
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28 marzo 2019 ore 16:00

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