
Una teoria scientifica, supportata da dati clinici, ha fatto emergere una verità brutale: i livelli di ansia registrati oggi negli studenti delle superiori e negli universitari sono identici a quelli dei pazienti ricoverati negli ospedali psichiatrici negli anni '50. Sì, hai letto bene. Quello che tu chiami "stress da esame", settant'anni fa sarebbe stato trattato come una patologia clinica e a sostenerlo è Jean M. Twenge, psicologa e docente presso la San Diego State University.
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La fine della spensieratezza?
Per oltre un secolo, i livelli di benessere cognitivo sono cresciuti. Poi, qualcosa si è rotto. E no, non è dovuto alla "troppa sensibilità" delle attuali generazioni. Si tratta di un carico emotivo che l'evoluzione umana non ha ancora imparato a gestire:
- Pressione 24/7: Tra interrogazioni, test e la corsa al voto perfetto, il cervello non ha mai un momento di "off".
- L'effetto "Vetrina": I social media non sono solo svago. Sono un confronto costante e spietato con le vite (apparentemente) perfette degli altri, che distrugge l'autostima un post alla volta.
- Incertezza sistemica: Rispetto ai nostri genitori, viviamo in un mondo dove il "posto fisso" e la stabilità sono miraggi, alimentando un'ansia per il futuro che diventa cronica.
Dal 1950 al 2026: cosa è cambiato?
Negli anni '50, i livelli di ansia che oggi consideriamo "normali" per un diciannovenne erano associati a diagnosi di esaurimento nervoso o nevrosi gravi. Oggi, invece, ci viene chiesto di berci un caffè e continuare a studiare (o lavorare).
Secondo esperti come Jared Cooney Horvath, neuroscienziato dell'Università di Melbourne e direttore di LME Global, il problema non è solo quanto studiamo, ma come viviamo: siamo costantemente bombardati da micro-informazioni e notifiche che frammentano la nostra attenzione, portandoci a uno stato di allerta perenne. È come se il nostro sistema nervoso fosse convinto di essere sempre sotto attacco.
Riconoscere e validare: il primo passo
Se ti senti svuotato, se l'ansia ti chiude lo stomaco prima di entrare in aula o se la domenica sera diventa un incubo, sappi che sì, è tutto reale e non "solo nella tua testa". La pressione subita non è normale, non è "formativa" e non è sana. Riconoscerlo è l'unico modo per iniziare a pretendere un sistema (scolastico e sociale) che metta la salute mentale davanti alla performance.