5 cose che hai travisato della Divina Commedia

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di dante divina commedia e confusione

Quest'anno sono si celebra il 750esimo anniversario della nascita di Dante Alighieri. A scuola vi avranno fatto una testa tanta sull'argomento, appesantita ancora di più da tutto il programma scolastico che prevede lo studio della Divina Commedia. Perchè, ammettiamolo, sarà anche l'opera più bella di tutti i tempi, ma che pesantezza quando bisogna parafrasarne i canti all'ultima ora del venerdì! E allora meglio inventare qualche escamotage per alleggerire la lettura dei versi danteschi con un po' di ironia. E bisogna ammettere che la Divina Commedia di spunti in questo senso ne offre parecchi. Skuola.net ne ha trovati 5 che ti avranno portato almeno una volta a travisare tutto il senso di un canto anche a te, ecco quali sono:

#5. GLI IGNAVI CHE IGNORANO

foto di ignavi

Partiamo dalla confusione in cui tutti siamo caduti leggendo per la prima volta il canto III dell'Inferno, esattamente quello che parla del Vestibolo dove incontriamo loro, gli ignavi. Ora, ammettiamolo, l'aggettivo non è dei più comuni e per assonanza si associa facilmente agli ignari. Ed ecco che nel fare velocemente la parafrasi del canto, prima di correre fuori con gli amici, è stato facile dire che ignavi sono coloro che non sanno, che ignorano. E magari il prof leggendo l'errore ha anche sorriso. Poi però è tornato in sé e vi ha regalato la sua insufficienza. Se ancora non avete capito il perchè ve lo diciamo noi: gli ignavi sono coloro che nella loro vita non hanno agito nè in bene, nè in male. Niente a che fare con l'ignoranza, insomma. Al massimo quella Dante l'avrebbe potuta mettere in Paradiso, visto che è beata!

#4. LA LONZA, CHE BUONA!

foto di lonza

In realtà, la nostra confusione è iniziata un paio di canti prima del Vestibolo, esattamente al canto I dell'Inferno, quando abbiamo visto Dante vedersi sbarrato la strada da tre fiere: un lupo, un leone e... una lonza! E chi a questo punto, con la mente non si è allontanato un momento dalla classe per chiedersi che bestia fosse la lonza? Un maiale? Un maiale con un collo ben visibile? No, non può essere che Dante abbia deciso di affiancarlo a un leone e un lupo, lo avrebbero senz'altro mangiato... Ah ecco, era il pasto di accompagnamento per il lupo e il leone! Poi avete scoperto che la lonza non era l'insaccato che la mamma vi aveva lasciato per pranzo, ma una lince che ai tempi di Dante viveva sulle Alpi e gli Appennini.

#3. VAI COL LIMBO

foto di limbo

Alzi la mano chi non ha pensato che il prof stesse per accendere lo stereo e sistemare un bastone poggiandone le estremità su due banchi quando ha nominato la parola "limbo"! Eppure no, niente musica caraibica e niente gara a chi riesce a passare sotto al bastone senza toccarlo man mano che si abbassa. Il limbo a cui si riferiva il prof, di divertente ha molto poco. Lo abbiamo trovato nel canto IV dell'Inferno insieme ai virtuosi non battezzati o nati prima di Cristo.

Guarda il video in cui Benigni spiega un canto della Divina Commedia

#2. IL GIRONE CHE PUZZA

foto di flatulenti

Vi state chiedendo qual è? Facile, quello dei flatulenti! Sì, ok, lo sappiamo che non esiste. In realtà, quello a cui facciamo riferimento è il girone dei fraudolenti, ma chi almeno una volta, nel ripetere la lezione sul canto XIII dell'Inferno, per la fretta e l'assonanza non ha detto flatulenti anzichè fraudolenti? Speriamo solo non vi sia successo durante l'interrogazione...

#1. NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA...

foto di mago otelma

Ma "nostra" di chi? Tornando al principio de La divina commedia, all'incipit del canto I dell'Inferno, possiamo capire come tutta la nostra confusione sia a monte dell'opera. Tutti, ammettiamolo, ci siamo chiesti con chi fosse Dante nel mezzo del cammin della sua vita visto che Virgilio ancora non era apparso. Poi abbiamo appreso che parlava da solo usando il plurale maiestatis e utilizzando la prima persona plurale anzichè singolare per riferirsi a se stesso. Un po' come il mago Otelma, per intenderci.

Serena Rosticci

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