Doveva morire ieri, diventando la prima donna giustiziata in Tennessee dopo 200 anni. Invece, per Christa Pike, le cose sono andate diversamente. Dopo aver ricevuto ben due dosi letali di pentobarbital, la donna è sopravvissuta all'esecuzione ed è stata portata via in ambulanza dal carcere di Nashville.
Dopo il fallimento, il governatore Bill Lee ha sospeso le altre esecuzioni previste fino a fine anno. La vicenda riguarda gli Stati Uniti, ma la sua storia parla anche a chi ha la tua età: aveva 18 anni quando commise l'omicidio per cui è stata condannata.
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Due dosi di pentobarbital e Pike è ancora viva
I rappresentanti dei media, in una stanza separata, hanno riferito che alle 19:27 i funzionari hanno aperto le tende della camera della morte. Pike era legata a una barella. Secondo i suoi avvocati, le sono state somministrate due dosi di pentobarbital.
Dopo le iniezioni è rimasta cosciente a lungo. A un certo punto ha sollevato la testa e ha chiesto ai funzionari se fosse normale quel bruciore al braccio, come se stesse per scoppiare.
Le tende si sono chiuse e poi riaperte. Pike ha perso conoscenza: secondo i testimoni a tratti "russava sonoramente", mentre altri l'hanno vista lamentarsi e scalciare per il dolore. Poi è stata caricata su un'ambulanza.
I suoi legali hanno spiegato in un comunicato: "Non siamo stati informati sulle sue condizioni". Hanno aggiunto che le preoccupazioni della difesa si sono rivelate fondate: difficoltà di accesso venoso, rottura delle vene, pentobarbital degradato e nessuna assistenza medica d'emergenza, in un protocollo che resta segreto.
La direttrice esecutiva del Death Penalty Information Center, Robin Maher, ha descritto l'esperienza di Pike come "singolare e senza precedenti". Altre sette persone erano sopravvissute a complicazioni mediche perché non si trovava una vena, ma nessuna era rimasta in vita dopo aver ricevuto i farmaci.
Che cosa succede ora: il Tennessee ferma le esecuzioni
Mentre si svolgeva la procedura, gli avvocati di Pike hanno depositato un'istanza d'urgenza alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Sostenevano che la donna subisse una "sofferenza inutile", in violazione del diritto a non essere sottoposta a pene crudeli.
Nelle ore precedenti l'esecuzione era già stata sospesa per diverse ore. Si attendeva che una corte d'appello federale decidesse su un ricorso della difesa, che chiedeva di riaprire il procedimento per esaminare gli abusi sessuali subiti fin dall'infanzia.
Quegli abusi erano stati omessi al processo del 1995 e riconosciuti in un'udienza speciale di agosto.
La Corte Suprema ha però annullato la sospensione e la procedura è ripartita. Il governatore Bill Lee, che lunedì scorso aveva respinto la richiesta di grazia, dopo i fatti ha fermato le altre esecuzioni fino alla fine dell'anno.
Lee ha anche chiesto, in base a quanto riportato dall'agenzia Italpress, "una indagine indipendente per accertare esattamente cosa sia successo".
Perché Pike era nel braccio della morte
La condanna di Pike risale al 1996 e riguarda l'omicidio della compagna di studi Colleen Slemmer, commesso il 12 gennaio 1995. Quella notte c'era anche l'allora fidanzato Tadaryl Shipp, che aveva 17 anni ed è stato condannato all'ergastolo.
In carcere le sono stati diagnosticati un disturbo bipolare e un disturbo da stress post-traumatico, legato alle violenze sessuali subite dalla scuola materna in poi. In 30 anni Ong e associazioni per i diritti umani hanno chiesto più volte la grazia.
Maher ha dichiarato di recente: "se fosse processata oggi, probabilmente non verrebbe condannata a morte".
Pike era nel braccio della morte del Tennessee da circa 30 anni. Se l'esecuzione fosse riuscita, sarebbe stata la prima donna giustiziata in Tennessee negli ultimi 200 anni.
Non è nemmeno la prima procedura andata storta quest'anno nello Stato. A maggio Tony Carruthers ha ottenuto una sospensione di un anno: la squadra non era riuscita a inserire una linea endovenosa dopo oltre un'ora di tentativi. Secondo i suoi legali, lo ha punto più di una dozzina di volte.