Ventuno ore di ricerche e poi il sollievo del ritrovamento. È quanto hanno vissuto i familiari di Benedetta e Domitilla, due sorelle di 12 e 8 anni di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, introvabili dalla sera di venerdì 18 settembre 2026.
Le due bambine sono state ritrovate il pomeriggio successivo in un negozio vicino a casa. Dopo gli accertamenti all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, sono state dimesse in buone condizioni, ma restava da capire perché fossero rimaste nascoste lì mentre familiari e soccorritori le cercavano.
Le indagini hanno portato a una risposta legata ai video visti online. Secondo il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, le sorelle sono entrate nel negozio di loro iniziativa per imitare una sfida diffusa su YouTube e sui canali di alcuni influencer: passare la notte in un esercizio commerciale senza farsi scoprire.
Indice
Cosa è successo a San Cataldo
Le due sorelle sarebbero entrate nel negozio approfittando delle operazioni di chiusura, senza che il padre lo sapesse. Gli inquirenti hanno esaminato la cronologia dei dispositivi usati dalle minori, e le ragazze hanno raccontato di essersi ispirate a contenuti visti online.
Il quadro emerso non riguarda una fuga o un allontanamento volontario in senso stretto: le sorelle sono rimaste all'interno del negozio per l'intera notte, nello stesso luogo vicino a casa dove poi sono state trovate. È qui che si inserisce il riferimento alla sfida che avrebbero voluto replicare.
Cos'è la sfida delle "24 ore" in un negozio
L'espressione inglese "24 Hour Overnight Challenge" indica una famiglia di video costruiti sulla stessa idea: restare nascosti in un luogo pubblico o commerciale dopo la chiusura e trascorrervi la notte senza farsi notare.
Il numero 24 compare spesso nei titoli, ma non descrive necessariamente la durata reale di ogni episodio.
Nel caso di San Cataldo, il riferimento più vicino ai contenuti citati dagli inquirenti è "24 ore in un negozio" o "tutta la notte in un negozio". Chiamare il fenomeno con un'unica etichetta aiuta a riconoscerlo, ma non significa che esista una sfida organizzata con regole identiche per tutti.
Le indagini descritte dalla Procura riguardano l'emulazione di video, e non documentano che le sorelle volessero filmarsi, pubblicare contenuti o ottenere visualizzazioni.