mani di donna con smartphone

La Procura di Taranto ha aperto un fascicolo d'indagine per fare luce sul tragico suicidio di una studentessa di 18 anni, avvenuto lo scorso 11 maggio ad Avetrana.

La giovane si è tolta la vita lanciandosi dal balcone di casa e, pur avendo lasciato una lettera di addio ai propri cari, non ha esplicitato i motivi del gesto. Con il passare dei giorni, tuttavia, sta avanzando l'ipotesi che la ragazza fosse vittima di body shaming e cyberbullismo da parte di coetanei. A riportare la notizia, La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il sequestro dello smartphone e le indagini della Procura

Il sostituto procuratore Francesco Sansobrino, a cui è stato affidato il caso, ha coordinato i primi accertamenti dei Carabinieri. I militari hanno già provveduto al sequestro dello smartphone della vittima. L'obiettivo degli inquirenti è analizzare a fondo i contenuti multimediali, i registri delle chiamate e le chat sulle piattaforme di messaggistica e sui social network.

L'attività investigativa si è resa necessaria in seguito alle numerose indiscrezioni e voci circolate sul web e tra i compagni di scuola subito dopo il dramma, le quali convergono su presunte vessazioni online e attacchi mirati legati all'aspetto fisico della diciottenne.

L'appello della famiglia e le indagini difensive

I genitori della studentessa, che frequentava l'ultimo anno di liceo, chiedono che venga fatta piena chiarezza sulla vicenda. Assistiti dall'avvocato Cosimo Micera, i familiari hanno lanciato un appello alla comunità locale e ai compagni di scuola della figlia, invitando chiunque sia a conoscenza di elementi utili a farsi avanti, anche in forma anonima.

Il legale ha inoltre avviato una serie di indagini difensive per verificare il quadro emotivo della giovane e accertare se stesse affrontando un profondo stato di malessere psicologico causato da insulti e denigrazioni virtuali.

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