Verità scenica e Arte: a lezione con Roberta Faccani

Martina Napoli
Di Martina Napoli


Sentire e credere il vero nella realtà viene spontaneo. Quando studiamo, leggiamo o ci emozioniamo, a prescindere dall’azione, ciò che mettiamo in atto è un gesto istintivo, reale, non dettato da alcuna teatralità. Ma quando si recita, per creare il vero e crederci, occorre immaginarlo, studiarlo e trasportarlo sul palcoscenico.
Ma come possiamo parlare di verità se a teatro tutto è finzione? Noi l’abbiamo chiesto a Roberta Faccani, cantautrice e attrice italiana, amata sin dai primi anni della sua carriera.
Roberta è stata voce del gruppo musicale “Matia Bazar,” ed è famosa per aver partecipato a numerosi spettacoli di successo come "Pinocchio - Il Grande Musical", "Alice nel Paese delle Meraviglie" e “Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo”.

Alle nostre domande, ha risposto così:


Cos'è più importante a teatro: che siano veri i fatti, la scenografia, i costumi, i gesti, oppure che la finzione scenica provi nell'attore un sentimento vero e sincero?

E’ ovvio che tutto quello che hai elencato, messo in scena, con qualità e intelligenza, fa parte di ciò che fa funzionare veramente uno spettacolo, ma credo che la cosa fondamentale rimanga la veridicità del performer quando riesce a calarsi perfettamente nel ruolo affidatogli. Veridicità, per me, significa essere quel personaggio in tutto e per tutto, comunicando allo spettatore la sensazione di essere di fronte alla radice pura delle emozioni e non alla sua contraffazione.


Com'è possibile fare in modo che un attore riviva in modo autentico un sentimento e non lo rappresenti semplicemente?

Calarsi in un ruolo nasce non solo dall’istinto del bravo attore attraverso il suo talento, ma anche e soprattutto dallo studio maniacale che il performer deve fare di quel personaggio.
Voce, gestualità, prosa, tutto al servizio del personaggio. Se poi hai una buona regia, è tutto molto più semplice. A volte bisogna sottrarre per avere, altre aggiungere; ogni ruolo è a sé, così come ogni spettacolo, ma è indubbio che scavare e capire chi devi essere e non chi devi "recitare" sia un preciso dovere.

Guarda il video:


Cosa vuol dire "sentire e credere il vero in scena"?

Sentire il vero è essere il vero. Nel preciso istante in cui si entra in scena, ma a mio avviso anche molto prima, ci si deve dimenticare la propria essenza di essere umano per accedere nelle viscere di qualcuno che spesso è anche molto lontano da se stessi. Un transfert totale, fatto di mille sfaccettature ed equilibri. E' importante capire che avvicinarsi non è esattamente essere, per cui io personalmente cerco di eludere Roberta più che posso. E’ altrettanto vero, però, che i grandi attori, quelli indimenticabili, riescono comunque a lasciare la propria firma di unicità al personaggio; se si riesce poi a fare ciò, senza snaturare la verità della mise en Place, allora si fa davvero la differenza.


Vi sono due strade destinate ad incontrarsi: una porta al mestiere, l'altra all'arte pura. Vi può mai essere un mestiere senza arte?

Questo "dell’arte e mestiere" è un dilemma millenario, oserei dire, che tutto sommato io chiamerei "retorica".
Intanto fare bene il proprio mestiere è già molto, se non tutto.
L'arte pura? Appena pensi di volerla creare, è proprio lì che ti freghi con le tue stesse mani.
Essere artisti con la A maiuscola è roba assai complicata, o forse semplice, ma solo per chi, a mio avviso, ha cambiato o cambia la storia. Tutto il resto, cioè il 90% di chi lavora nel campo artistico, fa semplicemente un mestiere a tutti gli effetti, con gioie, dolori, noie, momenti down e up. C'è chi lo fa bene, chi male, chi discretamente e chi solo, ahimè, per raggiungere il successo. Farlo con onestà intellettuale, studio, talento, passione, voglia di migliorarsi e mettersi in continua discussione, con una quotidiana e stacanovistica abnegazione, è già tantissimo. Se poi, anche per un solo istante, riesci anche tuo malgrado a creare arte pura, beh, sei fra quelli del 10%!

Io la penso così. Dunque, fai intanto bene più che puoi e reputati fortunato e fiero se mai qualche scintilla divina attraverserà il tuo lavoro.


La creazione finale non è lo scopo principale, ma solo una tappa preliminare nella ricerca della propria forma artistica. Sei d'accordo?

La creazione finale...Risponderò così: iniziamo intanto dall’incipit, portiamoci avanti step by step; poi vedremo dove andremo a finire, un po' come nella vita!


Martina Napoli

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