Concetti Chiave
- Gioachino Antonio Rossini, nato nel 1792 a Pesaro, è considerato uno dei maggiori operisti italiani dell'800 e il re dell'opera buffa.
- Il suo talento musicale si manifesta precocemente, con il debutto al Teatro alla Scala nel 1812 con l'opera "La pietra di paragone", che segna il suo primo grande successo.
- Tra le sue opere giovanili, "Tancredi" e "L’italiana in Algeri" emergono come capolavori, mostrando il suo innovativo uso di calembour e ritmi travolgenti.
- Rossini si ritira dalla scena operistica a soli 37 anni, dopo aver scritto "Guglielmo Tell", l'ultima opera che rispecchia la nuova musica romantica.
- Negli anni successivi, compone opere sacre e brevi pezzi da camera, culminando nella creazione della "Petite Messe solennelle", un capolavoro anticipatore di soluzioni musicali del '900.
Indice
L'infanzia e i primi successi
Uno dei maggiori operisti italiani dell’‘800, considerato il re dell’opera buffa. Figlio di due musicisti (il padre Giuseppe Antonio suona il corno e la madre Anna Guidarini è cantante), Gioachino Antonio Rossini (29 febbraio 1792, Pesaro - 13 novembre 1868, Passy, Parigi) mostra prestissimo uno spiccato talento musicale. Dal 1804 al 1810 frequenta con eccellenti risultati il Liceo musicale di Bologna. Due anni dopo è già una celebrità: La pietra di paragone, l’opera buffa con cui il giovane pesarese debutta al Teatro alla Scala il 26 settembre 1812, è la sua settima opera, e il suo settimo successo.
Capolavori e opere giovanili
Tra la fine di quell’anno e l’inizio del seguente, la burletta per musica in 1 atto L’occasione fa il ladro (1812) e la farsa giocosa in 1 atto Il signor Bruschino (1813) chiudono con altri due trionfi il ciclo delle opere giovanili. Nel 1813 vengono alla luce due fra i grandi capolavori di Rossini: il melodramma eroico in 2 atti Tancredi, la prima opera seria, ammirata da Stendhal e Goethe per la sua perfezione apollinea e il dramma giocoso in due atti L’italiana in Algeri, in cui esplode per la prima volta (nei due finali d’atto) il gusto rossiniano per il calembour, il gioco di parole e ritmi che si fa meccanismo irresistibile e travolgente.
La comicità rossiniana
La parabola delle grandi opere comiche si compie nel breve giro di 4 anni: all’Italiana in Algeri fa seguito, l’anno seguente, Il Turco in Italia poi, nel 1816, Il barbiere di Siviglia e nel 1817 La Cenerentola. Se Il Turco in Italia viene a torto, considerato un “doppione” dell’Italiana in Algeri (deve attendere il sec. XX per essere rivalutato), Il Barbiere di Siviglia viene affossato, già alla prima rappresentazione, dai sostenitori di Giovanni Paisiello (che aveva musicato pochi anni prima lo stesso soggetto). Ma nelle sere successive la commedia trionfa, diventando il simbolo stesso della comicità rossiniana: una comicità che guarda al passato, al mondo dell’opera buffa ormai sul viale del tramonto, diventando puro gioco fonico e musicale che travolge i personaggi e diventa esso stesso protagonista. Nel dramma giocoso in 2 atti La Cenerentola si respira, invece, un clima diverso, e il sorriso è già venato di malinconia.
Il ritiro e le opere sacre
Negli anni seguenti, Rossini si dedica solamente all’opera seria, rallentando i ritmi di lavoro e cominciando a godere i frutti (anche economici) di un successo diventato, nel frattempo, internazionale. Dopo un viaggio a Londra, dal 1824 al 1829 è a Parigi, dove ottiene lusinghieri successi ma anche pungenti critiche di essere ormai “sorpassato”, incapace di adattarsi al nuovo clima romantico. Agli attacchi Rossini risponde da par suo: il 13 agosto 1829, all’Academie Royale de Musique di Parigi, va in scena Guglielmo Tell. È la sua ultima opera, scritta secondo i canoni della “nuova” musica, con forme aperte, esaltazione del patriottismo e della natura. A soli 37 anni abbandona le scene. In seguito, amareggiato e per lunghi periodi sofferente di esaurimenti nervosi, scrive soltanto pezzi brevi da camera (che raccoglie in 14 volumi sotto il titolo di Péchés de vieillesse) e alcune opere sacre, fra cui uno Stabat mater (1841) e, soprattutto, la bellissima Petite Messe solennelle (assoluto capolavoro anticipatore di alcune soluzioni tipiche del ‘900), terminata quattro anni prima di morire e dedicata direttamente “al buon Dio”.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato di Gioachino Rossini nell'ambito dell'opera italiana?
- Quali sono alcuni dei capolavori giovanili di Rossini?
- Come si evolve la comicità nelle opere di Rossini?
- Qual è il significato di "Guglielmo Tell" nella carriera di Rossini?
- Cosa scrive Rossini dopo il suo ritiro dall'opera?
Rossini è considerato uno dei maggiori operisti italiani dell'‘800 e il re dell’opera buffa, mostrando un talento musicale precoce e raggiungendo la celebrità già a 20 anni con opere di grande successo come "La pietra di paragone".
Tra le opere giovanili di Rossini si trovano "L’occasione fa il ladro" e "Il signor Bruschino", seguite da capolavori come "Tancredi" e "L’italiana in Algeri", che evidenziano il suo stile unico e il gusto per il calembour.
La comicità rossiniana si sviluppa attraverso opere come "Il Barbiere di Siviglia" e "La Cenerentola", dove il gioco fonico e musicale diventa protagonista, mentre il clima di "Cenerentola" introduce una malinconia sottesa.
"Guglielmo Tell" rappresenta l'ultima opera di Rossini, scritta secondo i nuovi canoni musicali, e segna il suo ritiro dalle scene a soli 37 anni, rispondendo alle critiche con un'opera che esalta il patriottismo e la natura.
Dopo il ritiro, Rossini si dedica a pezzi brevi da camera e opere sacre, tra cui lo "Stabat mater" e la "Petite Messe solennelle", quest'ultima considerata un capolavoro anticipatore di soluzioni musicali del ‘900.