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Le caratteristiche della musica rinascimentale


Il Rinascimento è un movimento culturale che, insieme all’Umanesimo, ha coinvolto gran parte dell’Europa nei secoli immediatamente successivi al Medioevo, quindi XXVI e parte del XXVII, nel quale si assisterà anche al suo declino.
Tra le più importanti innovazioni culturali che questi due movimenti hanno portato, ricordiamo l’idea dell’uomo come artefice del proprio destino e la riscoperta in chiave filologica dei testi classici.

La musica del periodo rinascimentale è caratterizzata dallo sviluppo delle linee polifoniche e dalla profanizzazione dei brani. Questo perché, in ottica umanista, la Chiesa perdeva il suo valore di guida dell’uomo, sostituita dallo spirito dell’essere umano artefice del proprio destino.
Proprio per questo, la musica si discosto dall’ambiente ecclesiastico.

Le due principali forme musicali rinascimentali


Si svilupparono principalmente due forme musicali: il madrigale e la frottola.

Entrambi caratterizzati dalla polifonia, che andava dalle 4 alle 6 voci, si distinguevano per i temi trattati: i testi madrigali parlano di amore, prendendo ispirazione dai grandi poeti stilnovisti, come Dante e Petrarca, e da quelli a loro contemporanei, come Boiardo e Ariosto.



Al contrario, la frottola trattava i temi popolari, subendo tantissimo l’influenza locale.

L’Italia ebbe da questo punto di vista un ruolo primario, in quanto la frammentazione politica della penisola fece sì che i musicisti incontrassero lo stimolante ambiente delle corti.
Il principale centro della musica rinascimentale profana fu Venezia.

La scuola veneziana, nata con Adrian Willaert, vide in massimo splendore grazie ad artisti come Claudio Monteverdi, Luca Marenzio, Carlo Gesualdo di Venosa, Andrea Gabrieli e Giovanni Gabrieli, i quali introdussero strumenti a fiato e ad arco accanto al tradizionale organo.

Accanto a tale stile rimase comunque vivo il modello sacro, soprattutto a Roma, sede del potere centrale della Chiesa.
Caratteristica di tale stile era il cantare “a cappella”, ovvero senza il supporto di strumenti musicali (il termine deriva dal luogo in cui avveniva l’esecuzione dei brani, privo appunto dell’organo).
Il massimo esponente della scuola romana fu Giovanni Luigi da Palestrina, che sviluppò un vero e proprio linguaggio polifonico e cercò di unire i due modelli contrapposti proponendo al Papa una messa in sei parti, conforme all’influenza rinascimentale.


A cura di Carlo Rugiero
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