Mamma mia dammi cento lire


Tutti i popoli hanno creato canzoni per esprimere idee, sentimenti e desideri collettivi. Si tratta quasi sempre di parole e musiche anonime, trasmesse oralmente di generazione in generazione, con storie che spesso ricorrono con varianti da regione a regione.

I temi sono i più vari: quelli che riguardano sentimenti e situazioni personali come l’amore o la morte, quelli di tipo collettivo come la guerra e il lavoro, quelli che raccontano storie antiche, spesso con toni epici.

Questo famosissimo canto degli emigranti è diffuso in varie versioni in tutta l’area del Nord Italia e ricorda i grandi flussi migratori verso l’America della seconda metà dell’Ottocento.

Una ragazza si rivolge alla madre chiedendole del denaro per andare in America: la madre è contraria, ma i fratelli intercedono in suo favore. La ragazza parte, ma in mezzo all’oceano il bastimento affonda. Il tema della fanciulla che infrange un divieto della mamma e di conseguenza more era già presente in un canto popolare molto antico che ispirò Mamma mia: solo che lì il divieto riguardava il matrimonio della figlia. Quando gli italiani cominciarono ad emigrare il testo antico venne trasformato per parlare di un problema attuale: il desiderio dei giovani di fuggire dalla miseria cercando fortuna in un altro paese, il timore degli anziani, la triste realtà dei numerosi naufragi, dovuta al fatto che le navi degli emigranti erano spesso vecchie e insicure.

A partire dal primo Novecento moltissimi sono i giovani che emigreranno in America anche dal Sud Italia, come verrà testimoniato da numerose canzoni.

La musica di Mamma mia è lenta e triste; la lingua è una specie di italiano popolare con una base di dialetti del Nord Italia (“suoi fratelli” per “i suoi fratelli2, “lasséla andà” per “lasciatela andare”, “si l’è fundà” per “è affondato”, “m’àn tradì” per “m’hanno tradita”, “son venute la verità” per “si sono rivelate vere”).

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