Forza e bellezza della vita


Circe, la potente maga che trasforma gli uomini in animali, aveva trattenuto Odisseo e i compagni per più di un anno nella sua remota isola (il suo nome, Eea, in greco significa “isola dell’alba”), ma quando l’eroe aveva espresso il desiderio di partire, aveva generosamente rinunciato a usare il suo potere per fermarlo. Gli suggerisce anzi di arrivare fino alla casa di Ade, il dio fratello di Zeus che governa il sotterraneo regno dei morti e dà il nome a quel luogo. Là avrebbe potuto incontrare l’anima di Tiresia, il più famoso tra gli indovini greci, e avere da lui notizie sulle traversie che ancora l’attendevano nel viaggio di ritorno e sulla situazione della sua patria e della sua casa.

Seguendo le dettagliate istruzioni di Circe, Odisseo attraversa l’Oceano e arriva alle porte dell’Ade; qui si affollano le anime, desiderose di parlare con un vivente. Odisseo, oltre a Tiresia (da cui ha le informazioni sul proprio futuro), incontra la madre, apprendendo così, con doloroso sgomento, che essa era morta durante la sua lunga assenza, e molti eroi che gli erano stati compagni nella spedizione contro Troia. Disperata è soprattutto l’anima di Achille: troppo tardi si accarge che la fama conquistata col suo valore non gli procura, da morto, alcun piacere. La gloria che aveva fortemente voluto, rinunciando a un’esistenza lunga ma anonima e accettando di morire ancora ragazzo, pur di essere il primo tra tutti i guerrieri, non lo consola della perdita della vita. La sola gioia possibile per l’uomo consiste nell’atto semplice, banale e meraviglioso del vivere.

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