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La sfida di Aracne

Fra le decine di miti che affollano l'universo delle Metamorfosi, il poema del poeta latino Ovidio, quello di Aracne si pone come un monito a non sfidare gli dei, ma soprattutto come un tragico esempio di vendetta nei confronti di chi cade nel peccato di superbia. Aracne, una semplice plebea della Lidia, vantando
la sua superiorità nell'arte della tessitura presieduta da Minerva, suscita l'ira della dea, offesa dall'arroganza della fanciulla. A ben vedere, per Aracne, lo scopo della contesa è quello di dimostrare che gli esseri umani possono dar prova di capacita ben superiori a quelle degli dei e che niente è superiore all'ingegno dell'uomo: chi intende sopprimerlo lo fa soprattutto per invidia e per paura.


Sanzionato come uno dei peccati più gravi dell'uomo, l'orgoglio trova una drammatica esemplificazione nel mito di Aracne.
Il racconto si sviluppa interamente intorno alla contrapposizione fra le due protagoniste, una umana l'altra divina, accomunate dall'estremo desiderio di primeggiare. Ma l'infinito potere degli dei ha la meglio: poco importa chi sia la migliore fra le due: a prevalere, in ogni caso, è la divinità.
Il mito si presta a considerazioni importanti non solo intorno alla superbia della fanciulla frigia, ma anche riguardo all'immagine stessa che gli dei danno di sé. Pallade, divinità di cui erano noti equilibrio e saggezza, non sfugge tuttavia alla regola che nega ai mortali ogni possibilità di competere con gli dei, anche a costo di mettere in discussione proprio quelle qualità positive che di norma li distinguono. Non conta, infatti, che attributi considerati squisitamente umani, come ad esempio l'invidia, caratterizzino nel mito l'inflessibile dea, con pesanti ricadute proprio sulla creatura che ha suscitato sentimenti così poco nobili: ciò che importa è sottolineare, a torto o a ragione e una volta di più, che l'arbitrio divino non va posto in discussione.
Dunque il mito la dice lunga sul potere di alcuni, anzi di molti sistemi religiosi che si arrogano il diritto di stabilire che cosa siano il bene e il male, al di là di ogni valutazione obiettiva.

Quanto ad Aracne, non si può negare che la sua vistosa arroganza, che la conduce al gesto estremo del suicidio, sia segno di orgoglio, per il quale, tuttavia, ci pare che la fanciulla paghi un prezzo eccessivamente alto.
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