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Mitologia greca - Calcante

Mitico indovino greco, fratello di Leucippa e di Teonoe, apprese l'arte della profezia da suo padre Testore e fu al seguito dei Greci nella spedizione contro Troia. Gli epici posteriori all'Iliade ne introducono la figura in gran parte delle vicende necessarie di una soluzione o di un'invenzione di tipo profetico, mescolando e interpolando di volta in volta le tradizioni precedenti e non contribuendo certo a una chiara lettura del personaggio. Celebri alcune delle profezie attribuitegli nel poema omerico, come quella con cui ad Aulide rivelò che Troia avrebbe sostenuto l'attacco nemico per nove anni, osservando un serpente azzurro che, sbucato dall'ara sulla quale Agamennone stava sacrificando a Zeus, divorò uno dopo l'altro otto uccelletti e la loro madre nel nido posto su di un albero nelle vicinanze. Quando la flotta greca si radunò per la seconda volta in Aulide, Calcante rivelò che i venti le sarebbero stati avversi, impedendole di salpare alla volta di Troia, fin tanto che non si fosse provveduto a placare l'ira di Artemide, offrendole in sacrificio Ifigenia, figlia di Agamennone. Quale sia stata, poi, la vera sorte di Ifigenia non risulta chiaro dalle fonti; certo è che la flotta fu finalmente in grado di salpare. Secondo una tradizione accolta fra l'altro da Apollodoro, dopo la fine della guerra di Troia.

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