Maturità 2018, chi se ne importa del voto. Meglio concentrarsi sui test d’ingresso all’università

Marcello G.
Di Marcello G.

Scarsa ambizione, sano realismo o precisa volontà? Per gli studenti di quinto superiore si stanno rapidamente avvicinando gli esami di maturità 2018. Ma, oltre al ripasso generale, è arrivato anche il momento di fare un po’ di conti. Con quanti punti uscirò dalle varie prove? Come andranno gli scritti? E gli orali? Quale sarà il voto finale? Meglio dare priorità al presente o al futuro? Tutto domande a cui hanno provato a rispondere i circa 2500 maturandi intervistati da Skuola.net. Anche se, per molti, i sogni di gloria sembrano un’utopia già in partenza. O, più banalmente, in tanti hanno deciso di non spingere troppo sull’acceleratore, in vista degli impegni che li aspettano al varco appena finito l’esame.

Un terzo dei maturandi punta alla sufficienza, 1 su 10 al cento e lode

Poco più di 1 maturando su 10 – il 13% - ha infatti messo nel mirino il massimo dei voti: 100 e lode. E un altro 16% spera di posizionarsi nella fascia di voto d’élite, quella che oscilla tra i 91 e i 100 punti. Ma, se circa un terzo punta decisamente in alto, un numero identico di studenti si accontenterà: un 16% pensa che si fermerà tra i 60 e 70 punti; il 13% ha come unica preoccupazione quella di essere promosso, arrivando almeno al 60 (il voto minimo). E gli altri? Sono nel mezzo, non riuscendo forse a decifrare la situazione: il 24% (la fetta più consistente di ragazzi) mira a un punteggio ‘medio’ (tra il 71 e l’80), il 18% vorrebbe qualcosa di meglio e tenterà di agguantare un voto tra l’81 e il 90.

I crediti scolastici fanno la differenza: solo il 14% avrà il massimo

Ragionamenti, questi, probabilmente influenzati da come ci si presenterà ai blocchi di partenza. Perché, a prescindere dal rendimento nelle prove d’esame, molto del destino dei ‘diplomandi’ dipende dal curriculum scolastico, da come si sono comportati nell’ultimo triennio delle superiori. E, a quel punto, i calcoli diventano più semplici. Ad esempio, il 47% dei maturandi pensa di attestarsi tra i 15 e i 20 crediti, trasformando di fatto in un’impresa l’obiettivo dei 100 punti. E, guarda caso, il 14% spera di ottenere 25 crediti (il massimo): praticamente la stessa quota che punta alla lode. Il 24% vorrebbe arrivare all’esame con almeno 20 punti, per giocarsela. Mentre il 15% già sa che ne avrà meno di 15: per loro il cento alla maturità già rientra nel campo dell’impossibile.

Meglio la maturità o i test d’ingresso?

Ma c’è anche un'altra variabile che frena i ragazzi: i test d’ingresso. Per migliaia di ragazzi l’esame di Stato è solo l’anticipo di una lunga estate di studio, in vista delle prove d’accesso all’università. Oltre la metà, il 57%, dice che passerà per l’imbuto delle selezioni. In alcuni casi, per superarle, serve parecchio impegno. E la paura di qualcuno è che, concentrandosi troppo sulla maturità, ci sia il rischio di mandare a monte i progetti per l’avvenire. Così, tra loro, solamente il 49% per il momento si concentrerà esclusivamente sulle prove di giugno; 1 su 4 (il 25%) cercherà invece di conciliare le due cose; ma il 26% risparmierà le energie per i quiz.

La prova più complicata? La seconda

Tornando al cuore del discorso, alle prove di maturità. Quali sono le più temute? I giudizi si dividono. Rispetto al passato, resiste in vetta la seconda, quella d’indirizzo: il 31% la indica come lo spauracchio principale di tutto l’esame. Affiancata però dal colloquio orale, anch’esso con 31% di voti. Ma, se si parla di voto, la seconda è senza dubbio quella che potrebbe mietere il maggio numero di ‘vittime’: il 34% pensa che il giudizio più basso lo avrà proprio in questa prova. La prima prova, il tema d’italiano, rimane al contrario quella ritenuta più abbordabile: la teme solo 1 maturando su 10. E, di conseguenza, oltre un terzo (36%) immagina che lo scritto d’apertura dell’esame sarà quello che darà le soddisfazioni maggiori.


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24 ottobre 2018 ore 16:30

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