Traccia maturità 2015: Analisi del testo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno - Tema svolto

giorgia m.
Di giorgia m.

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foto di tracce prima prova maturità 2015 analisi del testo

Qui di seguito puoi trovare le tracce prima prova maturità 2015 e la soluzione dell'analisi del testo (tipologia A) su Italo Calvino, dall'opera "Il sentiero dei nidi di ragno", proposta agli studenti nelle tracce prima prova maturità 2015.

Foto delle tracce

SOLUZIONE DELLA TRACCIA (di Donato Antonio Ciampa)

1. Comprensione del testo
Una breve ma precisa descrizione di Pin, il protagonista, del suo essere e del suo mondo. Un bambino cresciuto troppo in fretta, dissimile dai suoi coetanei, più affine agli adulti da cui ha imparato storie (spesso volgari e con tematiche a fondo sessuale o criminale) e modi di essere che non si conformano agli altri bambini, con cui pure vorrebbe giocare, a cui vorrebbe mostrare il sentiero dei nidi di ragno che gli è caro. Pin è ostracizzato, picchiato, tenuto in disparte, considerato, dalle madri degli altri bambini, come un diverso: e così il protagonista si rifugia in quel mondo adulto che gli appartiene ancor meno di quello dell’infanzia, un mondo fatto di oscenità e di comportamenti dissoluti, in cui lui, come un giullare, si presta a ridere e piangere, insieme a questi “amici fittizi”, solo per riuscire ad arginare quel senso di vuoto e solitudine che lo pervade.

2. Analisi del testo
2.1.Pin viene descritto come un individuo cosciente, almeno in parte, delle differenze tra lui e i suoi coetanei e quelle, forse ancora maggiori, nonostante il suo atteggiamento, tra lui e gli adulti. Il vivere in un mondo che lo ha costretto a crescere in fretta, che lo ha messo di fronte a verità che, spesso, sono taciute ai ragazzi, lo spinge, inevitabilmente, tra le braccia di una maturità fittizia, fatta solo di apparenze, di imitazioni del comportamento dei “grandi” che lo circondano, forse neanche tanto ragionata o compresa. Calvino sottolinea che Pin assume, sia con i bambini che con gli adulti, lo stesso atteggiamento, sebbene in tempistiche differenti: se con i suoi coetanei, prima, cerca di mostrarsi amichevole (si fa intendere che vorrebbe condividere con loro il suo più grande segreto) e, in un secondo momento, dopo essere stato messo “al bando”, assume un atteggiamento scontroso, fatto di canzonature e di offese, tanto da portarlo ad essere malmenato da questi, con gli adulti il processo è assolutamente opposto, con una prima fase di “scontro”, da cui a volte non ne esce proprio bene, ad una conclusione, affogata nell’alcool e intossicata dal fumo, che porta le giornate a finire in maniera solo apparentemente allegra. Pin è il classico reietto, il “rifiutato” dalla società, vuoi per incompatibilità culturale, raziale, religiosa o filosofica, vuoi perché, semplicemente, non riesce a relazionarsi adeguatamente con il mondo che lo circonda. Certamente non un reazionario, eppure, per certi versi, un anticonformista a tutto tondo, testimone di un mondo che cambia e che, spesso, non riesce ad essere vissuto bene da tutti quelli che lo abitano. 2.2.Una ripetizione che immediatamente salta agli occhi si ha nel primo paragrafo del brano, in cui il ridondare del nome “Pin” non solo rende, in qualche modo, musicale la descrizione delle attività e dei fatti che coinvolgono il protagonista, attraverso una enumerazione costante di eventi, ma fa anche sentirne la sua presenza nella descrizione in maniera totale, come se fosse un protagonista assoluto e non bisognoso di comprimari, in questa storia, cosa che si rivela, nella conclusione, assolutamente contraria a come, in realtà, si senta nei confronti del mondo che lo circonda. L’uso di alcuni particolari aggettivi (le braccine “smilze”, l’osteria “fumosa” e “viola”) e la scelta di alcuni vocaboli quasi più ricercati e distanti dai termini più generali che vengono usati nel racconto (carrugio, scapaccionarlo) sottolineano scelte lessicali volte a rendere maggiormente incisive le descrizioni, gli eventi, le situazioni in cui il protagonista si trova a trascorrere la sua vita, dando un senso di “realtà” che magari, altri termini più “classici e lineari” non permetterebbero di sentire. La metafora dello “ubriacarsi di risate”, verso la fine del testo, pone anche una analogia con quanto raccontato relativamente alla frequentazione di Pin con gli adulti: il passare il tempo in una fumosa osteria, con adulti dediti alle donne e, probabilmente, al fumo e all’alcool, suggerisce l’idea che lo stesso Pin, nonostante la giovane età, si spinga ad ubriacarsi, sia per mostrare di essere un pari tra diseguali, sia, più probabilmente, per riempire quel senso di vuoto che si evince dalla conclusione del brano stesso. 2.3.Pin è un solitario per scelta del mondo che lo circonda: nonostante cerchi il contatto con i bambini e con gli adulti, dai primi viene allontanato e dagli altri viene considerato più un “passatempo” che come una persona reale. Questo sentimento di negatività, come un vapore malsano e denso, pervade il suo spirito, fitto come una nebbia, e l’unico modo per liberarsene è quello di sottostare ad una regola ancor più spietata, fatta di menzogna, di sogni infranti, di bevute e di sconcezze che non si dovrebbero adattare alla vita di un bambino. Sebbene la metafora finale sia perfettamente chiarificatrice della sensazione che prova, il giovane, a doversi adeguare ad un mondo che sa che non gli appartiene e a cui egli stesso non appartiene, forse manca in essa un aspetto chiave, che pare trapelare dalla narrazione dei paragrafi precedenti: un senso di “durezza”, di “concretezza”, quasi la solidità di un macigno che questi sentimenti, così frustranti e negativi, comportano per la psiche e per la vita di questo bambino. Il termine nebbia, infatti, sicuramente rende l’idea di come queste vicende riescano a permeare totalmente l’animo di Pin, non lasciandoli altra via di fuga che l’oblio: eppure, allo stesso tempo, non riesce a far percepire che, oltre ad essere fitta e densa, questa negatività è anche pesante come un macigno che schiaccia lo spirito del giovane.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti (spunti)
Un po’ tutta la letteratura della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento tratta del tema del passaggio all’età adulta. Da David Copperfield ed Oliver Twist, i classici “sfigati” che si trovano ad affrontare un mondo che cambia e che li costringe ad adattarsi ad una maturità imposta, ai protagonisti più dissoluti, per quanto giovani, dei romanzi francesi del decadentismo, “arrampicatori sociali” spesso infantili, seppure messi a confronto con un mondo di nobili adulti e senza morale, fino ai protagonisti di quei romanzi quasi “didattici” della letteratura italiana quali “Cuore” di De Amicis e “Pinocchio” di Collodi, opere in cui la crescita forzata si contrappone, spesso, ad un desiderio di felicità che non si può raggiungere facilmente. Su un versante più avventuroso, possiamo citare “Kim” e “Il libro della Giungla”, anche queste opere in cui i protagonisti devono, per una serie di vicissitudini, abbandonare i comportamenti “infantili” prima del tempo, per assumersi responsabilità e doveri da adulto.
In epoca più moderna, vi sono altri esempi nella letteratura fantasy: i protagonisti de “Le cronache di Narnia”, bambini cresciuti durante la Seconda Guerra Mondiale che si ritrovano, loro malgrado, a guidare le sorti del conflitto del mondo parallelo e fantastico in cui vengono catapultati, o i due personaggi principali e caratteristici de “Il Signore degli anelli”, Frodo e Gollum, entrambi giovani Hobbit, entrambi costretti a maturare più velocemente di quanto li sia richiesto (stesso accade agli altri Hobbit nel romanzo), ma spinti, il primo, da un desiderio di amicizia, il secondo, invece, da un sentimento di avarizia e malvagità. Proprio Gollum, inoltre, ha caratteristiche molto simili a quelle di Pin, in quanto ostracizzato dalla sua razza e, sebbene ancora in grado di relazionarsi col mondo esterno, considerato, dagli altri, un reietto e una sorta di giocattolo.

Sempre in epoca moderna, non possiamo non citare i romanzi di avventura che vedono come protagonisti giovani adolescenti, bistrattati dalla loro società o dalle persone che li circondano, spesso dotati di un qualche potere o dono, oppure semplici predestinati a cambiare le sorti della storia (Hunger Games, le varie serie fantasy moderne). Tra queste, spicca la serie de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” (Il trono di Spade), in cui molti giovani protagonisti, in particolare i discendenti di casa Stark, o Daeneris figlia della Tempesta, sono costretti, dagli eventi, a rivestire ruoli adulti prima dei tempi. Non dimentichiamoci, infine, di molti manga shounen in cui, nuovamente, i protagonisti sono giovani, spesso bambini, costretti dagli eventi ad intraprendere un viaggio di formazione che li porta a crescere prima del tempo.
Una osservazione: in buona parte delle opere letterarie i giovani “troppo cresciuti” alla fine, in un modo o nell’altro, ottengono una rivalsa o un “premio” di qualche genere. Nel romanzo di Calvino, invece, Pin risulta non solo un reietto a causa della sua incompatibilità con le varie figure che lo circondano ma, in definitiva, risulta anche un perdente, un individuo che mai potrà rivalersi e ottenere un riconoscimento, simile in questo agli adulti e ai protagonisti del romanzo neorealista dell’epoca, come “I Malavoglia”, “Piccolo Mondo antico” o a film quali “Ladri di Biciclette” di De Sica.

COMMENTO ALLA TRACCIA:
Un brano forse inattesso, quello tratto da “Il Sentiero dei nidi di ragno” di Calvino, primo romanzo dell’autore italiano che, seppure denoti la presenza di elementi fantastici (come consuetudine di questo autore) può essere a ragione classificato come opera del neorealismo. Il brano si concentra sulla descrizione del protagonista, Pin, bambino solitario e ostracizzato dalla società, a causa del mestiere della sorella, una prostituta, sua tutrice. L’analisi del testo, guidata, risulta abbastanza standard: una sintesi iniziale del brano, alcune osservazioni relative allo stile e al personaggio di Pin e una comparazione del brano e delle tematiche con altre opere, sia italiane che straniere, che trattino gli stessi temi del libro: guerra, lotta partigiana e, soprattutto, le vicende di un bambino che si vede costretto a “diventare grande” suo malgrado, a causa dell’evolversi degli eventi.
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