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Walt Disney

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Indice

1. Paolino Paperino – La Seconda guerra mondiale p. 4

  • La faccia del Fuhrer p. 5
  • Hitler's Children Education For Death p. 6
  • La storia della gioventù tedesca durante la dittatura hitleriana p. 7
  • Quale era la teoria razziale di Hitler? p. 8
  • Cosa portò allo scoppio della Seconda guerra mondiale?

2. Peter Pan – Il fanciullino p. 10

  • Introduzione: somiglianza fra Peter Pan e Fanciullino

3. Paperon de’ Paperoni – Impresa bancaria p. 14

  • Introduzione p. 15
  • Chi è l’imprenditore? p. 16
  • Cos’è l’impresa e quanti tipi ne esistono? p. 17
  • Paperon de’ Paperoni che tipo di imprenditore è? p. 17
  • Cos’è la banca? p. 17
  • Quali sono le operazioni bancarie? p. 18
  • Cosa sono i prestiti e nello specifico i prestiti personali?

4. Il gobbo di Notre Dame – Malformazioni fisiche p. 21

  • Introduzione p. 23
  • Malformazioni e relative cause p. 25
  • I disabili e l’amore

5. Alice nel paese delle meraviglie – Disturbi bipolari p. 28

  • Introduzione: il Cappellaio matto e il suo comportamento p. 30
  • Quali sono le cause del disturbo bipolare? p. 30
  • Come si cura il disturbo bipolare? p. 31
  • Farmaci usati per curare la mani p. 31
  • Effetti collaterali dei farmaci

5. Walt Disney – Biography and Critical p. 33

  • Biography p. 34
  • Caring for children p. 35
  • Critical to Disney world

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Walt Disney ci mostra, attraverso uno dei suoi personaggi più famosi, un aspetto della vita conosciuto e vissuto in prima persona da milioni di persone: la Seconda guerra mondiale.

Il personaggio utilizzato per questo arduo compito è Paolino Paperino (in originale Donald Fauntleroy Duck) che nasce nel 1934 e sarà destinato ad un grandissimo successo.

Durante la sua lunga carriera, il celebre Paperino interpreta molti ruoli e nel 1942 è protagonista di un cartone di propaganda antinazista: La faccia del Fuhrer.

Il cartone inizia con l’entrata di una banda musicale (Hirohito al sassofono e Mussolini alla batteria) a passo di marcia, in un ideale villaggio tedesco tappezzato di svastiche, cantando inni in onore delle virtù naziste. Nel frattempo Paperino sta dormendo e al suono della marcia nazista alza istintivamente il braccio in segno di saluto a Hitler. Minacciato dai nazisti, Paperino si alza e fa colazione per prepararsi al lavoro. La sua colazione, essendoci la crisi economica, consiste solamente in una tazza di acqua con un chicco di caffè intinto, uno spray all’aroma di bacon e uova e del pane raffermo. Durante la colazione gli viene posta davanti al piatto una copia del Mein Kampf, per un momento di lettura, per poi essere trascinato alla fabbrica in cui lavora. Appena arrivato, Paperino inizia il suo turno giornaliero di 48 ore alla catena di montaggio, ed il suo lavoro consiste nell'avvitare le spolette di granate di artiglieria.

Mescolate alle granate ci sono ritratti del Fuhrer che lo costringono ad interrompere il lavoro ogni volta che appare un ritratto per fare il saluto nazista.

La velocità della catena di montaggio aumenta continuamente, e Paperino alla fine non riesce a tenere il ritmo. Per di più viene continuamente bombardato da messaggi propagandistici sulla superiorità della razza ariana e sulla gloria derivante dal lavoro per il Fuhrer. Dopo una breve pausa di riposo, consistente in esercizi di ginnastica in cui bisogna effettuare la posizione della svastica e il saluto nazista, Paperino è obbligato a fare turni straordinari, e soffre di frequenti allucinazioni, durante le quali vede granate di artiglieria dappertutto. Solo quando le allucinazioni finiscono e si ritrova nel proprio letto, a casa, negli Stati Uniti, capisce che è stato tutto un terribile incubo.

Alla fine, Paperino abbraccia una Statua della Libertà in miniatura accanto al letto, ringraziando di essere cittadino degli Stati Uniti d'America.

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Un altro corto di animazione venne prodotto dalla Disney per la propaganda antinazista. Walt Disney, prendendo spunto dal libro di Gregor Ziemer, pedagogista americano di stanza a Berlino, intitolato Educazione alla morte, realizza nel 1943 Hitler's Children Education For Death, in cui viene raccontata la storia del piccolo Hans, un bimbo nato nella Germania di Hitler. Viene quindi trattata l’educazione nazista dei bambini, un incubo a cartone; viene mostrato come uno scolaro timido può essere trasformato in un feroce sterminatore.

Hans viene sbeffeggiato dai compagni e dal professore perché troppo buono con i più deboli; così il piccolo decide di unirsi alla marcia nazista inneggiando a Hitler per cercare di integrarsi con i compagni e non sentirsi inferiore.

La sequenza continua con i bambini che fanno la marcia nazista percorrendo una strada; in seguito, il paesaggio cambia e si vedono i bambini tramutati in adolescenti, con la folla che li acclama. Il paesaggio cambia ulteriormente e diventa un campo di battaglia in cui gli adolescenti, divenuti adulti, continuano la loro marcia in onore di Hitler. Infine, il paesaggio di guerra scompare assieme ai soldati e rimane solo un grande prato verde ricoperto di lapidi.

Questo cartone, diversamente da La faccia del Fuhrer, che riusciva a divertire per la presenza maldestra di Paperino, mostra il lato più oscuro del nazismo e dell’educazione fondata sulla bugia.

I bambini furono per Hitler una facile preda, mai prima di lui nella storia tedesca la gioventù era stata tanto corteggiata e sfruttata per scopi così perversi. Fu impressa nelle menti dei bambini una concezione del mondo che rompeva i ponti con i valori della società umana. L’obiettivo era plasmare i giovani in modo che si adeguassero con entusiasmo all’ordine della dittatura senza mai domandare il perché, docili al punto da poter essere usati senza problemi nelle guerre di Hitler.

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La storia della gioventù tedesca durante la dittatura hitleriana

Tra il 1933 e il 1945 quasi tutti i ragazzi tedeschi fisicamente validi vennero inquadrati in un mostruoso ingranaggio che li inghiottiva a dieci anni e li restituiva a diciotto ma soltanto per arruolarli nelle file della SA o delle SS. Le SS - abbreviazione del tedesco Schutzstaffel («reparti di difesa») - erano un'unità paramilitare d'élite del Partito Nazista. Vennero formate reclutando appartenenti delle SA, nel 1925, per essere la guardia personale di Adolf Hitler e per sorvegliare i raduni del partito.

Ogni anno, la sera del 19 aprile, la vigilia del compleanno del Führer, le nuove leve facevano il loro solenne ingresso nella sezione giovanile del movimento nazista. Dopo il 1933, questa sezione giovanile divenne una scuola, una Chiesa, un sodalizio spirituale e razziale, il modello della società germanica che Hitler intendeva edificare. Nelle cerimonie iniziatiche, nei campeggi, nei corsi ideologici, nelle esercitazioni ginniche e militari, i giovani di Hitler apprendevano il senso dell’onore e il culto delle tradizioni germaniche, lo spirito combattivo, l'odio per gli ebrei e gli zingari, e soprattutto la devozione al Führer; e si preparavano a considerare la morte per la patria come il momento più alto e più nobile della loro esistenza.

Una devozione così totale che questi giovani, quando ormai le sorti del conflitto erano decise, accettarono di farsi massacrare combattendo al fronte o tra le macerie della Berlino accerchiata dall'Armata Rossa.

«Questa è la storia di una generazione che non ebbe scelta. Non fu lei a votare per Hitler, lo fecero i suoi genitori. Per effetto di quella scelta, i ragazzi e le ragazze degli anni Trenta e dei primi anni Quaranta furono catturati dallo Stato e usati dallo Stato come nessun’altra generazione tedesca prima e dopo la loro. “Questa gioventù”, dichiarò Hitler nel 1938 in un tono già quasi irridente e sprezzante, “non ha altra possibilità che imparare a pensare in tedesco e ad agire in tedesco.”»

Guido Knopp

Molti, tuttavia, furono coloro che uscirono da quella esperienza indignati e sgomenti. Ancora oggi, quando li si interrogano sui loro sentimenti di allora, molti "giovani di Hitler", ormai settantenni, fanno fatica a descrivere lo stato di ipnosi culturale con cui vissero la loro militanza giovanile. Ai giovani d'oggi che chiedono bruscamente: "Perché siete stati tanto scemi? Chi ve lo ha fatto fare?", uno di essi risponde semplicemente: "Ringraziate Dio di poter fare questa domanda. Noi allora non avremmo potuto farla".

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Quale era la teoria razziale di Hitler?

Al centro della teoria di Hitler sta l'idea della razza. Tutta la storia, dice Hitler nel suo libro Mein Kampf, è solo espressione dell'eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l'espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L'unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra. La guerra è l'unica cosa che può dare un senso più nobile all'esistenza di un popolo.

Di tutte le razze quella cosiddetta "ariana" o "nordica" è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, ed anche l'unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo.

Tradotto nella realtà questo significava per Hitler prima l'unificazione del continente europeo sotto il dominio della nazione tedesca, per cercare poi nuovo spazio vitale all'est, cioè in Polonia e in Russia. Ma questo doveva essere, come scrive Hitler, solo il preludio dell'ultima grande sfida, dello scontro finale contro gli Stati Uniti.

Ci sono numerose contraddizioni e imprecisioni nella teoria razziale di Hitler, ma probabilmente questo non è molto importante per Hitler, dato che in alcuni capitoli scrive con molta franchezza "la propaganda non ha il compito di essere vera, ha invece l'unico compito di essere efficace."

Infatti, questa propaganda doveva rivelarsi molto efficace. Sicuramente al disoccupato faceva piacere sentire che in fondo non era un piccolo disgraziato ma uno che apparteneva a una razza superiore. Parlando del suo futuro Reich Hitler promette: "Essere uno spazzino in un tale Reich sarà onore più alto che essere un re in uno stato estero".

Il secondo elemento fondamentale è l'antisemitismo. Per Hitler gli ebrei non sono una comunità religiosa, ma una razza, e cioè la razza che vuole rovinare tutte le altre. Mescolandosi con gli altri popoli, gli ebrei cercano di inquinarli, distruggendo la purezza della razza e eliminando così la loro forza, necessaria per la lotta per la supremazia.

Hitler: "L'Ebreo è colui che avvelena tutto il mondo. Se l'ebreo dovesse vincere, allora sarà la fine di tutta l'umanità, allora questo pianeta sarà presto privo di vita come lo era milioni di anni fa."

L'odio di Hitler contro gli ebrei non era solo strumento politico, era assoluto. Gli orrendi eventi degli anni 1940-1945, quando l'antisemitismo non poteva più servire come strumento politico, lo dimostrano.

Nell’ aprile del 1945, quando Hitler presagiva già la propria fine, detta al suo segretario: "Un giorno si ringrazierà il Nazionalsocialismo del fatto che io ho annientato gli ebrei in Germania e in tutta l'Europa centrale".

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Cosa portò allo scoppio della Seconda guerra mondiale?

La situazione successiva al primo conflitto mondiale non era abbastanza stabile da garantire una pace duratura. La ripresa economica degli anni Venti aveva favorito la distensione delle relazioni internazionali, culminata nel 1925 con la sottoscrizione degli <<accordi di Locarno>> da parte di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Belgio e Polonia. In base a tale intesa, la Germania riconobbe le frontiere occidentali disegnate dal trattato di Versailles e si impegnò a rispettare la smilitarizzazione della Renania (che venne portata a termine nel 1930). In cambio, nel 1926 la Germania fu ammessa nella Società delle Nazioni; nello stesso anno, lo Stato tedesco firmò con l’URSS il Trattato di Berlino, con il quale le due nazioni si impegnavano a rimanere neutrali e a sostenersi economicamente in caso di guerra con gli altri Paesi.

La crisi mondiale degli anni Trenta, tuttavia, mandò in frantumi questo fragile equilibrio e pose fine alle illusioni di pace. Le difficoltà economiche diedero nuovamente vigore all’insoddisfazione di Germania, Italia e Giappone per gli assetti territoriali definiti a Versailles. Desiderosi di accrescere la propria potenza politica ed economica, questi tre Paesi – nei quali si erano affermati regimi autoritari fondati sul nazionalismo e sul militarismo – intrapresero una politica espansionistica e aggressiva, finalizzata a rimettere completamente in discussione gli accordi di pace.

Lo scoppio della guerra fu preceduto da alcuni episodi che rivelarono le intenzioni di Germania, Giappone e Italia:

  • 1931, il Giappone invade la regione cinese della Manciuria;
  • 1939, il Giappone si ritira dalla Società delle Nazioni e inizia il riarmo;
  • 1935, l’Italia aggredisce l’Etiopia conquistandola l’anno seguente. Crisi della Società delle Nazioni che varò sanzioni economiche contro l’Italia che in seguito ritirò;
  • 1936, Hitler ordina all’esercito di entrare in Renania, dichiarata smilitarizzata dopo la Prima guerra mondiale. Lo stato tedesco in ottobre stipulò un accordo finalizzato a una politica estera comune con il regime italiano, l’Asse Roma – Berlino. A novembre strinse con il Giappone un patto in funzione antisovietica, patto anti – Comintern che assegnava al Giappone la supremazia in Asia, alla Germania in Europa;
  • 1937, si completa la convergenza tra i tre regimi autoritari quando anche l’Italia aderì al patto con la nascita dell’Asse Roma – Berlino – Tokio.
  • 1938, la Germania occupa l’Austria e ne proclama l’annessione. Nella Conferenza di Monaco si discutono le rivendicazioni tedesche a cui parteciparono Italia, Francia, Germania e Inghilterra. Francia e Inghilterra volevano evitare il conflitto e accettarono le pretese tedesche, in cambio Hitler garantisce di non occupare il resto della Cecoslovacchia;
  • 1939, l’esercito tedesco occupa Praga a dispetto degli accordi. In aprile l’Italia occupa l’Albania e stipula con il regime nazista un’alleanza militare incondizionata, il Patto d’acciaio. In maggio la Germania firma con l’Unione Sovietica di Stalin un patto di non aggressione della durata di dieci anni.

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Peter Pan – Il fanciullino

“È tempo di toglierla dalla stanza dei bambini!”: questa frase, pronunciata dal padre di Wendy in Peter Pan, è la causa della fuga della bambina e dei suoi fratellini verso l’ Isola che non c’è.

Wendy è una ragazzina che ama narrare ai fratellini le avventure di Peter Pan, un bambino avventuroso, sempre pronto a giocare e che si rifiuta di crescere. E’ fermamente convinta dell’esistenza di Peter, poiché la sua stessa madre è sempre stata certa che Peter Pan fosse lo spirito della giovinezza che ognuno di noi ha dentro di sé.

I tre fratelli, in una notte stellata, partono a cavallo del vento per l’Isola che non c’è, un luogo fantastico abitato da creature mitiche. Inizia così l’esplorazione di questa magica isola a cui i bambini non sanno dare una descrizione degna di uno scrittore, ma esprimono il loro entusiasmo e la loro ammirazione attraverso brevi parole e uno sguardo carico di emozione.

Peter Pan rappresenta un po’ l’Isola stessa, piena di occasioni di avventura a cui bisogna assolutamente partecipare, incuranti dei pericoli o della loro assurdità.

Infatti l’Isola, pur essendo al di fuori della normalità, è un luogo in cui i bambini possono esprimere loro stessi ed esplorare divertendosi: questa routine non diventa mai noiosa, perché per un bambino ogni giorno è diverso dall’altro. Il bambino si stupisce di fronte a cose meravigliose ma anche di fronte a quelle piccole e semplici, quelle che nell’età adulta ci sembrano normali o invisibili.

Le giornate sull’Isola passano tra la Laguna delle Sirene, il Covo dei Cannibali, l’Accampamento degli Indiani e la nave dei pirati. Proprio i pirati sono gli unici personaggi adulti presi in considerazione in Peter Pan. Cantano, bevono, ma tuttavia si lamentano della loro vita, perché sono convinti che non ci sia nulla di bello nelle loro giornate: tutto il contrario di quello che pensano Peter Pan e i Bambini sperduti delle loro vite.

Il capitano del vascello è Uncino, perennemente in lotta con Peter Pan.

Uncino tenta più volte di scoprire quale sia il segreto per volare come Peter; consideriamo però che la parola “volare” può in questo contesto essere letta come sinonimo di “vivere”. Non risulta quindi azzardato pensare che Uncino non faccia altro che cercare un modo per ritrovare la sua giovinezza, per ritrovare quel fanciullino che aveva dentro di sé da bambino ma ha perso crescendo.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: Walt Disney, tra fantasia e realtà.

Autore: Mazzotti Cristina

Descrizione: Walt Disney ci mostra, attraverso uno dei suoi personaggi più famosi, un aspetto della vita conosciuto e vissuto in prima persona da milioni di persone: la Seconda Guerra Mondiale. Il personaggio utilizzato per questo arduo compito è Paolino Paperino (in originale Donald Fauntleroy Duck) che nasce nel 1934 e sarà destinato ad un grandissimo successo. Durante la sua lunga carriera, il celebre Paperino interpreta molti ruoli e nel 1942 è protagonista di un cartone di propaganda anti-nazista: La faccia del Fuhrer. Il cartone inizia con l'entrata di una banda musicale (Hirohito al sassofono e Mussolini alla batteria) a passo di marcia, in un ideale villaggio tedesco tappezzato di svastiche, cantando inni in onore delle virtù naziste. Nel frattempo Paperino sta dormendo e al suono della marcia nazista alza istintivamente il braccio in segno di saluto a Hitler. Minacciato dai nazisti, Paperino si alza e fa colazione per prepararsi al lavoro. La sua colazione, essendoci la crisi economica, consiste solamente in una tazza di acqua con un chicco di caffè intinto, uno spray all'aroma di bacon e uova e del pane raffermo. Durante la colazione gli viene posta davanti al piatto una copia del Mein Kampf, per un momento di lettura, per poi essere trascinato alla fabbrica in cui lavora. Appena arrivato, Paperino inizia il suo turno giornaliero di 48 ore alla catena di montaggio, ed il suo lavoro consiste nell'avvitare le spolette di granate di artiglieria. Mescolate alle granate ci sono ritratti del Fuhrer che lo costringono ad interrompere il lavoro ogni volta che appare un ritratto per fare il saluto nazista. La velocità della catena di montaggio aumenta continuamente, e Paperino alla fine non riesce a tenere il ritmo. Per di più viene continuamente bombardato da messaggi propagandistici sulla superiorità della razza ariana e sulla gloria derivante dal lavoro per il Fuhrer. Dopo una breve pausa di riposo, consistente in esercizi di ginnastica in cui bisogna effettuare la posizione della svastica e il saluto nazista, Paperino è obbligato a fare turni straordinari, e soffre di frequenti allucinazioni, durante le quali vede granate di artiglieria dappertutto. .

Materie trattate: Storia (ideologia nazista e Seconda Guerra Mondiale), Italiano (Pascoli, il fanciullino), Diritto (impresa bancaria), Tecnica Amministrativa, Psicologia (i disturbi bipolari), Cultura Medica (Le malformazioni fisiche), Inglese (biografia e critiche alla Disney)

Area: umanistica

Sommario:

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