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Introduzione Trump e Hitler: controllo delle folle, tesina
Per poter introdurre questo delicato argomento è importante premettere che il confronto che andrò a fare non è tra Donald Trump e l’Adolf Hitler disumano della Seconda Guerra mondiale (’39-45’), ma tra lui e l’Hitler in ascesa degli anni ’20-’30 del 1900. Lo scopo di questa tesina di maturità non è quello di definire Donald Trump un folle genocida come lo è stato Hitler, ma di invitare chiunque lo legga a porre attenzione agli sviluppi politici non solo del proprio stato ma anche del resto del mondo perché i cambiamenti degli altri paesi, specialmente nel caso delle grandi potenze mondiali, influiscono su tutti gli altri, e in particolare a non sottovalutare gli uomini che vengono posti nella condizione di poter operare questi cambiamenti. Zeev Hod, un ebreo sopravvissuto all’Olocausto e attualmente insegnante di storia, in un’intervista per The Wrap dice, in merito alla figura di Hitler e a questa tematica, che gli uomini del tempo "Hanno pensato che fosse un po' un clown, con i suoi grandi discorsi e la sua straordinaria abilità come intrattenitore, ma hanno anche ammirato la sua capacità di dire ciò che tutti pensavano, ma non osavano dirlo ad alta voce." È ciò che sta accadendo in questi mesi con Donald Trump, i giornali e il web lo considerano soltanto un pagliaccio razzista e maleducato, che da voce ai pensieri degli americani, ma sfortunatamente non è soltanto questo. Trump è certamente un razzista che ha dato spesso prova della sua maleducazione attraverso gli insulti nei confronti dei suoi avversari politici, ma è anche un uomo d’affari capace di influenzare le folle a suo favore, e la storia ci insegna che questa è la più pericolosa delle armi. Per aiutare i lettori a comprendere meglio questi cambiamenti, nella mia tesina, ho scelto di approfondire l’argomento della manipolazione delle folle, perché sapere permette di comprendere meglio il mondo che ci circonda e comprendere ci rende più critici e meno manipolabili. Più una folla è ignorante e poco critica e più facilmente è manipolabile, dunque ritengo che allargare le proprie conoscenze sia un dovere di tutti, allo scopo di evitare gli errori del passato.
Collegamenti
Trump e Hitler: controllo delle folle, tesina
Psicologia - La psicologia delle folle di G. Le Bon.
Storia - L'ascesa di Hitler, formazione, consenso, opinione pubblica (nazismo).
STORIA
La formazione di Hitler e il consenso popolare
Adolf Hitler nacque nel 1889 a Braunau am Inn, una cittadina austriaca a pochi chilometri dal
confine con la Germania.
Si trasferì a Vienna nel 1907, a 18 anni, per sostenere l’esame di ammissione all’Accademia delle
Belle Arti ma venne respinto due volte; rimase lì fino al maggio 1913.
Gli anni a Vienna sono decisivi per la sua formazione: frequentò il teatro per assistere alle opere di
Richard Wagner, opere che celebravano il popolo tedesco e gli eroi germanici.
Inoltre apprezzava il periodico “Ostara”, che diffondeva concezioni razziste e antisemite e
celebrava la superiorità dell’uomo nordico.
Nel 1913 Hitler fuggì a Monaco per evitare il servizio militare ma poi si arruolò volontario
nell’esercito tedesco.
Dopo aver partecipato ad alcune battaglie, venne ferito, decorato e ricoverato nell’ospedale
militare di Pasewalk, nella Prussia orientale.
Tornò a Monaco nel Novembre 1918 e si tenne momentaneamente in disparte. Ben presto però fu
impiegato dall’esercito come propagandista antibolscevico: il suo compito era convincere le
truppe a non sostenere alcun tentativo rivoluzionario. Questa esperienza di oratore militare è un
passo fondamentale della sua formazione, poiché è qui che Hitler scopre di avere un grande
talento, quello di oratore.
Già nei suoi primi discorsi cercava di “nazionalizzare le truppe”, si soffermandosi sui problemi
economici, sulla prima guerra mondiale e sempre più spesso sulle colpe degli ebrei.
Nel Gennaio del 1919 a Monaco Karl Herrer e Anton Drexler fondarono il Partito dei Lavoratori
Tedeschi (DAP), un partito con idee nazionaliste e antisemite.
A settembre dello stesso anno Hitler vi si iscrisse e ben presto, grazie alle sue doti di oratore, i
consensi crebbero.
Nel 1920 Hitler organizzò una vera e propria riunione politica, in cui presentò un programma
politico che mescolava elementi antisemiti, nazionalisti e socialisti. I due punti principali erano la
soppressione del trattato di Versailles e la cancellazione dello stato liberale.
Una settimana dopo la DAP cambiò nome e divenne Partito Nazionalsocialista Tedesco dei
Lavoratori (NSDAP) e scelse come simbolo la svastica.
La svastica era un simbolo solare indiano, che rappresentava il sole ed in particolare la purezza,
che Hitler associò alla razza ariana.
Nel 1933 il partito acquisì notorietà: il 9 Novembre Hitler tentò un colpo di stato (Putsch di
Monaco) che fallì, ma per Hitler fu un successo visto che il suo nome e quello del suo partito
divennero noti in tutta la Germania. Fu processato per alto tradimento e condannato a 5 anni di
carcere. Uscì in realtà pochi mesi dopo, per buona condotta, ma in prigione scrisse il Mein Kampf.
In quest’opera Hitler espone i vari punti della sua ideologia, cui rimase fedele fino alla morte. 11
Un concetto su cui torna spesso nel Mein Kampf è il bolscevismo giudaico: egli infatti credeva che i
marxisti fossero in realtà manovrati dagli ebrei, i quali sfruttano il movimento del malcontento
operaio per scatenare le rivoluzioni al termine delle quali sarebbero saliti al vertice del potere.
Secondo Hitler invece esisterebbe una razza, quella ariana, che possiederebbe caratteristiche
superiori alle altre; secondo lui solo l’ariano può essere chiamato Uomo ed è il fondatore della
cultura e della civiltà umana, mentre l’ebreo vuole distruggere quanto l’ariano produce attraverso
vari strumenti, uno di questi è il marxismo.
Secondo Hitler l’ebraismo è più una razza che una fede religiosa; egli riteneva che in mezzo ai
tedeschi vi fosse questa razza straniera il cui unico scopo era quello di arricchirsi a spese dei popoli
che li ospitavano, per poi distruggerli.
Hitler sosteneva che gli ebrei, per annientare una popolazione, prima di tutto la “inquinavano” e la
“imbastardivano”, privandola della sua purezza. In questo modo miravano alla conquista del
mondo e di questo convinse anche il popolo.
Per i tedeschi infatti il nazismo non era solo un movimento politico ma una vera e propria fede: le
sue liturgie collettive erano un’esperienza coinvolgente. Queste e la propaganda esercitata dai
nazisti riuscirono a trasformare gli ebrei in mostri agli occhi dei tedeschi, che così giustificarono il
genocidio degli ebrei del ‘39-’45, convinti di fare la cosa giusta.
PROPAGANDA E OPINIONE PUBBLICA TEDESCA
Il successo di Hitler iniziò con l’avvento della depressione, risultato della crisi economica del 1929
in America, motivo per cui gli Stati Uniti cessarono di fornire capitali alla Germania.
Questa situazione causò disoccupazione di massa, tagli agli stipendi, fallimenti a catena e
liquidazione di società e aziende agricole. l’economia tedesca era stata
annientata al punto tale che i
marchi avevano perso ogni valore,
nella foto sulla sinistra si vede un
uomo spazzare via dalla strada delle
banconote, ormai senza valore. 12
Hitler comprese ben presto che non doveva fare politica economica, ma capì che questi fattori
economici avevano prodotto nel popolo un profondo shock e sentimenti come disperazione, paura
e rabbia e il bisogno di stabilità e certezze, e fu su questo che lui fece leva.
Questo inoltre fu l’ennesimo trauma che la popolazione dovette subire: dopo gli orrori della
grande guerra, la relativa sconfitta nel 1918, le durissime clausole e conseguenze del trattato di
Versailles, le paure e gli stenti del dopoguerra, i tedeschi videro tutti i loro sforzi andare persi, si
sentivano come i sopravvissuti a un terremoto che provavano a rifarsi una casa per poi vederla
crollare di nuovo.
In questa situazione qualsiasi essere umano si sentirebbe disorientato, e questa situazione viene
considerata come quella che ha dato la possibilità ad Hitler di esistere per come lo conosciamo
oggi.
Hitler offrì ai tedeschi quello che più desideravano: la possibilità di dimenticare e cancellare la
vergogna e gli errori del passato, e di restituire dignità e grandezza alla Germania. Egli accusò
traditori ed Ebrei della caduta della Germania e della debolezza tedesca.
Hitler, invece, credeva nella forza morale e politica della Germania, e voleva riportare nel paese le
virtù prussiane: l’ordine, l’autorità, il sacrificio, l’abnegazione, la disciplina e la gerarchia, e mirava
alla creazione di un governo autoritario, forte in politica interna e che fosse in grado di imporre
all’estero il rispetto che la Germania meritava.
Inoltre costituì una serie di organizzazioni volte a inquadrare e controllare tutte le attività della
società. Attraverso il Fronte del Lavoro controllò tutti gli aspetti della vita lavorativa e produttiva e
tutti i lavoratori dal punto di vista sindacale, assistenziale e ricreativo. Allo stesso modo regolò la
formazione dei giovani tedeschi attraverso il controllo sulla scuola e le attività della Gioventù
Hitleriana e censurò la cultura e la scienza.
Hitler insieme ad alcuni componenti della Gioventù Hitleriana. 13
Tutto ciò fu possibile anche attraverso una martellante propaganda condotta per mezzo di radio,
stampa e cinema orchestrata dal Ministero per l’Educazione Popolare e la Propaganda controllato
da Goebbels.
Un elemento che distingue il partito nazista e Hitler da qualsiasi altro partito fu il loro utilizzo
intelligente nella propaganda, elaborata nella forma piuttosto che nel contenuto (il messaggio
consisteva nel mezzo espressivo).
Hitler cercava di colpire le facoltà emozionali ed inconsce attraverso i simboli, il linguaggio, i rituali,
le gerarchie, le adunate, le parate militari: in questo modo aveva in pugno il popolo.
A dimostrazione di questo, tra il 1928 e il 1932 il numero dei suoi elettori divenne 16 volte più
grande.
I principali fattori del consenso si trovano nei successi nazisti in politica estera (le conquiste
territoriali), nel fatto che Hitler riuscì ad annullare il trattato di Versailles in breve tempo e che
riuscì a realizzare antichi obiettivi nazionali, come la riunificazione di tutti i popoli tedeschi in una
grande Germania. Per l’opinione pubblica popolare non contavano solo i risultati, ma anche i
metodi con cui essi venivano raggiunti. Dopo decenni di politica titubante, incerta e
contraddittoria, Hitler aveva fondato una politica efficace, risoluta e radicale.
Grazie a lui la situazione economica migliorò e persino coloro che non avevano votato per lui lo
considerarono il salvatore della Germania.
Nonostante alcune misure economiche e sociali del regime portassero disagi alla popolazione, la
valutazione complessiva del regime nazista fu positiva, perché in confronto alla depressione del
1932 la situazione raggiunta era considerata un miracolo, dato che se non altro erano garantiti i
bisogni fondamentali di cibo e lavoro. Hitler ebbe l’intelligenza di mantenere vivo questo
ottimismo e quindi il consenso anche attraverso l’importazione dei prodotti essenziali di consumo,
malgrado l’amministrazione severa del commercio estero.
Sebbene il regime protendesse per un’economia di riarmo, non tolse mai i beni primari ai
tedeschi.
Anche per questo motivo nel 1939 la situazione economica della Germania si aggravò e per porvi
rimedio l’esercito depredò le ricchezze e le risorse di mezza Europa per mantenere alti i consumi
del popolo tedesco.
In ogni caso il Führer godeva di grande popolarità in tutti gli strati sociali, le critiche rivolte alla
politica del regime risparmiavano sempre la sua persona. Il mito del Führer non era solo frutto
della propaganda, ma era la chiave del consenso popolare nei confronti del regime.
Egli era rispettato, ma anche amato e temuto.
Lo stato di Hitler era guidato da un’autorità carismatica la quale aveva una missione di salvezza o
redenzione (sentimenti religiosi), egli infatti credeva di avere una missione di liberazione della
Germania. La sua missione era di nazionalizzare le masse, impossessarsi dello stato, distruggere i
nemici interni (ebrei e marxisti), costruire difese e espandere i confini allo scopo di assicurare il
futuro della Germania, acquisendo i territori dell’Est (teoria dello spazio vitale). 14
CONCLUSIONI
Hitler e Trump sono due figure particolari dei rispettivi panorami politici.
Nati in contesti totalmente differenti (Hitler visse in povertà, Trump è multimilionario dalla
nascita) si sono rapportati al proprio popolo in maniera affine, facendo leva sui sentimenti e sui
disagi, presentandosi in maniera autoritaria e rigida, ma decisi a restituire al proprio paese
grandezza e dignità. Ambedue cercano di indottrinare il popolo, dandogli un capro espiatorio, un
ne