Viaggio al centro della Terra
Confronto tra verità e fantasia
Viviana Vichi 5D
“Geologia, forse più di ogni altro servizio di
filosofia naturale, è una scienza della
contemplazione. Esso non richiede alcuna
esperienza o di apparecchi complicati, nessun
processo minuti sui processi sconosciuti della
materia. Si chiede solo una mente curiosa e
sensi vivi per i fatti presentati quasi ovunque in
natura. E come può essere acquistato senza troppe difficoltà,
quindi potrebbe essere migliorata senza molto sforzo doloroso”
Sir Humphry Davy – ‘Lezioni di Geologia, 1805 Lecture’
“Viaggio al centro della Terra” è un romanzo fantastico di Jules Verne del 1864, che tuttavia per alcune delle teorie esposte al suo interno viene da molti considerato, pur prendendo le dovute distanze, un romanzo scientifico, precursore della fantascienza.
Trama
Una pergamena trovata in un vecchio libro dal professore Otto Lidenbrock contiene un messaggio cifrato scritto in caratteri runici. Il messaggio viene decifrato da Axel, nipote del rinomato professore di mineralogia che insegna in un prestigioso ginnasio di Amburgo dove vive. Il testo in latino contiene le indicazioni per raggiungere il centro della Terra attraverso un vulcano, lo Snæffels in Islanda. Il manoscritto sarebbe opera di Arne Saknussemm, alchimista islandese del XVI secolo, che avrebbe effettivamente compiuto l’impresa lasciando vari segni nelle caverne in modo da facilitare il compito dei suoi successori.
Il professore e il nipote Axel (il narratore interno del romanzo) partono quindi con molta fretta da Amburgo per l’Islanda passando per Kiel e Copenaghen dove si fermano per motivi tecnici.
Procedono poi per il cratere Jökull del vulcano Snæffels, da cui parte la via già percorsa da Arne Saknussemm verso il centro della Terra. Il cratere d’entrata è segnalato dall’ombra dello Snæffels il 22 giugno, il solstizio d’estate. Nel viaggio sono accompagnati da una guida locale, Hans, fedele e assolutamente impassibile, che li conduce prima nell’Islanda rurale e poi nel cratere, seguendoli fino alla fine del viaggio.
Il viaggio è molto ricco di avventure e colpi di scena. Scendendo e salendo nelle immense cavità sotterranee i protagonisti trovano, oltre a molti preziosi e rari minerali, anche resti di animali preistorici. Verne fa vivere agli eroi molte avventure al limite dell’impossibile. In più occasioni rischiano di morire a causa della sete o della loro sfortuna o sbadataggine. I viaggiatori arrivano poi in una grande “caverna” in cui si trovano davanti ad un mare (ribattezzato “mare Lidenbrock”) che provano ad attraversare su una zattera; dopo giorni di navigazione arrivano alla riva, ma non quella opposta bensì - apparentemente - quella di partenza. Così, tornati al punto di partenza decidono di vedere la riva ed esplorandola vedono vegetali di dimensioni enormi (fossilizzati), un uomo-gigante alto 12 piedi che pascola una mandria di mastodonti e uno scheletro. I viaggiatori ritrovano le tracce di Saknussemm con un segnale, ma il passaggio è bloccato da una frana. Cercano di farsi largo provocano un’esplosione, che ha però l’effetto di gettare i tre nella bocca di un vulcano in eruzione.
Risalgono le cavità terrestri attraverso un condotto del magma e si ritrovano alle pendici dello Stromboli vulcano delle Eolie. Da qui torneranno ad Amburgo, per vie meno insolite.
Il romanzo si conclude con la scoperta, da parte del giovane Axel, che la bussola era impazzita durante la navigazione sotterranea e che il mare Lidenbrock era stato attraversato completamente.
La gioia del professore è tuttavia sorpassata da quella del giovanotto, che sta per sposarsi con la bella Grauben, la nipote del professore. (wikipedia)
“Discendi nel cratere delle Jökull di Sneffels
Che l’ombra dello Scartarsi viene a lambire
Prima delle calende di luglio,
viaggiatore audace, e perverrai al centro della Terra.
La qual cosa io feci. Arne Saknussemm”
Tra fantasia e scienza
In questo romanzo Verne probabilmente sapeva di fare molta più fantasia che scienza, era infatti già ben noto che il centro della Terra doveva raggiungere temperature insopportabili per gli esseri umani. Prevalse però nello scrittore l’esigenza di creare una trama spettacolare più che formulare delle ipotesi sulla struttura interna della Terra come dimostreranno i seguenti confronti tra le ipotesi esposte da Verne e le teorie oggi più accreditate e convalidate da prove scientifiche.
L’idea di fondo, mutuata da alcune teorie “para-scientifiche” del tempo che, malgrado la loro eccentricità, ebbero largo seguito di pubblico, è che la terra possa avere al suo interno grandi cavità, collegate da cunicoli e camminamenti e che possa ospitare, al suo interno, dei veri e propri ecosistemi nei quali, in alcuni casi, persistono forme di vita primitive mai distrutte dalle quelle grandi catastrofi naturali che hanno rappresentato dei “salti” nell’evoluzione della vita nell’ambiente terrestre.
Teoria della Terra Cava
Fin dal passato si narrava che la terra fosse cava, lo stesso Platone affermava che: vi era un grande sovrano “che siede al centro della terra, sull’ombelico della terra; egli è il mediatore della religione per tutto il genere umano”. Questa teoria fu formulata in termini scientifici a partire dal XVII secolo, e nei secoli successivi fu resa popolare da romanzi fantastici che la sfruttavano come artificio narrativo.
Sin dai tempi antichi diverse teorie hanno sostenuto l’esistenza di regni e territori sotterranei, sia come teorie relative a ipotetici veri territori sia come metafore per condizioni dello spirito e alcune di queste teorie col tempo sono andate a costituire le basi per luoghi concettuali, quali l’Ade della mitologia greca o l’inferno cristiano.
Il primo autorevole scienziato che scrisse un’opera completa sulla teoria della Terra Cava fu l’astronomo inglese Edmond Halley. I suoi studi sull’elettromagnetismo terrestre lo portarono ad ipotizzare che la terra fosse cava e che al suo interno, nel centro, fosse situato un sole: nell’opera Philosophical Transactions of Royal Society of London (1692) propose l’idea che la Terra fosse formata da un guscio esterno spesso 800 km, con due altri gusci interni concentrici e un nocciolo interno. Questi gusci avrebbero avuto le dimensioni dei pianeti Venere, Marte e Mercurio, e sarebbero separati da atmosfera. Ogni guscio avrebbe i propri poli magnetici, e i vari gusci ruoterebbero a velocità differenti. Halley propose questa teoria per cercare di spiegare alcuni risultati anomali ottenuti dalla bussola, per poi spingersi a teorizzare che l’atmosfera interna fosse luminescente, che i continenti interni fossero abitati e che i gas sfuggiti dai passaggi ai poli fossero la causa dell’aurora boreale.
Una foto famosa che comproverebbe l’esistenza di questo passaggio è la seguente scattata dal satellite ESSA7
Successivamente un grande apporto alla teoria venne dato da John Cleves Symmes, uno studioso autodidatta che si dichiarò pronto a raggiungere il Polo Nord da dove, attraverso l’Apertura Polare, avrebbe raggiunto l’interno della Terra, sì da dimostrare empiricamente la correttezza della sua teoria. Nel 1818 venne scoperto il “Buco di Symmes”, ossia il passaggio verso la terra cava, e nel 1870 Symmes chiese una sovvenzione al governo degli Stati Uniti per proseguire le sue ricerche ma gli fu negata distruggendo il suo sogno di dimostrare l’esistenza del passaggio.
Le immagini scattate anche di recente dai satelliti provano però l’esistenza del “Buco di Symmes”.
Apertura Polare rassomigliante ad un “occhio del ciclone”
Il pianeta Terra, secondo questa teoria, dovrebbe essere cavo, vuoto, privo di un nucleo, ed al suo interno vi sarebbero splendide città di cristallo ricche di luce, città costruite tutt’intorno al suo centro, abitate da esseri viventi del tutto simile agli esseri umani, vi sarebbero città ma non laghi o fiumi, tutto raggruppato in un unico continente. Il sole, al centro, illumina perennemente questo luogo è chiamato Aurora, in questo luogo non vi è la notte.
Il 12 maggio 1914, l’astronomo Marshall B. Gardner di Aurora, Illinois, USA, brevettò però la scoperta della Terra Cava all’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti e nel 1913 scrisse il suo libro originale provando che la nostra Terra è una sfera vuota. Basò i suoi studi attraverso la comparazione tra l’evoluzione della nebulosa che formava ai primordi la terra e l’osservazione fotografica delle nebulose planetarie extraterrestri. Gardner ipotizzò che il guscio della Terra fosse alto circa 800 miglia e che le Aperture Polari lo attraversassero per 1400 miglia, mentre il Sole Centrale, di circa 600 miglia di diametro, sarebbe sospeso gravitazionalmente al centro esatto della Terra. In questa foto scattata sempre dal satellite ESSA7 vi sarebbe la prova,
inconfutabile a favore dei sostenitori della teoria della terra cava, in cui
si intravede chiaramente un ingresso semicircolare tenuto nascosto
alle rotte aeree commerciali
Nel 1947 il Contrammiraglio Richard E. Byrd della marina americana testimoniò di aver attraversato in una spedizione aerea al polo nord un luogo, un lembo di terra di 3690 chilometri, in cui la flora mutò e divenne tipicamente tropicale come la fauna, egli intravide un mammuth un probabile punto di contatto tra la terra cava e la superficie del pianeta. Byrd chiamò ciò che vide “terra incantata, al di là del mistero”. Da quel momento in poi presero forma teorie secondo le quali al polo nord vi fossero punti di contatto con l’ingresso alla terra cava tramite i quali poter entrare nella città abitata dagli altri esseri umani.
Altre prove di questa teoria sono soprattutto leggende, come quella delle popolazioni sudamericane che narrerebbero della mitica Eldorado o delle popolazioni asiatiche che narrano invece di Agarthi: Eldorado e Agarthi rappresenterebbero i due grandi continenti situati nella profondità della Terra popolati da un gruppo di umani, detti gli Eletti, sopravvissuti alla distruzione di Atlantide. Eldorado avrebbe l’ingresso al polo sud mentre Agarthi al polo nord.
Pur essendo ampiamente confutata dalla scienza moderna (geologia, geofisica e astrofisica) e quindi relegata alla pseudoscienza e al mito, ancora oggi la teoria della Terra cava trova un certo numero di sostenitori. In particolare la teoria della Terra cava non è compatibile con il modello della Tettonica delle placche in quanto i fori di entrata alla cavità, posizionati ai poli, si sarebbero dovuti spostare nel corso delle ere dalla Pangea alla posizione attuale.