Liceo statale “G. De Nobili”
Catanzaro
Federica Voci 5°B/L
Maturità linguistica
2006/2007
Indice
- Introduzione generale
- :
- Latino Seneca, una visione della vita che perdura nel tempo
- Storia: la psicologia dei campi di concentramento
- Filosofia: Nietzsche, Bergson, Heidegger, Sartre
- Italiano: L. Pirandello, E. Montale, G. Ungaretti
- Francese: Charles Baudelaire & Jean-Paul Sartre
- Inglese: T.S. Eliot & The Waste Land
- Tedesco: Franz Kafka
- Arte: Munch: un urlo che annuncia un secolo
- Biologia: la creazione della vita
- Fisica: ls riflessione e la rifrazione della luce
- Matematica: teorema della derivata del prodotto di funzioni
Bibliografia
Latino letteratura latina (tomo
Giovanna Garbarino, 3), Paravia
Seneca, la vera gioia e altre lettere sull’arte del vivere, La
Lucio Anneo Biblioteca ideale
Tascabile
Storia profili storici dal 1900 ad oggi (tomo
Andrea Giardina, 3) Edizioni Laterza
Passato e presente,
Fossati, Luppi, Zanette, Mondadori
Dialogo con la storia,
A. Brancati, Pagliarini, La Nuova Italia
Filosofia filosofia filosofie contemporanee (tomo
M. De Bartolomeo, V. Magni, 5) Atlas
Italiano dal testo alla storia dalla storia al testo
, (volume f, g, h, )
Guido Baldi Paravia
Testi e intertesti del Novecento,
,
Francesco Puccio Fratelli Conte Editori
Inferno, Purgatorio, Paradiso,
,
Dante Alighieri Zanichelli
Francese
G.F. Bonini, M-C. Jamet, kaléidoscope c, Valmartina
Inglese only connect… (volume
Marina Spiazzi, Marina Travella, three) Zanichelli
Tedesco blicke neu,
Anna Biguzzi, Waltraud Salat, Valmartina
Biologia invito alla biologia (volume
Helena Curtis, N. Sue Barnes, b) Zanichelli.
Ragione, scienza ed etica,
Roberto Colombo, Edizione Cantagalli
Ripensare la vita. Tecnologia e bioetica: una nuova morale per il mondo
Peter Singer,
Moderno, Il Saggiatore
Fisica fisica per moduli 2,
Giuseppe Ruffo, Zanichelli
Introduzione generale
La vita è un dono che ciascuno di noi eredita. Spegnerla per qualsiasi motivo, in qualsiasi momento è sprecare l’eredità ricevuta. (Peter Singer)
Bisogna riflettere sull’uso che ciascuno di noi fa della propria vita. Questa riflessione si è fatta più insistente nel corso del “secolo breve”, appunto il ‘900, contrassegnato da due catastrofiche guerre che hanno fatto milioni di morti. Gli eventi del ‘900 hanno reso più evidente la vulnerabilità della condizione umana. Infatti, l’uomo, nonostante sia capace di determinare nuovi scenari per il proprio progresso economico e sociale, è continuamente sull’orlo dell’abisso.
Questa precarietà umana è veramente il tratto distintivo del XX secolo rispetto alle epoche precedenti. La necessità quindi di non sprecare con azioni banali e atteggiamenti futili la vita, evento irripetibile al quale solo la morte mette fine, è un orientamento di pensiero che ha contrassegnato l’umanità fin dalle epoche più antiche, trovando la più alta espressione in Seneca e più tardi nei pensatori cristiani.
Tuttavia, solo in età moderna si è avuta una più serrata riflessione sul senso della vita e della morte, due facce della stessa medaglia, da parte d’autori come Nietzsche, Heidegger, Bergson, Sartre, Montale, Pirandello, Ungaretti, Baudelaire, T.S. Eliot, Kafka.
È possibile dividere gli autori e i pensatori sopra citati in due gruppi: quelli che hanno colto
in forma poetica o filosofica, l’importanza che l’inizio di ogni nuova vita e dunque di ogni esperienza individuale ha nell’evoluzione dello stesso pensiero umano e quelli che invece hanno sottolineato la tendenza all’annientamento che prevale sull’agire positivo nei vari momenti storici causata dalla società ma anche da una propria condizione interiore.
Soprattutto nel ‘900 si assiste ad un accavallarsi frenetico d’annientamento e valorizzazione della vita. Pensiamo ad esempio all’esperienza nei lager dove il binomio vita-morte era emblematico dell’esistenza del deportato il quale giorno dopo giorno in una condizione di assoluta precarietà, nonostante la morte interiore trovava comunque la forza di ricominciare a vivere, o meglio, a sopravvivere.
In conclusione, il valore della vita è una costante di tutti i pensatori, anche se essi hanno atteggiamenti diversi nei confronti della morte, intesa da taluni come fine di ogni cosa e da altri come inizio di una nuova vita. Questi ultimi hanno assunto posizioni intransigenti in difesa della vita, da tutelare fin dal concepimento e alla morte naturale. Sono temi sui quali le posizioni etiche sono ancora discordanti, ma che potranno trovare una posizione d’equilibrio sulla scorta dello stesso progresso biologico, come nel caso delle cellule staminali oggi ottenibili anche al di fuori dell’embrione.
Questo non implica tuttavia una svalutazione delle tesi di chi ritiene che debba essere tutelata solo la vita pienamente consapevole e dunque non sostenuta con accanimenti terapeutici.
Latino
Seneca (dal 12 all’1 a.C.-65 a.C.) è una delle figure di maggior spicco di tutta la letteratura latina, nelle sue opere sono ripresi e sviluppati i principali temi e motivi della filosofia morale antica, rinnovati e vivificati dalla profondità del suo pensiero e dal vigore del suo impegno personale. Epistulae morales ad
La sua opera filosofica più importante sono le
Lucilium in cui egli esprime nel modo più maturo e personale la sua visione della vita e dell’uomo; si tratta di una raccolta di 124 lettere in 20 libri scritte dopo il ritiro dall’attività politica, dunque dal 62 al 65. Destinatario delle lettere è Lucilio Iuniore, l’amico più giovane nei confronti del quale assume l’atteggiamento del consigliere e del maestro per aiutarlo a raggiungere quella sapienza che tuttavia ammette egli stesso di non possedere ancora. In realtà egli scrive per giovare non solo all’amico e a se stesso, ma anche ai posteri. sermo
Il modo di procedere dell’esposizione è libero, tipicamente colloquiale, il, una conversazione familiare, informale tra amici. È tipico e costante l’utilizzo degli spunti tratti dalla vita quotidiana in funzione morale poiché essi vengono trasformati in occasioni di riflessione e di meditazione da cui ricavare utili ammaestramenti.
I temi dominanti dell’Epistulae sono
- Otium
quello dell’ ovvero l’esortazione a lasciare le occupazioni politiche per dedicarsi allo studio e alla pratica della sapienza;
- Il tempo;
- La morte, Seneca si prepara a morire convinto che chi ha realizzato il vero scopo dell’esistenza, ossia la virtù, è pronto a morire in qualsiasi momento, senza rimpianti e senza timori; egli infatti ha raggiunto
autàrkeia
l’ (autosufficienza) propria del sapiente. Stolto è chi teme la morte in quanto essa è il passaggio ad una vita migliore in quanto è sempre liberazione dai mali dell’esistenza e, in qualche caso, suprema scelta di libertà;
Per quanto riguarda il linguaggio, esso assume spesso movenze intime e confidenziali e da qui la presenza di un dialogo vivace, serrato e appassionato.
La gioia di vivere
Nella lettera 23 del libro III delle Epistulae morales ad Lucilium, Seneca, ritenendo che il culmine della saggezza consista nel saper godere delle gioie interiori, esorta Lucilio a “Raggiunge il culmine della sapienza chi
ricercare dentro di sé il vero bene
sa di che cosa deve gioire(…). È lo spirito che deve essere allegro
ed ergersi pieno di fiducia al di sopra di ogni evento”.
La gioia di cui parla Seneca è una gioia intima, un bene poco appariscente, ma sicuramente prezioso. È una gioia grande che non si esaurisce col tempo, ma che dura per sempre. È una gioia stabile che non nasce da effimeri piaceri, ma che deriva da un’intensa vita interiore. È una gioia profonda che non lascia spazio a sentimenti
Credimi la vera gioia è
negativi, ma che riempie completamente il cuore ”
austera(…). Questa di cui ti parlo e a cui tento di condurti è gioia duratura, che nasce e si espande dal di dentro”.
Da qui l’invito che egli rivolge a Lucilio, il famoso invito a fare l’unica cosa che può renderlo felice, nonché la nota esortazione a godere del vero bene e a gioire di ciò che
”Ti scongiuro, carissimo Lucilio fa la sola cosa che può
gli appartiene
darti la felicità: disprezza e calpesta codesti beni che vengono dal di fuori che ti sono promessi da questo e che speri da quello, mira al vero bene e gioisci di ciò che ti appartiene(…). Te ipso et optima parte. Anche questo nostro povero corpo senza il quale non possiamo far niente, consideralo una cosa necessaria piuttosto che importante .”
I valori, non i piaceri del corpo per Seneca conducono al vero bene, un bene privo di rischi. Esso, infatti, coincide con una coerenza morale che dà una sicura e precisa
.”Mi chiedi che cos’è questo vero bene e da
direzione all’esistenza umana
dove ha origine? Te lo dirò, nasce dalla buona coscienza, dai pensieri onesti e dal retto operare, dal disprezzo degli avvenimenti fortuiti, dal sereno e costante sviluppo di un’esistenza che batte sempre la stessa via”
Tuttavia, sono ancora pochi per Seneca, gli uomini che sanno gestire con equilibrio la
”Sono pochi
propria vita, in quanto i più deboli si lasciano trasportare dal caso
quelli che decidono saggiamente su se stessi e sulle proprie cose. Tutti gli altri, a somiglianza degli oggetti che galleggiano nei fiumi non vanno da sé, ma sono trasportati.”.
Seneca, pertanto, ribadisce a Lucilio l’importanza di conoscere se stessi, di darsi precisi
”Dunque, dobbiamo stabilire ciò
obiettivi, di non desistere ai propri propositi
che vogliamo ed essere perseveranti nella decisione presa.”
Nell’ultima parte della lettera, Seneca svolge alcune riflessioni sul tema della morte.
Per Seneca, non vivono degnamente coloro che sempre ricominciano a vivere e che, per di più, riorganizzano la propria vita proprio nel momento stesso in cui sta per
”Vivono male coloro che sempre ricominciano a vivere(…).
finire
Perché alla completezza della loro vita manca sempre qualcosa e non può essere preparato alla morte chi comincia a vivere proprio in quel momento.”
Per il grande filosofo latino ha dunque un significato profondo prepararsi a morire dopo una vita intensamente vissuta. Ma, come egli stesso evidenzia a Lucilio, pochi riescono a dare un significato alla loro esistenza e addirittura non mancano quelli che cessano di vivere prima ancora di iniziare.
Con questa lettera Seneca ha lanciato un messaggio forte, un messaggio che, anche oggi, ci spinge a riflettere, un messaggio da cui non si può non trarre un’unica conclusione. Credo che la vera gioia esiste, essa è dentro di noi, nella parte migliore di noi stessi. Più spesso, perciò, dobbiamo ascoltare la voce del nostro animo, soddisfare le sue richieste, arricchire la nostra vita interiore di veri beni. Il nostro
Verum gaudium
obiettivo deve essere il “ ”, ossia l’insieme di tutti quei valori che rendono la vita degna di essere vissuta.
A darci questo suggerimento è Seneca, il grande autore latino che, pochi minuti prima
Vi lascio la sola cosa
di morire, con molta tranquillità, poté dire ai suoi amici: “
che mi resta, che è però la più bella: vi lascio l’immagine
della mia vita”.
Storia
Ciò che meglio esprime il senso d’annientamento dell’uomo del ‘900 fu la questione degli Ebrei e la psicologia dei campi di concentramento come totale alienazione dell’essere umano.
Gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale furono portatori di un nuovo tipo di cultura che faceva dell’azione istintiva, violenta e irrazionale il proprio fondamento: un tipo di cultura che era espressione di un profondo disagio interiore e che alimentò anche una nuova visione della politica, sempre più aggressiva in quanto volontà di potenza su una forma irrazionale di autoaffermazione.
Basata sulla cioè
Nasceva così il culto dello sciovinismo (il termine deriva da Nicolas Chauvin, un soldato napoleonico che restò sempre fedele a Napoleone e divenne in Francia il simbolo del patriota esaltato e fanatico), una forma di patriottismo e di nazionalismo esasperato.
Soprattutto in Francia, Germania, Austria e Russia si diffuse ampiamente l’antisemitismo cioè il pregiudizio e l’avversione contro gli ebrei in quanto si pensava che essi stessero preparando un complotto volto alla dominazione del mondo intero ad opera delle banche, delle grandi industrie e dei partiti politici, questo progetto risaliva al
I Protocolli dei savi di Sion
929 a.C. ad opera del re Salomone e recava il titolo
ma in realtà essi altro non erano che un falso della polizia zarista impegnata ad inizio secolo a scaricare sugli ebrei il malcontento popolare.
Ma è nell’ascesa del nazismo ad opera di Adolf Hitler che si assiste a una crescente radicalizzazione della violenza che non interessò solo gli ebrei ma anche gli zingari, gli omosessuali, i vagabondi, le prostitute, le persone sofferenti di handicap fisici o turbe psichiche e proprio per quest’ultimi il regime mise in atto l’”operazione eutanasia” del 1939. Essa non ha niente a che fare con l’eutanasia di cui si discute oggi (ovvero il diritto, o meno, per malati gravissimi di richiedere e ottenere la propria morte) ma consisteva nell’eliminazione coatta di queste persone attraverso “gassazioni”.
E fu proprio quest’operazione una “prova generale” del genocidio degli ebrei. La loro persecuzione seguì un crescendo impressionante:
- Esclusione
prima la loro dalla pubblica amministrazione, dal giornalismo (nel 1933) e la loro deportazione nei campi di concentramento;
- Poi le leggi di Norimberga (15 settembre 1935) che privavano i non ariani della cittadinanza del Reich e proibivano i matrimoni fra ariani ed ebrei;
- Pogrom
il tragico della notte dei Cristalli (9-10 novembre 1938) scatenato in seguito di un attentato compiuto da un giovane ebreo nei confronti di un diplomatico tedesco a Parigi; quella notte ci furono 90 ebrei morti, 200 sinagoghe distrutte, migliaia di case e negozi devastati e saccheggiati e 20.000 ebrei arrestati che furono deportati nei campi di concentramento;
- Infine, il tragico genocidio ovvero lo sterminio di circa 6 milioni di
Ebrei, disperati protagonisti e vittime innocenti di una terrificante tragedia;
È nell’aprile del 1943 che gli ebrei iniziarono ad essere deportati nei campi di sterminio (lager) situati in località della Polonia o della Germania, dai nomi destinati a rimanere tristemente famosi: Treblinka, Auschwitz, Birkenau, Belzec, Sobibor. I lager erano una sorta di microcosmo che riproduceva al suo interno sia l’ideologia nazista, sia il “nuovo ordine” che il nazismo si proponeva di imporre. Qui la gerarchia era ben precisa: al fondo della scala stavano gli ebrei, segnalati da una stella gialla; poi, via via, venivano omosessuali e zingari con triangolo rosa; asociali con triangolo nero; detenuti politici (triangolo rosso); preti (triangolo viola); criminali comuni (triangolo verde).
Ma ciò che caratterizza in modo specifico il sistema concentrazionario nazista è la pianificazione tecnica dello sterminio; il campo di Auschwitz, per esempio, fu la più “efficiente” macchina di morte organizzata dal terrore nazista dove vecchi, malati e bambini venivano uccisi nelle camere a gas mentre gli uomini erano destinati al lavoro anche se la morte li coglieva poco dopo per fame o malattia.
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Sommario
- Latino: Seneca, una visione della vita che perdura nel tempo
- Storia: la psicologia dei campi di concentramento
- Filosofia: Nietzsche, Bergson, Heidegger, Sartre
- Italiano: L. Pirandello, E. Montale, G. Ungaretti
- Francese: Charles Baudelaire & Jean-Paul Sartre
- Inglese: T.S. Eliot & The Waste Land
- Tedesco: Franz Kafka
- Arte: Munch: un urlo che annuncia un secolo
- Biologia: la creazione della vita
- Fisica: la riflessione e la rifrazione della luce
- Matematica: teorema della derivata del prodotto di funzioni