Introduzione
Il mio percorso si articola attorno alla questione dei “limiti della scienza” con i vari collegamenti che esso comporta nelle materie umanistiche e in quelle scientifiche.
Tale questione ha suscitato in me molto interesse nonostante la poca attenzione dedicata all’approfondimento delle discipline scientifiche. Il rapido sviluppo della scienza continua a sollevare una serie di problemi per gli strettissimi rapporti che lo legano a uno dei campi più delicati della morale.
Se da una parte si è assunto nei confronti della scienza un atteggiamento più cauto sia per quanto riguarda le possibilità conoscitive, sia per quanto riguarda i suoi esiti pratici, d’altra parte si ritiene che la scienza e la tecnica, se ben dirette, possono aiutare individui e popoli a raggiungere sempre migliori condizioni di vita.
Io comunque sono del parere che oggi più di ieri è necessario ridimensionare la portata pratica della scienza poiché essa può mettere dell’uomo un potere gigantesco, che rischia, se mal usato, di annullare la vita sul nostro pianeta.
Gli effetti della bomba atomica ne sono un esempio.
Inoltre, gli ultimi sviluppi raggiunti dalle scienze biomediche e dall’ingegneria genetica hanno riportato un accentuato distacco tra scienza e morale.
Bisogna dunque convincersi della priorità dell’etica sulla tecnica, del primato delle persone sulle cose, della priorità dello spirito sulla materia.
Ciò non significa che bisogna mettere in discussione la ricerca scientifica in quanto tale, ma solo evitare che la scienza possa arrogarsi il diritto di stravolgere il corso dell’esistenza. L’impegno degli scienziati deve essere perciò solo quello di esplorare sempre più a fondo l’affascinante mistero che è l’uomo, di sventare le minacce che incombono sul nostro pianeta in misura ogni giorno più grave. 1
Hiroshima polverizzata
L’uomo, che Dio aveva creato a sua immagine e somiglianza, ha compiuto, con l’aiuto della scienza che dicono dovrebbe civilizzare, il primo tentativo per annientare se stesso.
Gli studi sulla fissione nucleare da una parte furono una grande scoperta per gli scienziati dell’epoca, ma dall’altra la loro applicazione pratica portò alla realizzazione dell’arma più catastrofica del XX secolo: la bomba atomica.
Siamo di fronte a un altro esempio di mal utilizzo della scienza, mirata all’autodistruzione.
6 agosto 1945, un giorno indimenticabile per l’umanità.
Sì, perché dagli studi sulla fissione nucleare si passò rapidamente all’applicazione pratica della potenza sviluppata dai neutroni. In questo giorno gli Stati Uniti d’America lanciarono la prima bomba atomica su Hiroshima.
Una nube di vapori rosso-giallognoli dalla caratteristica forma a fungo si elevò in cielo per circa 10.000 metri; in un raggio di 1,6 km dal punto centrale dello scoppio, dove 2/3 degli edifici esistenti andarono distrutti, rimasero in piedi solo le travature degli edifici costruiti in cemento armato.
Quando la nuvola a fungo della bomba si dissipò, 70.000 dei 343.000 abitanti giacevano morti per gravi ustioni, una parte degli 80.000 feriti morì successivamente a causa delle irradiazioni e fino ai giorni nostri molte persone sono rimaste vittime delle conseguenze dell’esplosione.
Per la statistica, la bomba atomica di Hiroshima era lunga 7 metri e pesava 4 tonnellate; essa fu sganciata da un grosso bombardiere B29 appositamente attrezzato, Enola Gay.
Dal punto di vista militare, la seconda guerra mondiale si svolse rapidamente, soprattutto a causa dei nuovi mezzi di trasporto, di comunicazione e di nuove armi messe a disposizione dalla scienza e dall’applicazione tecnica.
Nel Blitzkrieg (guerra lampo) tedesco la popolazione nemica veniva dapprima fiaccata dalla propaganda e poi messa in fuga con i bombardamenti in modo che ostacolasse i movimenti delle forze difensive, mentre l’aviazione mitragliava le strade.
Per conquistare la Polonia ci volle un mese. Nell’aprile del 1940 il Blitzkrieg colpì la Norvegia e la Danimarca; in maggio le forze tedesche marciarono verso l’Olanda e il Belgio sino alle coste della Manica e invasero la Francia, che si arrese a giugno.
Nel giugno del 1940 anche l’Italia entrò in guerra con Mussolini e le truppe italiane si spinsero dalla Libia verso Suez e dall’Albania penetrarono in Grecia, ma con poco successo. Allora intervenne Hitler, occupando la Grecia, aggredendo la Jugoslavia e occupando il Nord Africa. All’Asse vittorioso si unirono Ungheria, Romania e Bulgaria. 2
Dopo la caduta della Francia ci si aspettava che Hitler invadesse l’Inghilterra, ma le incursioni aeree non riuscirono a sconfiggere l’aviazione britannica, poco numerosa ma efficiente, e con un primo ministro Winston Churchill dotato di flessibile energia e di grandi capacità organizzative. Allora Hitler nel giugno del ’41 rivolse la sua attenzione a oriente, invadendo la Russia. Nel novembre del 1942 Hitler toccava l’apice del suo successo: la Germania occupava e controllava 16 paesi europei. Nei paesi conquistati l’industria e l’agricoltura furono riorganizzate in modo da rispondere alle esigenze tedesche e centinaia di migliaia di operai furono deportati in Germania, mentre 5-6 milioni di ebrei venivano messi a morte, organizzando il più grande sterminio della razza ebraica. Gli Stati Uniti erano neutrali al conflitto e fornivano viveri e armi all’Inghilterra senza dichiarare guerra. Ma nel dicembre 1941, con un’incursione aerea su Pearl Harbor (Hawaii), il Giappone affondò metà della flotta statunitense e gli Stati Uniti furono costretti ad entrare in guerra. Entro il settembre 1943 le forze anglo-americane avevano allontanato gli eserciti dell’Asse dall’Africa ed erano sbarcati in Italia, mentre a Oriente l’armata rossa travolgeva il fronte tedesco. Nel giugno del 1944 gli anglo-americani aprirono un secondo fronte in Normandia; nell’aprile del ’45 si incontrarono con i Russi sull’Elba e il 30 aprile, mentre già le armate sovietiche erano a Berlino, Hitler si uccideva. Per mettere fine al conflitto mondiale gli Americani decisero di utilizzare le armi atomiche di recente invenzione. Dopo lo sgancio della bomba su Hiroshima, tre giorni dopo sganciarono un secondo ordigno ancor più potente sulla città di Nagasaki. Il Giappone, distrutto e annientato, si arrese. La seconda guerra mondiale era finita, portandosi dietro tante vite umane innocenti e una minaccia che incombe tuttora sulla popolazione mondiale. I terrificanti effetti delle armi atomiche inducono a considerare se non si sia raggiunto ormai quel limite di potenza oltre il quale la guerra si risolverebbe nella distruzione totale. Sembra ormai che l’unica difesa possibile dagli apocalittici effetti dell’offesa atomica debba ricercarsi in un sicuro accordo internazionale il quale, col bandire dagli usi di guerra l’impiego delle bombe atomiche, assicuri la distruzione di quelle già costruite.
Il che è stato tentato, ma sinora senza concreti risultati.
Leopardi: “Il progresso alimenta la sofferenza”
Il pensiero del Leopardi trae origine dalla concezione meccanicistica del mondo, che egli aveva appreso dall’illuminismo e fatta propria al tempo della conversione filosofica. Meditando su di essa, egli giunse ad una forma di materialismo assoluto.