Estratto del documento

Di Silvia Dima, classe VA

Liceo scientifico “Don Delfo Gioacchini”, Orte (VT)

a.s. 2009/2010

Indice

  • Introduzione...........................................................pag.3
  • Petronio.................................................................pag.4
  • Tra vizi ed eleganza
  • Satyricon
  • Friedrich Nietzsche......................................................pag.6
  • Perché nasce la maschera
  • Quando nasce la maschera
  • Come nasce la maschera
  • L’arte
  • L’artista e l’oltreuomo
  • James Ensor...............................................................pag.10
  • Uomo tra le maschere
  • Entrata di Cristo a Bruxelles
  • Luigi Pirandello..........................................................pag.12
  • La poetica
  • Il fu Mattia Pascal
  • Benito Mussolini..........................................................pag.15
  • Il programma di San Sepolcro
  • La nascita della dittatura fascista
  • La costruzione del regime
  • La società italiana sotto il fascismo
  • La politica estera di Mussolini
  • L’economia e il mondo del lavoro
  • L’eclissi.................................................................pag.18
  • Eclissi di Luna
  • Eclissi di Sole
  • Periodicità delle eclissi
  • Conclusione..............................................................pag.21
  • Fonti.......................................................................pag.22 2

Introduzione

Ho impostato questo mio lavoro da un punto di vista cronologico, per rendere evidente come la tematica trattata coinvolga ogni epoca. Attraverso la trattazione di materie diverse, poi, emerge che sia oggetto da affrontare da diversi punti di vista.

Ho iniziato dalla cultura latina del periodo di Nerone e ho portato come esempio la figura di Petronio, allo stesso tempo puntuale funzionario dello stato e amante del lusso e della trasgressione;

Satyricon

inoltre, ho trovato interessante il rapporto tra Petronio e il protagonista del suo , Encolpio, il quale può essere considerato un suo alter ego, una sua maschera. Nietzsche e il

Passando al campo filosofico, Gianni Vattimo, nel saggio Il soggetto e la maschera - problema della liberazione, interpreta il principio apollineo come una maschera; l’ordine, la razionalità, gli schemi nascondono l’istintività, vera essenza del mondo. Un percorso simile porta alla valutazione del ruolo dell’arte e dell’artista, come colui che riesce a sottrarsi alla classificazione stereotipata della vita e che più si avvicina alla figura dell’oltreuomo.

L’artista che più corrisponde a questa descrizione è Ensor, che si estraniava dalla realtà circostante e si faceva interprete della natura illusoria che vedeva attorno a sé; non a caso le sue rappresentazioni ruotano intorno alla maschera e al travestimento.

Anche Pirandello sosteneva che l’uomo non può fare a meno di una maschera che gli doni un ruolo

quello che si è quello che si è,

o un’apparenza. È impossibile mostrarsi agli altri per perché, neanche noi stessi riusciamo a capirlo.

Come Nietzsche, Pirandello parla di una conoscenza illusoria del mondo che ci circonda e nella maggior parte delle sue opere i protagonisti non hanno un’identità ben definita, anzi sono loro stessi a rinunciarvi, ritenendo impossibile vivere se non fingendo.

Anche tanti uomini politici si sono serviti della “maschera” per raggiungere i loro obiettivi.

Emblematico è la figura di Mussolini che non può non rivelare le contraddizioni del suo carattere, l’effettiva debolezza mascherata da atteggiamenti apparentemente duri. Prigioniero di un rigido schematismo fondato sul mito dell’”uomo forte”, da lui stesso creato e alimentato dai suoi seguaci.

Questo percorso mi ha quindi portata alla convinzione che è impossibile sfuggire al mondo della finzione e delle maschere: sono proprio le maschere, di ogni tipo, a costruire l’apparire e l’essere del mondo e dell’intero universo.

Infatti, anche i corpi celesti a volte nascondono il loro volto, dando vita a fenomeni che da sempre hanno meravigliato e incuriosito l’uomo... le eclissi.

Petronio

Tra vizi ed eleganza

Prendendo un’impostazione di tipo cronologico, il primo personaggio che ho voluto analizzare è

Satyricon

l’autore del .

Petronio si inserisce tra gli autori anticlassici del periodo di Nerone, coloro che ruppero con la tradizionale forma espressiva (insieme a Seneca e Lucano). Tacito lo racconta come una persona estremamente ambigua, che, pur dimostrandosi console ligio al proprio dovere e carico di energie, di notte mutava completamente volto, facendosi amante della ricchezza e della lussuria, volto che gli procurò la fama di arbiter elegantiae presso la corte di Nerone. Per questo motivo è un autore

dandy

interessante dal punto di vista della maschera: di notte rivela la sua natura di , ma alla luce del giorno affronta con energia e con successo i suoi incarichi come perfetto funzionario dello stato.

“Infatti costui passava il giorno a dormire e di notte si dedicava ai propri impegni ed ai piaceri; e se altri erano stati elevati alla fama grazie alla propria laboriosità, costui vi era giunto grazie all'indolenza e non era considerato né un crapulone né un dissipatore, come accade per la maggior parte di coloro che dissipano la propria fortuna, ma un raffinato gaudente. E le sue parole ed i suoi gesti, quanto più erano liberi e mostravano per così dire indifferenza, tanto più favorevolmente erano accolti come espressione di semplicità. Tuttavia come proconsole in Bitinia e più tardi come console si mostrò pieno di energie ed all'altezza dei suoi incarichi. In seguito, ricaduto nei vizi, oppure atteggiatosi ad uomo vizioso, fu ammesso nella cerchia dei pochi intimi di Nerone, come arbitro nelle questioni di raffinatezza, al punto che l'imperatore riteneva che nulla fosse dolce o piacevole se non quello che era stato approvato da Petronio.“ Liber XVI,18

Ovviamente non si vuole relegare ad una semplice duplicità la complessità di questo personaggio, sicuramente unico e fuori dagli schemi, come evidenziato anche

Annales.

dalla sua morte, tutt’altro che stoica, anch’essa riportata da Tacito nei suoi

“Tuttavia non si precipitò a suicidarsi, ma, dopo essersi tagliato le vene, come decise, fasciatele le apriva di nuovo e parlava con gli amici non di argomenti seri o tali da cercarvi gloria di stoico. E li ascoltava mentre parlavano non dell'immortalità e delle decisioni dei saggi, ma di poesie non impegnate e versi divertenti. Ad alcuni servi consegnò delle somme di denaro, altri li fece frustare. Andò a pranzo, si abbandonò al sonno, perché quella morte - che pure era obbligata - risultasse simile ad una accidentale. Nemmeno nelle postille testamentarie - cosa abituale per la maggior parte di coloro che cadono in disgrazia - volle adulare Nerone, Tigellino o qualche altro potente, anzi descrisse, nascondendole sotto i nomi di amasi e prostitute, le malefatte dell'imperatore, le violenze da lui inventate e, dopo aver apposto il suo sigillo, consegnò le sue carte a Nerone. Poi spezzò l'anello, perché non servisse in futuro a creare pericoli.”.

Liber XVI,19 4

Satyricon

Un’altra caratteristica per la quale quest’ autore ha suscitato il mio interesse è la sua relazione con il

Satyricon

protagonista della sua opera, il , ovvero il fatto che Encolpio sia ora portavoce dell’autore, ora il suo alibi, ovvero la scusa e, se vogliamo, la maschera per esporre le sue idee senza mettersi troppo a rischio. Se si ha davanti un’autobiografia fittizia inevitabilmente si pone una questione: se il narratore assumerà i suoi tratti caratteristici o immedesimerà quelli dell’autore. Invece di utilizzare un

io

punto di vista fisso, “Petronio introduce un che non ricopre esattamente né l’autore stesso né il narratore immaginario (Encolpio)” (Auerbach). Così il protagonista incarna ora il suo personaggio, nella maggior parte degli episodi ai limiti del comico, ora l’autore. Un esempio dell’incarnazione dell’autore in Encolpio è la cena di Trimalcione, dove il protagonista guarda in disparte le sgraziate risate dei commensali facendosi beffa di tutti, estraniato da un contesto che ritiene volgare. Ed è

arbiter elegantiae

proprio in quest’ occasione che ritroviamo il volto di Petronio, lui che è , superiore agli altri, un po’ distaccato dagli altri, che spesso guarda con disdegno così come Encolpio i suoi compagni immersi nelle risate grossolane.

La trama

Il giovane Encolpio, colto, dotato di raffinato senso estetico e di ironico distacco, narra in prima persona le sue avventure durante i vagabondaggi nelle città dell'Italia meridionale, vivendo di espedienti, ruberie e pranzi scroccati. Suo compagno è l'adolescente Gitone, del quale è innamorato; ai due si affianca nella prima parte del racconto Ascilto, a sua volta attratto da Gitone e questo è fonte di gelosia e di liti. Questo terzetto, cinico e amorale, affronta con spirito di avventura ogni esperienza: barattano un mantello rubato con una tunica nella quale sono cuciti dei denari; accusati dalla corrotta sacerdotessa Quartilla di aver profanato un sacrificio a Priapo, sono sottoposti a innumerevoli torture erotiche. Partecipano quindi alla cena, offerta dal ricchissimo liberto Trimalcione, con altri nuovi arricchiti e parassiti: nel suo palazzo arredato in modo grottescamente sfarzoso, vengono servite innumerevoli portate, descritte minuziosamente. In questa ostentatamente lussuosa gozzoviglia domina la figura del padrone di casa, Trimalcione, ignorante e rozzo che si atteggia a persona istruita.

La scena culmina con la parodia dei funerali di Trimalcione, che per il chiasso fa accorrere i vigili di quartiere. Nella confusione generale, i tre compagni si allontanano e riparano in una locanda dove litigano. Lasciato solo, Encolpio trova un nuovo compagno nel poeta vagabondo Eumolpo, un personaggio, sudicio ma geniale, che recita una sua composizione sulla distruzione di Troia. Gitone si riunisce a loro, ma si rinnovano le liti furibonde e le scene di gelosia. I tre si imbarcano infine sulla nave di Lica e dell'amante Trifena, ma scoppia una furibonda rissa tra Encolpio e Gitone. La pace torna per merito di Eumolpo, che racconta la novella della Matrona di Efeso, una piccante parodia dei propositi di castità delle vedove. Una tempesta fa naufragare la nave: Lica muore, Trifena si salva su una barca e i tre avventurieri sono gettati su una spiaggia vicino a Crotone.

L'ultima parte del testo è la più lacunosa. In città pullulano i cacciatori di testamenti e i cittadini sembrano appartenere a due categorie, gli imbroglioni e gli imbrogliati. Per questo Eumolpo, dopo aver recitato un poemetto sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo, si finge ricco e ammalato per sfruttare l'avidità dei crotonesi. Encolpio è adescato dalla bella e ricca Circe, ma diviene impotente per l'ira del dio Priapo (non si sa perché) e guarisce soltanto per intervento di Mercurio, mentre Eumolpo, per sfuggire ai cacciatori di dote, tra cui la matrona Filomena, detta un testamento secondo il quale soltanto coloro che mangeranno il suo cadavere potranno ereditare i suoi beni. 5

Nietzsche

E la maschera

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l'immagine e l'allegoria perfino dell'odio.

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