Estratto del documento

Juventibus

“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” About Football. About Juventus.

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Since 1897

Indice

Storia pag. 6

Italiano pag. 16

Progettazione pag. 21

Inglese pag. 28

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About Football. About Juventus.

di Luca Scarinzi

Non sempre c’è una spiegazione razionale a tutto. Esistono piuttosto spinte, alchimie e combinazioni astrali.

Sono queste le forze che mi hanno spinto a cominciare questo progetto.

Ognuno di noi, in cuor suo, sa che dentro Juventibus si vive la squadra, le gesta e i momenti difficili, le situazioni e la sensibilità calcistica. Un intento non poi così pretenzioso come potrebbe apparire.

L’idea del nome di questo percorso (Juventibus, appunto) non è stata una scelta premeditata.

Mi sono ispirato all’espressione latina “De Gustibus”. Intende sottolineare come non sia altro che tempo perso discutere sui gusti delle persone. Come ricordava Pirandello: così è, se vi pare.

Perché Juventibus quindi? Perché mi piace scrivere e parlare di Juve senza mai cadere nel banale, nell’insulto, nella volgarità e nella mancanza di rispetto.

In poche parole perché ho semplicemente un mio modo di vivere il calcio.

Juventibus si potrebbe tradurre anche in inglese come “about Juventus”. Però tra queste pagine voi lettori non troverete tutto. Troverete solo ciò che non apparirà altrove. Troverete i pensieri di un tifoso e di un appassionato che da anni combatte a difesa di una fede.

Ci sono attimi che arginano il tempo, isole fuori dalle rotte della storia. Sono momenti bianchi come una luce accecante, aggrediti dal nero dell’assenza di logica, azzurri come il cielo infinito della speranza.

Oggi Torino è un universo parallelo: fatto di orgoglio, coraggio e decisione.

Non tutte le emozioni vivono incastrate in una cornice: le più profonde, spesso, fluttuano libere.

E sono proprio queste “emozioni” che ho intenzione di regalarvi. Per viverle insieme, ancora una volta.

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Introduzione

Ebbene sì, anche questa volta non sono riuscito a trattenermi. Troppo forte l’attrazione verso quei colori, verso quella maglia, verso quel popolo. I professori ci hanno sempre spronato a trattare un argomento diverso dal solito, originale e unico, che facesse davvero parte di noi. Ed eccomi qui. Nessun colpo di scena.

Ho semplicemente deciso di parlare di me stesso e della squadra che ormai da parecchi anni mi riempie di orgoglio: la Juventus. In questi mesi di lavoro, ho sempre cercato di raccogliere feedback sull’argomento scelto. Amici, parenti e professori. Alcuni, senza sbilanciarsi troppo, mi dissero che era una pazzia.

Altri invece mi appoggiarono. Ma la verità è che la mia mente viaggiava già verso un’unica direzione: il bianco e il nero.

Una scelta che rifarei altre cento volte. Sono fatto così, prendere o lasciare. Non avrei mai potuto trattare un argomento scontato come può essere l’infinito o la luna, non potrei mai scrivere ed elaborare pensieri che realmente non penso, non potrei mai essere diverso da quello che sono già.

Già, questa squadra che nel tempo seppe unire industriali e operai negli anni più caldi, che seppe unire Nord e Sud, che seppe regalare gioie quando in pochi avevano voglia di sorridere, che seppe unire milioni di persone sotto la stessa bandiera.

Dietro questa “Famiglia” ci sono milioni di storie, vite ed emozioni.

Tutte accomunate da un unico grande segreto, custodito di generazione in generazione, da oltre un secolo.

Oggi vorrei raccontare l’origine di questo segreto, ma nel farlo sarebbe impossibile separare realtà da fantasia, storia da leggenda. Probabilmente, leggendo le mie parole, stenterete a credere che tutto questo sia realmente accaduto. Però questa è una storia diversa da tutte le altre.

I luoghi diventati leggenda e di un’epoca che ha avuto un inizio ma che non avrà mai una fine.

Tutto cominciò nel 1897 all’ombra di un vecchio albero …

Sviluppo e discipline coinvolte

La tesi inizia con alcuni cenni storici sui primi anni del ’900, sulla famiglia Agnelli e la nascita della Fiat per poi proseguire con l’esposizione di un testo poetico legato allo sport, in particolare al mondo del calcio e della Juventus. Analizzerò come è stato costruito lo “stadio che cambia il calcio” e chi l’ha fortemente voluto.

Infine, in lingua inglese, vi racconterò di John Charles, il “Gigante Buono” originario delle Terre del Nord, il più forte giocatore British di Madama.

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“Nei momenti difficili, c’è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, e questo è il motivo per cui la Juventus ha vinto anche oggi”

Gianni Agnelli

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Gianni Agnelli, l’ultimo re d’Italia

Giovanni Agnelli detto Gianni, meglio conosciuto come “l’Avvocato”, per molti anni il vero e proprio emblema del capitalismo italiano, nasce a Torino il 12 marzo 1921. I genitori lo chiamano con il nome del suo mitico nonno, il fondatore della Fiat, quella “Fabbrica Italiana Automobili Torino” che lo stesso Gianni porterà ai suoi massimi fulgori dopo gli anni passati come apprendistato, in qualità di vicepresidente, all’ombra di Vittorio Valletta, altra grande figura manageriale che ha saputo guidare l’azienda torinese con intelligenza, eccellenza e maturità, dopo la scomparsa del fondatore avvenuta nel 1945.

Valletta aveva posto delle basi solidissime per la crescita della Fiat (favorendo l’immigrazione dal Mezzogiorno e conducendo con pugno di ferro le trattative con i sindacati).

Grazie al boom economico e al rapido sviluppo, poi, gli italiani poterono permettersi gli eccellenti prodotti sfornati dalla casa torinese, che vanno da celebri scooter come la Lambretta ad altrettanto indimenticate autovetture come la Seicento, facendo della Fiat un marchio diffusissimo in tutto il globo.

L’entrata di Gianni Agnelli nella stanza dei bottoni, quella che gli conferirà il potere assoluto, è datata 1966, quando gli viene conferito l’incarico di Presidente. Da quel momento in poi per molti, Agnelli è stato il vero monarca italiano, quello che nell’immaginario collettivo ha fatto le veci della famiglia reale.

Ma la conduzione di Gianni Agnelli non si rivelerà per nulla facile.

Anzi, l’Avvocato si troverà ad affrontare quello che forse è stato il momento più difficile in assoluto per il capitalismo italiano, quello contrassegnato dalla contestazione studentesca prima e delle lotte operaie poi. Sono gli anni in cui si susseguono i cosiddetti “autunni caldi”, un ribollire di scioperi e di picchetti che mettono in grave difficoltà la produzione industriale e la competitività della Fiat.

Agnelli, però, ha dalla sua parte un carattere forte e comprensivo, elementi che gli permettono una gestione lungimirante e ottimale delle contestazioni.

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In mezzo a tutte queste difficoltà riesce dunque a traghettare la Fiat verso porti dalle acque sicure.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e dal 1974 al 1976 è eletto a gran voce Presidente della Confindustria, in nome di una guida che gli industriali vogliono sicura e autorevole. Anche questa volta, il suo nome è visto come garanzia di equilibrio.

Ma la crisi economica, malgrado le buone intenzioni, non lascia scampo. Le forti leggi del mercato piegano le buone intenzioni e, alla fine degli anni ’70, la Fiat si trova nel bel mezzo di una terribile tempesta. In Italia imperversa una fortissima crisi, la produttività cala spaventosamente e i tagli all’occupazione sono alle porte.

La Fiat, sotto pressione, rinuncia ai licenziamenti e mette in cassa integrazione ventitremila dipendenti.

Per il sindacato e la sinistra italiana è una sconfitta storica. Per la Fiat è una svolta decisiva.

L’azienda torinese è pronta dunque a ripartire di slancio e su nuove basi. Agnelli, affiancato da Cesare Romiti, rilancia la Fiat in campo internazionale.

La scelta, al momento, risulta vincente e gli anni ’80 si rivelano fra i più riusciti di tutta la storia aziendale.

Agnelli si consolida sempre di più come il re virtuale d’Italia. Le sue abitudini, i suoi nobili tic, vengono assunti come modelli di stile, come garanzia di raffinatezza: a cominciare dal celebre orologio sopra il polsino, fino all’imitatissima erre moscia e alle scarpe scamosciate.

Intervistato dalle riviste di mezzo mondo, si può permettere giudizi taglienti, a volte solo affettuosamente ironici, su tutti, dai politici in carica, agli amati giocatori dell’altrettanto amata Juventus, la passione parallela di una vita (dopo la Fiat, si capisce); squadra di cui, curiosamente, ha l’abitudine di guardare prevalentemente un solo tempo, il primo. Perché spesso, risulta quello decisivo (Agnelli dixit).

Nel 1991 è nominato senatore a vita da Francesco Cossiga mentre, nel 1996 passa la mano a Cesare Romiti (rimasto in carica fino al 1999). È poi il turno di Paolo Fresco presidente e del ventiduenne John Elkann (nipote di Gianni) consigliere d’amministrazione, succeduto all’altro nipote, Giovannino (figlio di Umberto), scomparso prematuramente in modo drammatico per un tumore al cervello. Brillante e assai capace, doveva essere lui la futura guida dell’impero Fiat.

La sua morte ha sconvolto non poco non solo lo stesso Avvocato, ma tutti i piani di successione dell’immensa azienda familiare. In seguito, un altro grave lutto colpirà il già provato Avvocato, il suicidio del quarantaseienne figlio Edoardo, vittima di un dramma personale.

Il 24 gennaio 2003 Gianni Agnelli, dopo una lunga malattia si spegne. I funerali si svolgono nel Duomo di Torino in forma ufficiale. Seguiti con commozione da un’enorme folla, le cerimonie hanno incoronato definitivamente Gianni Agnelli come l’ultimo “Re d’Italia”.

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“I veri eroi sono quelli che ogni giorno si alzano dal letto e affrontano la vita anche se gli hanno rubato i sogni e il futuro.

Quelli che alzano la saracinesca di un bar o di un’officina, che vanno in un ufficio, in una fabbrica.

Che non lottano per la gloria o per la fama, ma per la sopravvivenza”

Fabio Volo, Esco a fare due passi, 2001

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L’industrializzazione in Italia

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Sintesi

Introduzione tesina sulla Juventus

La seguente tesina di maturità ha come obiettivo quello di descrivere la storia della Juventus, la squadra di calcio italiana di proprietà della famiglia Agnelli.

L’industrializzazione in Italia nei primi anni del 1900 con la nascita della Fiat, industria che rivoluzionò il concetto di “lavoro” in tutta Italia, rafforzando sempre più il proprio brand con il passare degli anni. La Fiat, nel dopoguerra, si è sostanzialmente riconvertita da fabbrica d'armi a fabbrica di automobili, facendo suo il concetto di “Fordismo” nel senso dell'efficienza delle produzioni e delle economie di scala ad esse legate.

Poi nella tesina descrivo anche la Fiat di Valletta, messo lì dalla saggezza del senatore Edoardo che riteneva il giovane Gianni ancora inadatto al ruolo di capo azienda. Valletta che insegnò il mestiere all'Avvocato Gianni, formandone il carattere e raffinandolo dal punto di vista manageriale.

La crescita della Fiat simbolo, anche con l'indotto, del boom economico italiano nel decennio tra il 55 e il 65, favorendo l'integrazione nord sud con l'offerta di lavoro e di emancipazione a migliaia di immigrati meridionali che arrivavano a Torino con la valigia legata con lo spago. Gli Agnelli riuscirono a integrare il nord con il sud.

In particolare, il Piemonte, dopo aver tolto il regno e il re al sud, e averlo invaso reprimendo nel sangue ogni ribellione più o meno legittimista, si riscattava e restituiva ciò che aveva preso con l'offrire lavoro e benessere a tanta mano d'opera che veniva dal sud, che veniva proprio da quelle terre invase e in un certo modo “violentate”, manu militari, poco meno di un secolo prima.

Collegamenti

Tesina sulla Juventus

  • Storia - La storia di Gianni Agnelli.
  • Italiano - Esposizione del testo poetico di Umberto Saba, Goal, diventato un marchio di fabbrica del culto del tifo calcistico italiano.
  • Progettazione: La costruzione del nuovo stadio: com’è stato costruito il nuovo impianto sportivo della Juventus? seguendo quale progetto? partendo da quale base? Definire com’è stato curato il progetto, da chi e perché è stato voluto fortemente dalla famiglia Agnelli. Storia di un progetto nato nei primi anni ’90.
  • Inglese - La storia di John Charles, il “gigante buono”.
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