Estratto del documento

Il tempo

Come i cambiamenti sociali,

la speculazione filosofica,

le scoperte scientifiche

e il progresso tecnologico

hanno influito sulla

concezione umana del Tempo

Colangelo Giorgio

V. B A.S. 2004/2005

Liceo Scientifico E. Fermi

Riflessione

La scienza e la religione

Albert Einstein: un inutile conflitto

Il mondo classico: l’uomo e la natura

  • La memoria
  • Il tempo come immagine dell’eternità
  • La natura e il tempo
  • Ipotesi dell’universo:

Anassimandro

Parmenide

Filolao

Eudosso

Aristotele

L’età ellenistica: l’uomo e l’indagine

  • Cambiamenti sociali
  • Un nuovo tempo
  • Scienza e tecnica
  • Gli schiavi
  • Ipotesi dell’universo:

Eratostene

Aristarco

Tolomeo

Eraclide

  • Chiusura in se stessi

L’età romana: l’uomo e l’attimo

  • La società
  • L’oratore
  • mens divina

La scienza per rivelare la

  • Un sapere unificato
  • Il ripiegamento interiore

Il ricordo

Seneca: la morte è nel passato

La poesia non perisce

Carpe diem

Orazio:

  • L’epicureismo: una scienza “atea”

Lucrezio

Empedocle

Leucippo

L’atomo

Democrito

  • Soggettività del tempo
  • La missione della scienza

Il Medioevo: l’uomo e Dio

  • Decadimento dell’impero:

I feudi

Declino tecnologico

  • Scientia ancilla teologiae
  • I dogmi e la scienza
  • Il tempo cristiano:

Staticità: una visione lineare

Dio e il tempo: l’eterno

S. Agostino: soggettività del tempo

Caducità dell’uomo

Il mondo terreno e quello eterno

Dante: il tempo di Dio

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Il Rinascimento: l’uomo e l’universo

  • Nuovi mercati:
  • Fusione dei saperi
  • Nuovi saperi
  • Un tempo meccanico
  • Al centro del mondo
  • Riscoperta dei classici
  • La scienza e la Chiesa
  • La rivoluzione scientifica:

Copernico

Tycho Brahe: altri modelli

Keplero: orbite imperfette

Bruno: infiniti mondi

Newton: il materialista

Galileo: lo sperimentatore

La geologia

  • Il tempo della scienza
  • Cambiamenti radicali
  • La sconfitta della Chiesa
  • La scienza sconfigge l’uomo:

Montagne

Pascal

La società industriale: l’uomo e la scienza

  • Il benessere
  • Esaltazione della scienza: il positivismo
  • Nuovi saperi
  • L’industria:

I lavoratori

Il tempo come merce

  • Marx
  • Nuovi valori: la velocità
  • Il futurismo
  • Invenzioni nuove: tempi diversi

Maxwell

Einstein

Freud

  • Bergson: la reazione alla scienza

Soggettività del tempo

Élan vital

L’

  • Una collana rotta: la Metafisica
  • Ungaretti: la parola per cogliere l’attimo

Sentimento del tempo

La memoria per l’eternità

Tempi moderni: l’uomo e la macchina

  • Nuovi mercati
  • Industrializzazione:

La fine della civiltà contadina

La televisione

La moda

L’omologazione

Il consumismo

  • Un nuovo tempo:

Il tempo della macchina

Il tempo libero

Il ricordo

L’attesa

  • Beckett: Waiting for Godot

La realtà ha senso?

Frustrazione

Dov’è Dio?

I mali di sempre

Riflessione

La scienza e l’uomo.

Galileo Galilei: il ruolo dello scienziato

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Scienze

Da Anassimandro a Newton: la storia delle

scienze attraverso i modelli dell’universo

Fisica e matematica

Da Newton a Maxwell:

il campo gravitazionale e quello elettrico

Latino

Lucrezio: De rerum Natura, un poema nuovo

Seneca: la riflessione morale sul tempo

Filosofia

S. Agostino e Bergson: il tempo soggettivo

Marx: il tempo dei lavoratori

Letteratura

Ungaretti: la parola per cogliere l’attimo

Storia dell’arte

Il Futurismo: il tempo della dinamicità

La metafisica: il tempo enigmatico

Storia

Il Boom economico:

dal tempo libero all’omologazione

Lingua inglese

Beckett: Waiting for Godot:

il tempo dell’uomo moderno

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Il sorgere del sole giorno per giorno, il periodico alternarsi delle stagioni, il sopravanzare degli anni e il passeggio tacito degli astri hanno fin dalla notte dei tempi fatto sì che l’uomo, così come gli animali e le piante, stabilisse uno stretto rapporto con gli eventi della natura.

Il sole, i pianeti, le stelle e il loro moto hanno stabilito i ritmi degli esseri e cadenzato la loro vita. Hanno fatto sì che tra tutti gli animali, i più intelligenti, spinti anche dall’istinto naturale, trovassero il modo migliore per sfruttare la luce e scrutare i cieli notturni.

E nel perenne movimento delle stelle sopra le loro teste trovassero gli dei benigni e dispensatori di vita, le divinità magiche e gli animi dei grandi.

Il loro scrutare la volta celeste diventerà un modo per conoscere il mondo che li ha generati così che l’uomo sarà in grado passo per passo di avvicinarsi ai misteri che da sempre lo hanno avvolto.

Lo studio degli astri è stato quello che più ha influito sulla percezione della condizione umana del mondo.

E in tale indagine fu inevitabile che la scienza entrasse in conflitto con la religione: è nel mistero dell’universo che si consumavano i perché e le certezze sulle divinità.

Il rapporto che la società stabiliva con il fluire del tempo se da un lato cambiava insieme al progresso tecnologico, dall’altro proprio grazie alla tecnica cambierà per la speculazione filosofica e le scoperte scientifiche.

Così, nella diversa percezione della società del tempo e sotto un cielo che da sempre ha affascinato prima come ora l’animo umano, si sono susseguite rivoluzioni culturali, artistiche e filosofiche.

Le pagine che seguono vogliono indagare proprio il sempre diverso atteggiamento dell’uomo davanti al tempo, alle sue complicazioni, ai suoi problemi, al suo perenne fluire.

Non resta, come mi è venuto spontaneo fare al termine di questo lavoro, riflettere su quanto le rivoluzioni scientifiche siano state al servizio dell’uomo e quanto l’uomo sia stato, ed è, al servizio di esse.

Perché nel correre sempre più rapido della tecnologia e nel nome del progresso, spesso dimentica di prendere tempo per se stessi e per le proprie cose. Colangelo Giorgio

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Attraverso la conoscenza si consegue un’emancipazione di vasta portata dai ceppi delle speranze e dei desideri personali, e con ciò si perviene a quell’atteggiamento di umiltà mentale verso la grandezza della ragione incarnata nell’esistenza e che, nei suoi più abissali recessi, è inaccessibile all’uomo.

Considero tale atteggiamento, tuttavia, religioso nel più alto senso del termine.

E così ho l’impressione che la scienza non solo purifichi l’impulso religioso dalle scorie del suo antroporfismo, ma contribuisca altresì a una spiritualizzazione religiosa della nostra comprensione della vita.

Più l’uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passi per la paura della morte o per una fede cieca, ma per gli sforzi compiuti nella direzione di una conoscenza razionale: la scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca.

Albert Einstein

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Poi Dio disse: -Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per gli anni e servano da luci nel firmamento per illuminare la terra-. (…)

E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

Genesi, 1,14-19

I miei giorni fuggono veloci più che la spola e spariscono: non c’è più speranza. Ricordati che un soffio è la mia vita.

Giobbe, 7,6-7

Il tempo è l’immagine mobile dell’eternità

Platone, citato da Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi

I popoli più antichi sono stati quelli che più di tutti hanno basato i propri ritmi su quelli della natura.

Vedevano ogni giorno, per tutta la propria vita, gli astri sorgere e tramontare, il sole scaldare benignamente i loro corpi. La Natura o il Dio creatore di tutte le cose era un’entità immutabile e trascendente.

Il tempo così, scandito da quegli stessi astri, era un eterno fluire a cui l’uomo non poteva che piegarsi per accettare la propria caducità sul mondo. Sono ancora piene di dolore e rassegnazione le parole di Giobbe, nell’Antico Testamento: «E i miei dì passarono più veloci di un corriere, fuggirono via, non videro la felicità». Il passato è vissuto nel rimpianto, il futuro nell’incertezza: «Non ti vantare del domani, perché non sai cosa ti porti» (Proverbi 27,1).

Mnemosyne

Nei greci, «memoria» appunto, Mnemosyne, madre di tutte le muse e divina ispiratrice dei poeti, testimonia quanto si fosse legati al tempo trascorso.

Tramite la memoria che riflette lo scorrere del tempo, riscattandolo dalla sua episodicità e frammentarietà per andare alla ricerca di un senso, l’uomo poteva evadere dal mondo accidentale per fornire un ordine consapevole in cui collocare le vicende umane.

Nella poesia di Esiodo l’impegno del poeta è quello di riandare, attraverso i vari momenti della storia, al passato da cui tutto deriva. L’intento di cogliere il divenire nel suo insieme e ricavare un insegnamento morale in grado di orientare il presente è lo stesso di quello che circa un secolo dopo guiderà i pensatori di Mileto, per i quali è parimenti importante il controllo dello spazio e quello del tempo per muoversi in modo attivo nell’esperienza quotidiana; non è un

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caso che proprio ad Anassimandro si faccia risalire l’elaborazione di una carta geografica del mondo. A lui si deve anche l’invenzione, o la derivazione dall’Oriente, dello gnomone, antenato della meridiana.

«Il corso delle ombre di questi orologi» scrive Ernst Junger ne Il libro dell’orologio a polvere «è indipendente dall’uomo e annuncia non solo i movimenti dovuti al destino ma orbite e rivoluzioni pensabili senza la presenza degli uomini».

E proprio dalla necessità di indagare gli astri che scandivano i tempi dell’uomo che nasce l’Astronomia.

La concezione della Terra

I primi greci ritenevano che la Terra fosse costituita da un disco circolare circondato dal grande Fiume Oceano, in perpetuo corso, e che sopra vi fosse la conca emisferica del cielo, la volta celeste, dove tutte le stelle erano sorrette. Nelle opere di Omero appare chiaramente questo modello cosmologico ed è probabile che fosse universalmente accettato fino al VI secolo a.C.

Il problema degli astri

Questo modello pone immediatamente il problema di cosa accade alle stelle, al Sole e agli altri pianeti quando spariscono all’orizzonte occidentale.

Anticamente i greci ritenevano che tutti i corpi celesti, dopo aver compiuto il loro percorso sulla semisfera celeste, si immergessero nei flutti dell’Oceano e girassero in qualche modo intorno all’orizzonte verso nord, riapparendo più tardi ad est al momento del loro sorgere.

La curvatura terrestre

Il fatto che a diverse latitudini le stelle visibili non sono le stesse portava Anassimandro a distruggere la concezione di una Terra piatta. Le sue osservazioni portavano a supporre una qualche curvatura terrestre, che lui identificò con la forma di un cilindro.

La sua ipotesi, oltre a spiegare la differenza di visibilità delle stelle tra la Grecia e l’Egitto, era anche adatta a conservare l’antico mito secondo cui il regno dei morti si trova molto lontano, verso occidente.

Parmenide

Secondo Teofrasto, fu Parmenide il primo a supporre la sfericità terrestre, con una tesi però che troverà una coerente giustificazione filosofica con Platone e dimostrata solo da Aristotele.

Filolao

Uno dei pitagorici, il greco Filolao, ipotizzò la rivoluzione della Terra, insieme a quella di tutti i pianeti, compreso il Sole, intorno a un fuoco centrale che non si poteva vedere: la «sede di Zeus», là dove risiede il principio dell’attività cosmica. Esso è nascosto ai nostri occhi dalla massa della Terra stessa, la quale è sempre rivolta dalla parte opposta.

Per compiere un giro attorno al fuoco centrale la Terra doveva impiegarci un giorno: ecco spiegato il

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motivo per cui si ha il succedersi del giorno e della notte, come pure la rivoluzione apparente diurna di tutti gli astri.

Per Filolao il Sole non era un corpo che emetteva luce da sé. Infatti il fuoco centrale avrebbe dovuto essere l’unico focolare di attività presente nell’universo. Il Sole era semplicemente un corpo vitreo e poroso che assorbiva la luce dal fuoco centrale e la rendeva visibile a noi.

Filolao fu il primo a pensare che la Terra si muovesse e non fosse al centro dell’universo, ma la sua ipotesi era più mistica che razionale, e ricevette scarsa attenzione.

Eudosso di Cnido

Fu la tesi di Eudosso di Cnido, invece, ripresa e migliorata da Aristotele circa un secolo dopo, a offrire una rappresentazione del mondo coerente al misticismo e alla concezione dell’uomo del proprio mondo.

Aristotele e la scienza che interpreta il reale

Aristotele usciva fuori dal modello matematico astratto di cui aveva parlato Eudosso aprendo la strada a una scienza che interpreti i fenomeni reali.

Eudosso, così come Platone, non aveva attribuito alle sfere celesti una realtà fisica, come un motore di tutto, cosa che fece Aristotele. «La sfera divina o primo mobile trasporta le stelle fisse e produce quel moto che si trasmette, per contatto, alle altre sfere e giunge fino al cielo della Luna che costituisce il limite inferiore del mondo celeste». (Paolo Rossi, La Nascita della scienza moderna in Europa).

È il contatto tra due corpi che trasmette il movimento: la forza, l’impulso del movimento, non ha però nulla a che fare, contrariamente a quanto affermerà Newton, con le caratteristiche del corpo o dallo spazio in cui si trova. Non possedendo nessuna teoria fisica sul perché i pianeti si muovono in orbite, i greci si diedero da fare a immaginare modelli nei quali i corpi celesti si dovevano necessariamente muovere secondo orbite circolari.

La quinta essenza

Era una quinta essenza a costituire i cieli, l’etere, che in greco vuol dire «risplendente». Dopo tutto i corpi celesti erano luminosi, mentre il mondo era buio, tranne quando rifletteva la luce.

Tali corpi erano sferici, quindi perfetti e con l’unico movimento che si addice a un corpo sferico, quello circolare, essi ruotavano attorno alla Terra.

La Terra rimaneva al centro di un universo finito. Nessun movimento si addiceva ad essa: gli alberi sarebbero stati sradicati e terribili tempeste si sarebbero abbattute sulla Terra se compisse qualche moto.

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Gli astri erano solidi, cristallini, puri, trasparenti, immuni quindi da ogni cambiamento, perfetti, divini.

Il tempo che questi astri scandivano non poteva che essere, come scrive Platone, maestro di Aristotele, «immagine dell’eternità».

La stessa «immagine di eternità» che è nelle parole di J. J. Winckelmann oltre venti secoli dopo a definire i capolavori artistici di questi anni. Vengono scolpite il Kouros di Milo e l’Hera di Samo nel totale equilibrio della forma che trasmette il messaggio dell’eterno, dove, così come nell’Apollo del Belvedere, «non c’è nulla che sia mortale o schiavo dei bisogni umani».

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Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo possa spendere

Teofrasto, citato da Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi

Panta rèi

Eraclito di Efeso

323 a.C. Muore Alessandro il Grande. L’impero che egli aveva costruito si divide in stati più piccoli ma mantiene strutture economico-sociali simili e forme analoghe di vita e di pensiero.

Prende avvio una civiltà universalistica, caratterizzata dalla ellenizzazione dei paesi conquistati e dalla simbiosi della cultura greca con quella orientale. La crisi della città-stato ellenistica è anche la fine dell’antica democrazia assembleare. Ormai, la nuova realtà politica è costituita da una serie di monarchie assolute e orientaleggianti.

Al cittadino dell’età classica subentra il suddito dell’età ellenistica.

Spezzato il centro del mondo antico e passato il dominio alla periferia, sorgono nuovi nuclei di vita sociale. Il ceto dei mercanti, degli impresari, affaristi e appaltatori è quello dei nuovi ricchi; l’aristocrazia terriera rimane la classe più forte.

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Sintesi
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Come i cambiamenti sociali, la speculazione filosofica, le scoperte scientifiche e il progresso tecnologico hanno influito sulla concezione umana del tempo

Scienze: Da Anassimandro a Newton: la storia delle scienze attraverso i modelli dell'universo

Fisica e matematica: Da Newton a Maxwell: il campo gravitazionale e quello elettrico

Latino: Lucrezio: De rerum Natura, un poema nuovo; Seneca: la riflessione morale sul tempo

Filosofia: S. Agostino e Bergson: il tempo soggettivo; Marx: il tempo dei lavoratori

Letteratura: Ungaretti: la parola per cogliere l'attimo

Storia dell'arte: Il Futurismo: il tempo della dinamicità; la metafisica: il tempo enigmatico

Storia: Il Boom Economico: dal tempo libero all'omologazione

Lingua inglese: Beckett: Waiting for Godot: il tempo dell'uomo moderno

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