Tesi di diploma
Zedda Manuela
Liceo Brotzu delle Scienze Sociali
5° B
Quartu S. Elena
Indice
- Introduzione pag. 3
- Parte prima Storia della guerra pag. 4
- Parte seconda Scienze Sociali pag. 6
- 2.1 Le teorie delle scienze sociali pag. 6
- 2.2 Carteggio Einstein – Freud pag.
- Parte terza Immanuel Kant pag.
- Parte quarta Gabriele D’Annunzio pag.
- Eugenio Montale pag.
- Parte quinta Articolo 11 Costituzione pag.
- Bibliografia pag.
Introduzione
Nella storia dell’Umanità l’eccezione non è la guerra, bensì la pace. Da sempre infatti l’uomo lotta, combatte e uccide i propri simili. Utilizza la guerra, solitamente per secondi fini, per nuove conquiste territoriali, economiche o per liberarsi da un nemico.
Ma cos’è la guerra? Perché gli uomini attuano comportamenti aggressivi nei confronti di altri uomini?
Il mio lavoro è quello di analizzare questo fenomeno.
Nella prima parte rielaboro il fenomeno guerra dal punto di vista dell’evoluzione storica.
Nella seconda parte, attraverso le Scienze Sociali, cerco di dare un’origine e una motivazione che spinge l’uomo ad aggredire.
Successivamente, dopo aver esposto il pensiero di Albert Einstein, Sigmund Freud e Immanuel Kant, riporto le diverse posizioni e i diversi pensieri davanti alla guerra di due importanti letterati italiani Gabriele D’Annunzio e Eugenio Montale.
Infine Articolo 11 della Costituzione Italiana.
Storia della guerra
La storia dell’umanità ci mostra che l’eccezione non è la guerra ma bensì la pace.
La prima guerra umana si perde nella notte dei tempi. Già nel periodo del neolitico si ritrovarono costruzioni destinate alla difesa dei villaggi, il che fa presupporre che già le comunità si aggredivano tra loro. Sembra siano esistiti popoli tradizionalmente pacifici, per lo più di agricoltori che ricavavano dalla terra i mezzi per la loro sussistenza (mentre i popoli nomadi erano più aggressivi, mirando a sottrarre ad altri risorse e ricchezze), ma si tratta di rare eccezioni.
Si passò ben presto dalla razzia alla vera e propria conquista del territorio e dei beni dell’avversario con relativa annessione. Ben presto la comunità si rese conto che il nuovo possesso accresceva la sua potenza e la guerra entrò a far parte del suo patrimonio e delle sue abitudini, addirittura essa cominciò a modificare la sua struttura sociale.
Nacque un ordine speciale quello dei guerrieri. Questo ordine si ritrova ad essere sempre più potente e rispettato, in tutte le grandi civiltà: è generalmente una casta in cui si può accedere per diritto di sangue o per grandi meriti, esso gode di ampi diritti e privilegi, e dello speciale riconoscimento della classe politica che regge lo Stato.
L’ordine dei guerrieri ha le sue leggi, che si differenziano da quelle cui sono soggetti i normali cittadini. Ha i suoi giudici e i suoi tribunali ed è direttamente collegato al capo della comunità, scavalcando gli altri organi dell’ordinamento pubblico. Così è l’ordine dei guerrieri che stabilisce la strategia della guerra e se la guerra si debba o non si debba fare.
Fino al XVII secolo la guerra era lenta, gli eserciti erano dotati di equipaggiamenti pesanti che ne rallentavano le manovre, il loro mantenimento era costoso e, benché possedere un esercito fosse simbolo di prestigio e di potere, non tutti i principi e i signorotti potevano permettersene uno.
Anche la presenza della cavalleria, che aveva segnato una svolta nella strategia bellica, non rendeva più agili e più rapidi i movimenti guerreschi.
Anche la scoperta dell’arma da fuoco verso la metà del XIV secolo non determinò mutamenti immediati “nell’arte della guerra”: le armi da fuoco che uccidevano a distanza furono all’inizio rifiutate con disprezzo perché indegne del codice cavalleresco.
La vera trasformazione della guerra si verificò a partire dalla Rivoluzione Francese, che determinò la “democratizzazione” della guerra e il suo sviluppo tecnico.
La tecnica migliora l’archibugio, trasformandolo in un fucile e successivamente in una mitragliatrice. Armi semplici facili da maneggiare, che non obbligano ad un complicato addestramento e che sono quindi a disposizione anche dell’uomo semplice.
Il concetto di democratizzazione, nato dalla Rivoluzione Francese e ribadito da quella americana, fa leva sulla partecipazione popolare al servizio militare e origina lo scontro di milioni di uomini.
Si arriva così alle guerre del XX secolo. Nel nostro secolo il fenomeno della guerra ha avuto un’evoluzione straordinaria. Si è realizzato per tutti i “guerrieri”: uccidere a distanza, distruggendo il massimo degli individui con il minimo sforzo. Mai l’umanità ha conosciuto una tale sproporzione tra il numero di individui da uccidere, in possesso di un alto livello di specializzazione tecnica e scientifica e, l’altra, il numero delle vittime anonime non più facenti parte della casta dei guerrieri, ma appartenenti alla popolazione civile.
Un altro eccezionale evento della guerra del XX secolo è il fatto che essa possa essere tranquillamente osservata a distanza da chi non è coinvolto in essa. Una volta, la guerra conosceva soltanto testimoni sbigottiti che correvano gli stessi rischi dei combattenti.
Oggi esiste una terza categoria di persone: coloro che assistono alla guerra davanti alla televisione senza temere per la propria incolumità. Queste persone non coinvolte fisicamente nella guerra, sono moralmente implicate nel fenomeno guerra: vedono la guerra, parlano di guerra, giocano alla guerra, appartengono a Stati che producono per la guerra o che la finanziano, e tranne una minoranza stravagante, esse accettano la guerra.
Scienze Sociali
Che cos’è la guerra? Sono state date numerose definizioni, ma una delle più chiare e complete è quella che afferma che la guerra è una lotta armata e sanguinosa tra gruppi organizzati. Questa definizione racchiude in sé 3 elementi essenziali che caratterizzano la guerra: – il carattere di lotta sanguinosa; - l’organizzazione collettiva in funzione di questa lotta il che rende la lotta stessa consapevole e sociale, - l’uso delle armi.
Questa definizione rivela come la guerra è un fenomeno tipicamente e unicamente umano, in quanto solo l’uomo ha la capacità di costruire armi e di usarle contro i propri simili. La guerra è un’organizzazione collettiva e organizzata a cui partecipano indifferentemente persone prive di rancore e altre persone piene di aggressività.
Si possono individuare 3 tipi di guerra distinti tra loro anche se questa classificazione risulta complessa e non la si può estendere a ogni guerra in quanto è difficile isolare un singolo aspetto di questo evento.
- La guerra “classica” nella quale gli eserciti si danno battaglia per conto delle proprie nazioni.
- La guerriglia, costituita da azioni frammentarie e improvvise, da sabotaggi e dal rifugio dei guerriglieri in luoghi inaccessibili. La guerriglia è l’estrema risorsa per opporsi ad un invasore o ad un potere centrale a cui non si è in grado di affrontare apertamente.
- La guerra termonucleare. Si tratta di un fenomeno nuovo nella storia dell’umanità. Nessuno sa quale potrebbe esserne lo svolgimento e la dimensione si può soltanto ipotizzare sulle sue conseguenze.
Al di là di ogni definizione o classificazione, la questione fondamentale che ci interessa è la ragione della guerra.
Le varie discipline delle scienze sociali hanno cercato di trovare un’origine e una motivazione che spinge l’uomo ad attuare comportamenti aggressivi nei confronti dei suoi simili. Prima di tutto si è cercata una definizione al termine aggressività anche se questo risulta molto difficile.
Per l’etologo Hilde “L’aggressività è il comportamento di un individuo diretto a provocare danno a un altro individuo al di là dell’intenzionalità di questo comportamento.”
Per quanto riguarda le guerre l’aggressività che viene compiuta è ritenuta sicuramente intenzionale.
Ecco le teorie elaborate dalle varie discipline.
Teorie istintiviste
Sono state elaborate in psicoanalisi e in etologia.
Esse ritengono che l’aggressività sia una tendenza innata con basi biologiche ed è quindi connaturata nell’individuo, all’interno del quale c’è una forza che lo spinge ad agire e ad aggredire.
Gli istintivisti sostengono che se l’individuo compie atti aggressivi può scaricare questa energia, se invece non li compie questa energia si accumula portando così ad aggredire per un nonnulla o senza alcun motivo. Queste teorie forniscono a loro parere importanti prove per poter ritenere che l’aggressività sia di origine istintiva, nel cervello sono presenti dei centri nervosi in cui si accumula l’energia, la larga diffusione in tutte le culture e nelle antiche civiltà.
Una delle più importanti teorie istintiviste è quella formulata da Sigmund Freud con la psicoanalisi.
Freud ritiene che esistano due forze psichiche fondamentali. Eros o pulsione di vita che racchiude la sessualità e l’autoconservazione e Thanatos o pulsione di morte che porta all’annientamento e alla distruzione. L’aggressività è così l’espressione diretta dell’istinto di morte che è in noi. Eros e Thanatos rispecchiano le tendenze biologiche che l’individuo ha in sé. L’uomo è attratto sia dal desiderio di vivere sia dal desiderio di annientamento. Per Freud l’istinto di morte è autodistruttivo e quindi porta alla distruzione di se stessi, ma per salvarsi si deve rivolgere questa forza verso gli altri.
Un’altra teoria istintivista, specifica per quanto riguarda le guerre è quella formulata da Fornari psicoterapeuta italiano. Fornari ritiene che l’istinto di morte (ripreso dalla teoria freudiana) deve essere scaricato all’esterno e tradotto in aggressività contro qualcosa di diverso da sé. Le guerre hanno così funzione terapeutica, sono istituzioni sociali finalizzate a curare l’angoscia che c’è dentro ciascun uomo. La guerra rassicura in quanto sostituisce all’istinto nemico interno autodistruttivo un nemico invece esterno che può essere invece controllato e battuto. Con l’avvento dell’era atomica e le armi di sterminio, la funzione terapeutica è terminata, la guerra atomica porta alla distruzione totale senza vincitori né vinti. Questa teoria è stata ampiamente contestata ma ha dato spunto per nuove teorie per comprendere meglio pensieri e comportamenti degli individui durante le guerre.
Infine un’altra teoria istintivista è quella sviluppata da Erich Fromm. Egli trae questa sua concezione da studi psicoanalitici e sociologici. Fromm sostiene che l’aggressività ha origini istintive ma la cultura, il dominio dei mass media, il consumismo creano delle condizioni di vita disumane e alienanti distorcendo la natura umana. I fattori sociali e culturali influiscono sull’aggressività molto più dei fattori biologici e innati.
Teoria dell’apprendimento
Questa teoria è stata elaborata da studiosi comportamentisti. Secondo questi studiosi l’aggressività si apprende e si acquisisce come qualsiasi altro comportamento, elaborazione di questa teoria si è avuta grazie a esperimenti eseguiti su bambini, i quali ripetevano comportamenti aggressivi dopo averli visti
Teoria della psicologia sociale
Secondo questa disciplina l’aggressività si verifica perché nella vita sociale si presentano dei casi in cui gli individui sono portati a pensare che aggredire sia la cosa più giusta da fare. In questi studi viene preso in considerazione un singolo individuo e la situazione che deve affrontare. Il fenomeno della guerra non rientrerebbe in questa teoria.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Introduzione
Nella storia dell’Umanità l’eccezione non è la guerra, bensì la pace. Da sempre infatti l’uomo lotta, combatte e uccide i propri simili. Utilizza la guerra, solitamente per secondi fini, per nuove conquiste territoriali, economiche o per liberarsi da un nemico.
Ma cos’è la guerra? Perché gli uomini attuano comportamenti aggressivi nei confronti di altri uomini?
Il mio lavoro è quello di analizzare questo fenomeno.
Nella prima parte rielaboro il fenomeno guerra dal punto di vista dell’evoluzione storica.
Nella seconda parte, attraverso le Scienze Sociali, cerco di dare un’origine e una motivazione che spinge l’uomo ad aggredire.
Successivamente, dopo aver esposto il pensiero di Albert Einstein, Sigmund Freud e Immanuel Kant, riporto le diverse posizioni e i diversi pensieri davanti alla guerra di due importanti letterati italiani Gabriele D’Annunzio e Eugenio Montale.
Infine, articolo 11 della Costituzione Italiana.