Indice
Introduzione ………2
Persona e filantropia in filosofia ………3
Io, persona tra le altre persone – Il personalismo di Mounier
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Tra amore e simpatia – Max Scheler ………4
- Die Terminologie Schelers: der Schlüssel um seine Philosophie
- zu verstehen ………5 ………
Esempi di filantropia nella letteratura … 6
- “De Beneficiis”: una guida per filantropi ………6
- Rosso Malpelo e Ranocchio: carità cristiana nelle cave dell’Ottocento ………7
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… e nella storia 8
- Philanthropy: a Victorian common practice ………8
- Raoul Follereau: le vagabond de la charité ………9
- Giorgio Perlasca: un «magnifico impostore» ………10
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Bibliografia e sitografia 1
Introduzione
Questo lavoro è volto ad analizzare la filantropia, quella tendenza a interessarsi attivamente del bene degli uomini.
La scelta di questo argomento è stata dettata dalla constatazione degli innumerevoli aspetti che questo termine, apparentemente semplice e quasi ovvio, racchiude in sé, oltre che philanthrōpía dall’interesse puramente personale.
Se per gli antichi greci la philanthrōpía designava «l’ideale proprio della filosofia stoica dell’amore per tutti gli uomini, in quanto esseri simili, prodotti di una stessa natura e portatori di uno stesso destino», nel corso della storia occidentale la concezione di essa è mutata nel tempo, talvolta evolvendosi, talvolta acquistando un significato negativo (basti pensare alla filosofia di Nietzsche).
Il significato originale greco tuttavia risulta necessario come presupposto da cui questa tendenza deve partire, cosa che non sempre è rimasta tale.
Si prendono quindi in esame le concezioni e le manifestazioni della filantropia nella storia occidentale.
Tale analisi si suddivide in tre categorie:
- Filosofia [la filantropia legata al concetto di persona]
- Letteratura [l’idea di filantropia e la sua presenza in un’opera letteraria]
- Storia [la sua realizzazione nella società e l’esempio di grandi uomini]
Questa tesina si propone di offrire spunti per una riflessione sulla società attuale e sui rapporti che intercorrono tra le persone, riflessione per cui nel presente non abbiamo più tempo: le problematiche attuali come il razzismo, il rifiuto della diversità, forse la guerra stessa, hanno come causa, tra altre, l’inconsapevolezza del valore della persona e dell’importanza di rapporti interpersonali naturali e originari.
Può essere la filantropia una soluzione a tutto questo? La domanda resta aperta, la risposta è attesa da ognuno di noi. 2
Orme uguali ma diverse, sullo stesso muro. Uomini uguali ma unici, sulla stessa terra.
Persona e filantropia in filosofia
Io, persona tra altre persone
Rifare il Rinascimento,
Nell’articolo di fondo del primo numero di «Esprit» Emmanuel Mounier (Grenoble, 1905 – Parigi, 1950) scrive: «Il Personalismo è uno sforzo integrale per comprendere e superare la crisi dell’uomo del secolo XX nella sua totalità», proponendo come soluzione una filosofia che pone al persona. centro dell’attività teoretica e dell’azione pratica la
La persona di cui parla Mounier non deve essere confusa con l’individuo, parte separata dalla massa e allo stesso tempo uniforme alle altre, né può essere concepito come momento di una totalità socio-economica, pensiero sintomatico del totalitarismo marxistico: il singolo diventa con il Personalismo da un lato assolutamente unico e specifico, dall’altro costituzionalmente aperto agli altri.
Al mondo si offre così un nuovo modo di guardare l’uomo: esso è persona, «presenza dello spirito a se stesso che si chiama attenzione e riflessione, presenza dello spirito al mondo che è dialogo e poesia, presenza dello spirito agli altri che è amicizia e amore».
Le parole di Lacroix presentano quelli che Mounier definisce i tre esercizi essenziali che permettono la formazione della persona: meditazione, impegno, rinuncia a se stessi.
Il primo esercizio è necessario per la ricerca di una vocazione; il secondo per aderire a un’opera la quale è il riconoscimento della propria incarnazione; infine l’ultimo è volto al dono di sé e Vocazione, incarnazione alla vita in altri. e comunione costituiscono dunque le tre dimensioni della persona e le tappe imprescindibili di un processo attraverso cui quest’ultima giunge alla propria realizzazione.
La terza dimensione della persona determina che essa è per sua natura comunitaria, volta al mondo e alle altre persone.
«Essa non esiste se non in quanto diretta verso gli altri, non si conosce che attraverso gli altri, si ritrova soltanto negli altri», scrive Mounier.
Da questo punto di vista, l’incontrovertibile cogito esistenziale è l’atto di amore: «Amo, dunque l’essere è, e la vita merita di essere vissuta».
Di conseguenza «essere significa amare».
Tra amore e simpatia
Nel corso del Novecento si sviluppano, oltre a quello di Mounier, altre forme di personalismo.
Uno dei più particolari e innovativi fu elaborato dal filosofo tedesco Max Scheler (Monaco, 1874 – Francoforte, 1928).
Fortemente influenzato da Husserl, la sua filosofia personalistica si basa complessivamente sull’estensione dell’applicazione della fenomenologia trascendentale negli ambiti della vita emotiva e dell’etica, esposta in una delle sue opere più famose, Il formalismo dell’etica e l’etica materiale dei valori (1913), che apparve per la prima volta nello «Jahrbuch» dello stesso Husserl.
Anche Scheler descrive la sua concezione di persona contrapponendola a quella di altre ideologie: il filosofo riconosce a Kant il torto di pensare alla persona unicamente come «ragione», separata dalla concretezza dell’individualità e delle esperienze di vita.
Ciò che rimane è una pura universalità astratta, che nulla ha a che fare con la persona.
Essa non è neppure l’«anima» della metafisica tradizionale d’impronta scolastica, la quale va a costituire l’individualità «materializzandosi» per mezzo di una «corporeità», poiché il suo senso d’essere ci è dato nell’unità psicofisica indissolubile in cui essa avverte e coglie se stessa. 4