Tesina sulla criminalità organizzata

Tesina di maturità con analisi del fenomeno di cui sopra sia dal punto di vista storico, che dal punto di vista giuridico.

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E io lo dico a Skuola.net

INDICE
-Introduzione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 2
-Cause del fenomeno. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3
-Contesto storico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 4
-In America. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 8
-Attività svolte. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 11
-Criminalità organizzata in Italia
• Sicilia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 12
• Campania. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 14
• Calabria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 16
• Puglia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 17
• Lazio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 17
-Le stragi di mafia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 20
-Rapporti con la politica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 23
-Provvedimenti, istituzioni, leggi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 24
-Criminalità organizzata nel mondo. . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 27

INTRODUZIONE
Nell’era della globalizzazione la criminalità organizzata ha ben capito i meccanismi della società, configurandosi essa stessa come tale.
Più precisamente quando si parla di criminalità organizzata, si parla di qualsiasi associazione di persone che, per raggiungere i propri fini illeciti, si avvale del metodo mafioso, ossia del ricorso alla violenza e all’intimidazione, creando nella popolazione una situazione di assoggettamento ed omertà generalizzata.
In campo sociologico le organizzazioni criminali sono soltanto delle subculture che si sono formate nella società e si sono irradiate intorno ad una serie di regole, condivise da un folto gruppo di individui.
Giuridicamente parlando tutte le varie organizzazioni criminali che sono nate nel corso del tempo sono accomunate dal fatto di “avvalersi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva”, secondo l’art. 416 bis del codice penale, che delinea la fattispecie criminosa, punendo la condotta di coloro che partecipano, dirigono ed organizzano un’associazione di tipo mafioso.
Il problema della criminalità organizzata è, purtroppo, un problema molto attuale, nonostante molto spesso si finga che questo dissidio non sussista più ai giorni d’oggi. La società odierna, come quella passata, si trova a vivere in una situazione di precarietà, in bilico tra un “potere”, che fa dell’illegalità il suo maggiore strumento, ed un altro, che dovrebbe invece governarla, ma che lo fa senza un sostegno concreto.


LE CAUSE DEL FENOMENO
La maggior parte degli storici e degli studiosi della materia identificano il motivo fondamentale della nascita di organizzazioni criminali nel sottosviluppo. La mafia, termine preso come accezione generale per parlare di tutti i clan che si riuniscono per compiere azioni illegali, sarebbe dunque una conseguenza della povertà: questa teoria però si è rivelata erronea, poiché queste “bande” dimostrano un grande spirito di adattamento a diverse condizioni sociali ed economiche.
Altri credono che il comportamento criminale sia tipico di una parte degli immigrati, che non si sentono pienamente integrati, o per lo meno accettati, dalla società e dal paese che li ospita e non riescono quindi a realizzarsi, ne’ socialmente ne’ economicamente. Il loro crimine organizzato quindi sarebbe un ottimo strumento per fare una rapida carriera ed accumulare denaro, caratteristica riconducibile alla prima generazione di immigrati (in particolare italiani, irlandesi e ispanici).
D’altra parte le cause reali di questo fenomeno sono molto più complesse. Innanzitutto la criminalità organizzata nasce e cresce in uno stato che ha registrato grandi difficoltà nel processo di unificazione nazionale e ha quindi un governo centrale incapace di reprimere i poteri locali, che usano spesso la violenza a uso privato. La maggior parte della responsabilità storica nella nascita di questi gruppi criminali è da ricondurre dunque proprio allo Stato stesso.
Inoltre anche la guerra ha favorito la loro formazione, poiché in periodi di belligeranza si sviluppa quello che viene definito “mercato nero”, ovvero quando tutti i beni, diventanti ormai rari a causa della condizione di debolezza, vengono radunati e venduti dai criminali a prezzi spaventosamente alti. Per di più quando crolla il vecchio governo i criminali in guerra assumono spesso ruoli politici (come per esempio nello sbarco in Sicilia nel secondo dopo guerra, o come le organizzazioni chiamate “yakuza” in Giappone).


IL PERCORSO STORICO
James Finckenauer, docente alla Rutgers School of Criminal Justice, disse che il primo vero “padrino” di un’organizzazione criminale fu il popolare Clodio, che operò nella Roma antica. Il suo principale rivale era Milone, esponente della fazione degli optimates, ex gladiatore, che aveva come guardaspalle un gruppo di schiavi armati. Clodio, politico romano, che fece approvare alcune importanti leggi (dette clodie), dopo essere riuscito a mandare in esilio Cicerone, approfittò dell’assenza di Cesare per spadroneggiare su Roma con le sue bande armate. Milone, tribuno della plebe, reagì alle violenze del primo costituendo anch’esso delle bande di gladiatori, altrettanto armati. Essi infine si incontrarono a Bovillae, sulla via Appia, dove Clodio rimase ucciso. Di questo parlò proprio Cicerone, forse il maggior esponente dell’oratoria del mondo latino, in una sua orazione giudiziaria, intitolata Pro Milone. Questa è un’orazione in difesa di Milone per il processo de vi (locuzione legale latina, che vuol dire accusato di violenza, di atti violenti) , del 52 a.C., per la morte di Clodio, che Cicerone non poté tenere a causa delle circostanze avverse. Qui Cicerone sostiene magistralmente la tesi della legittima difesa, dimostrando inoltre l’assenza di premeditazione da parte di Milone, confermata dalla mancanza di un movente plausibile. Afferma inoltre che Clodio ha trovato la giusta punizione dei suoi innumerevoli delitti e che la sua morte è stata provvidenziale per Roma. Nonostante le sue importante tesi però l’oratore, dopo essere salito sui rostra (tribune del Foro Romano), non riuscì a pronunciare la sua difesa, poiché era intimorito dalla moltitudine delle persone che lo stavano ascoltando. Proprio per questo Milone fu condannato e costretto a ritirarsi in esilio a Marsiglia. In un secondo momento Cicerone riscrisse e pubblicò l’orazione dedicata a Milone, che gli conferì una sempre maggiore importanza.

(Publio Clodio Pulcro) (Cicerone)


Tuttavia la maggior parte degli studiosi sono concordi nell’identificare negli anni dell’Unità d’Italia l’inizio della percezione, anche a livello istituzionale, di questi nuovi fenomeni criminali, tant’è che proprio in questo periodo comincia a crearsi quell’intreccio tra mafia e politica (ovvero quando i piemontesi erano incapaci di governare). Dunque il fatto che non ci fosse una classe dirigente davvero valida alimentò il malcontento del popolo e, inoltre, essa non riuscì ad interagire con la struttura meridionale italiana e si arrivò dunque alla formazione dei “fasci dei lavoratori”, organizzazioni operaie che diedero vita a numerose lotte.

Con la successiva distruzione di queste organizzazioni i grandi latifondisti si ritrovarono di nuovo senza un sostegno concreto e si rivolsero dunque ai “campieri”, che controllavano i campi e riscuotevano per conto del padrone. In questo modo la mafia divenne uno dei mezzi più efficaci per mantenere l’ordine e l’equilibrio sociale.

Nel primo dopo guerra la Sicilia era praticamente governata dalla mafia, che però sotto il regime fascista fu sottoposta a numerosissime misure repressive: il prefetto Cesare Mori fece emigrare i mafiosi in America, dove regnava il Proibizionismo.

(Prefetto Cesare Mori)
La situazione però mutò durante il secondo dopo guerra, ovvero con lo sbarco alleato in Sicilia, che avvenne non prima di aver stipulato rapporti solidi tra mafia americana e mafia siciliana. Infatti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in Italia ci fu un’ulteriore spaccatura tra Nord e Sud. In Sicilia si riaccese la volontà di indipendenza e ciò si intrecciò in un complesso gioco di interessi economici e politici. Questo portò a fenomeni di banditismo e, appunto, di mafia. In tal modo il super boss mafioso Lucky Luciano si insediò in Italia, dove cominciò ad avviare la sua complessa rete di interessi economici e sociali.


A questo punto la criminalità organizzata acquisisce un potere rapportato sul piano nazionale e internazionale.
In questo periodo la mafia fa un “salto di qualità” davvero notevole, iniziando anche a intraprendere quelle “attività” che la faranno crescere spropositatamente. Queste ad esempio sono: il traffico di droga, il racket del commercio, il mercato in generale, il campo dell’industria e il campo edile.
Negli anni ’60 si verificò invece la comparsa di mafie più spietate, mentre negli anni ’80 esse incrementarono ancora di più il loro potere. In particolare nel 1989, con il crollo del regime comunista in Unione Sovietica, ci fu una crescita senza precedenti delle organizzazioni criminali nel blocco orientale durante la guerra fredda. In Russia esistevano però già due strutture criminali: la mafia sovietica e i “ladri della legge”.

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